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Il Piacenza si prende un punto a Rovigo (www.sportpiacenza.it)

Non è stata una partita memorabile tra Piacenza e Delta Porto Tolle. Il risultato, uno 0-0 ci può stare, è la conseguenza di quanto si è visto in campo. Dal punto di vista dei biancorossi, poco male la classifica: l’Este crolla in casa dell’Imolese e adesso il Piacenza è a -1 dalla vetta in coabitazione con il Fiorenzuola. Ma gli aspetti positivi non si fermano solo qua, perché giocare sul campo della principale antagonista e concedere un solo tiro in porta non è cosa di poco conto. Forse, bisogna dirlo, ai ragazzi di Monaco è mancato un pizzico di coraggio in più per centrare il bersaglio grosso, ma se il palo pieno di Marrazzo nel finale fosse finito nel sacco adesso si potrebbe scrivere di una prova di forza del Piacenza. Tra le conferme, oltre alla maturità raggiunta dall’undici di Monaco, va sicuramente inserita anche la certezza che tra le contendenti alla promozione ci sarà sicuramente anche il Delta Porto Tolle. Due belle orchestre, quindi, alle quali oggi sono mancati gli acuti dei rispettivi tenori. Continue reading Il Piacenza si prende un punto a Rovigo (www.sportpiacenza.it)

Perez.

(Ita 2014)

Una delle lamentele ricorrenti riguardo al cinema italiano è che manca il prodotto medio: vuoto che questo apprezzabile noir napoletano va in qualche modo a riempire, anche se è facile credere che una rondine non faccia primavera. Presentato alla Mostra di Venezia fuori concorso, si tratta della rielaborazione non banale di temi conosciuti (la pervasività mafiosa, l’uomo che è caduto e cerca di risorgere, la donna in pericolo) che prende corpo in una Napoli diversa di solito, rappresentata grazie alla bella intuizione di utilizzare i piani verticali e futuristici del Centro Direzionale di Kenzo Tange riprendendoli di preferenza di notte o alle prime luci dell’alba.
Il Perez del titolo è un’avvocato d’ufficio specializzato nei casi che gli altri non accettano: un’esistenza professionale in caduta libera che va in parallelo alla vicenda personale saltata per aria dopo il fallimento matrimoniale. L’unico suo tesoro è la figlia Tea, che però ha l’infelice idea di innamorarsi di un camorrista. Per recuperarala, il protagonista trova la forza di reagire anche a costo di allearsi con un boss che è sotto il tiro degli inquirenti: l’aiuto di quest’ultimo non è, ovviamente, gratuito, dovendo l’avvocato abbassarsi ad andare a recuperare dei diamanti dallo stomaco di una bufala.
Ne scaturisce un film cupo e malmostoso, in cui la luce è poca anche nelle scene in pieno giorno, visto che piove spesso, e il cui scioglimento non appaga con un classico lieto fine Continue reading Perez.

Peggy Sue: “Choir of echoes”

(Wichita 2014)

Va bene che i posti di villeggiatura di massa mettono sempre un po’ di tristezza (specie se fuori stagione, specie se si affacciano su un mare freddo), ma colpisce che più o meno tutti i rivoli musicali che escono da Brighton siano improntati a una sottile inquietudine in cui sono rari i raggi di sole.
Non fa eccezione il terzo album dei/delle Peggy Sue (voci e chitarre di katy Young e Rosa Slade, batteria di Olly Joyce) che mostra il sorriso solo nella ballata pop sporcata di elettrica intitolata – con un certo gusto – ‘Longest days of the year blues’, rallegrata addirittura da coretti doo-wop. Per il resto, invece, sin dalla copertina in bianco e nero l’atmosfera resta autunnale in un disco in cui il gruppo seppellisce le proprie radici folk (che tornano protagoniste solo nella breve ‘How heavy the quiet… eccetera’ con le voci che si intrecciano sugli arpeggi di chitarra) in favore di uno spettro sonoro che si indirizza più deciso verso il rock sporcato in quantità variabile da new-wave e/o tocchi di derivazione dark.
Dopo l’iniziale ‘(Come back around)’ con i suoi neppure due minuti di vocalizzi a cappella, si snodano così dodici brani che, con le eccezioni sopra indicate, si vanno a situate fra due estremi che possono essere indicati nei 10.000 Maniacs (la conclusiva ‘The errors of your ways’ potrebbe uscire dal repertorio del gruppo di Nathalie Merchant) e una Siouxsie aggiornata al nuovo millennio, esemplificata in una ‘Figure of eight’ che incalza con il suo cupo procedere su chitarra ritmica e toms prima di aprirsi in un ritornello quasi pop. Continue reading Peggy Sue: “Choir of echoes”

Piacenza – Re Marrazzo, ne fa quattro al Romagna (www.sportpiacenza.it)

Un sontuoso Carmine Marrazzo, da nove in pagella, ritrovato nello spirito, nei movimenti e soprattutto nei gol, basta al Piacenza per stendere il Romagna Centro, vittima sacrificale come lo era stato il San Paolo Padova sette giorni prima. Al cannoniere di Nocera Inferiore sono sufficienti 180 minuti conditi con sette reti, dopo un avvio di campionato molle, per gettare il guanto di sfida all’altro bomber del girone: Giuseppe Cozzolino. I due si scontreranno domenica prossima, sono promesse scintille. Nel resto della giornata il Piacenza vive grazie alla prova del suo Re che firma quattro gol; la squadra di Monaco morde il Romagna come fosse un osso ma dopo 40′ non c’è più bisogno di spingere, il controllo basta e avanza. E così l’orecchio va a Fiorenzuola, dove la capolista Porto Tolle – e prossima avversaria del Piacenza – cede sotto i colpi della terribile banda di Mantelli. Piacenza che vince agilmente 5 a 0 col Romagna Centro, Marrazzo col morale a mille, secondo posto in solitaria, Volpe che non sta bene ma benissimo e partita da bollino rosso domenica prossima. Continue reading Piacenza – Re Marrazzo, ne fa quattro al Romagna (www.sportpiacenza.it)

Marley

(Marley, USA/Gbr 2012)

Progettato da Scorsese e passato per le mani di Jonathan Demme, il progetto di un lungo documentario sulla vita e sulla musica di Bob Marley è finito nelle mani dello scozzese Macdonald che, essendo un nome meno ingombrante, ha potuto mettersi al servizio della materia senza prevaricare e costruire così un film molto ben fatto capace di rivelare tanti angoli nascosti o dimenticati del grande musicista giamaicano e allo stesso tempo di restituire la bellezza e l’importanza delle sue canzoni. La vita di Marley viene raccontata in ordine cronologico partendo dall’infanzia segnata dal padre (bianco) assente e dall’adolescenza vissuta in una Giamaica estremamente povera; vengono poi i primi successi a livello locale con i Wailers e si termina con l’acclamazione mondiale che va di pari passo con un ruolo politico e sociale sempre più importante nel suo Paese.
Il materiale d’archivio è abbondantissimo, con le fotografie e i documenti della prima parte a cui si succedono i filmati degli anni Settanta che si riferiscono sia ai concerti, sia a spezzoni di vita quotidiana: il colore a volte sgranato di questi ultimi è ben compensato dal valore di testimonianza e dall’essere stati in gran parte assai poco visti. A tutto ciò si alternano le testimonianze di moltissimi che hanno accompagnato la vita di Bob con la vistosa eccezione di Lee ‘Scratch’ Perry (per lui solo poche immagini) che con il musicista ebbe uno scontro lasciato in secondo piano: per il resto ci sono la famiglia, la moglie, le altre donne (Bob ebbe undici rampolli da sette compagne diverse, compresa una miss Giamaica, bianca, alla quale impediva di truccarsi), i figli, i musicisti (spettacolare l’abbigliamento di Bunny Livingston) e tutti coloro che potevano fornire un ricordo che aiutasse a inquadrare e a spiegare Marley. Continue reading Marley

Pina

(Pina, Ger/Fra/Gbr 2011)

Sarà anche solo una mia impressione, ma Wim Wenders è uno che ha ormai poco da raccontare: è però innegabile che lo sappia fare molto bene come dimostra questo splendido lavoro sull’arte di Pina Bausch.
Va innanzitutto sgombrato il campo da un equivoco: non ci troviamo davanti a un documentario, almeno nel senso che si dà di norma al termine, sulla grande ballerina e coreografa tedesca. Forse sarebbe stato diverso se Bausch non fosse morta mentre lavorava al progetto insieme al regista – i due erano amici di lunga data – ma, una volta rimasto solo, Wenders ha finito per ripensare il tutto dedicandosi a restituire sul grande schermo come meglio non si potrebbe l’arte di Pina, le cui pièces (in tedesco Stücke) sono lontanissime dalla danza in tutù sulle punte. Solo per citare due degli aspetti più evidenti della sua ricerca, ecco la libertà di interpretazione data ai ballerini, che diventano a tutti gli effetti dei coautori, e l’interazione con elementi scenici eterogenei, sia naturali (la terra, l’acqua), sia artificiali, come le sedie dell’angosciante ‘Cafe Müller’ su musiche di Henry Purcell.
Non è però necessario essere a conoscenza della struttura intellettuale che li sostiene e neppure essere appassionati di danza classica o moderna che sia (cioè esattamente come il sottoscritto) per apprezzare a fondo la bellezza dei quadri musicali che si susseguono nel film: perchè il godimento sia assicurato basta lasciarsi andare senza pregiudizi alle sensazioni che fanno scaturire seguendo partiture la cui origine varia nello spazio e nel tempo. Un godimento al quale contribuisce anche la parte cinematografica dell’opera, con Wenders che, sempre mettendosi al servizio delle intuizioni originali, dà il meglio di sè nel renderle ancor più significative grazie al lavoro della macchina da presa, sia nelle scenografie eseguite sul palco, sia in quelle che escono dai limiti del teatro, immergendosi nella natura o avvolgendosene fra le pareti di una casa di vetro. Continue reading Pina

Jacques Le Goff: “Il corpo nel Medioevo”

Guarda 'Il corpo nel Medioevo' su aNobii Questo leggero libretto, uscito a metà dello scorso decennio, non è un saggio del famoso medievalista, bensì il risultato del riordino di alcune interviste, o chiacchierate, da parte del giornalista Nicolas Truong.
Questo fa sì che l’approccio sia molto ‘alto’, con l’enunciazione di una serie di concetti senza che ne sia fornito un approfondimento dettagliato, tanto che anche la citazione delle fonti è ridotta al minimo: così il rapporto con il corpo che contraddistingueva i nostri antenati medievali viene analizzato da tutti i punti di vista (da quello più strettamente fisico a quello religioso – il sacro cuore – o ideologico, come nelle metafore corporali della struttura sociale) in meno di duecento pagine, ma il risultato è come una sorta di lunga introduzione ad argomenti che necessitano di essere rivisti più in profondità.
Tutto il libro è dominato dal dualismo, si tratti di quello tra la Quaresima e il Carnevale (cioè tra un atteggiamento punitivo nei confronti del fisico e il suo inevitabile bilanciamento) oppure quello tra Eva e Maria rispetto alla condizione femminile dopo che la Chiesa aveva trasformato in sessuale il peccato originale. Si vedono le origini dell’ascetismo monastico risalire allo stoicismo di Marco Aurelio, ma, allo stesso tempo, un dominio ferreo della Chiesa su tutti gli aspetti dell’esistenza, fino ai più intimi: è anche però vero che la psicologia medievale dà l’impressione di essere stata in qualche modo più aperta di quella che poi scaturirà dalla Controriforma e sopravvivrà (almeno per quanto riguarda il sessso) Continue reading Jacques Le Goff: “Il corpo nel Medioevo”

Si sveglia Marrazzo e il Piacenza va (www.sportpiacenza.it)

Il Piacenza prende un’aspirina contro il San Paolo Padova ma per la prova di forza tanto attesa bisognerà passare più tardi. I tre gol con cui i biancorossi superano i veneti (tripletta di Marrazzo) non devono illudere, la squadra di Monaco prima va sotto sull’unico tiro in porta degli ospiti e poi fa una fatica tremenda a ritrovare il bandolo della matassa. In questo senso è decisivo l’episodio che apre la ripresa, l’espulsione di Fornasier spegne ogni ardore dell’ultima in classifica ed è in questo momento, con l’uomo in più, che il Piacenza riesce ad aver ragione della squadra di Damiano Longhi. Tuttavia, una volta ribaltato il risultato, i padroni di casa dominano senza riuscire mai a chiudere il match e qui entra in gioco il secondo episodio, il rigore generoso concesso a Zanardo che permette a Marrazzo di firmare la propria tripletta personale e mandare in ghiacciaia la partita. Continue reading Si sveglia Marrazzo e il Piacenza va (www.sportpiacenza.it)

Jimi – All is by my side

(All is by my side, Gbr/Irl/USA 2013)

Il film biografico a carattere musicale è uno dei generi più difficili da praticare, in special modo quando la materia è ancora viva e i tifosi in circolazione rimangono numerosi. La faccenda si complica ulteriormente se ci aggiungiamo la famiglia che rema contro tanto da vietare l’utilizzo delle musiche firmate dal caro estinto se non può mettere bocca nella produzione (la famelicità di generazioni di Hendrix si è confermata ancora una volta da manuale) e l’attore protagonista – in arte André 3000 degli Outkast – che è si molto somigliante, ma ha anche quindici anni di più del suo personaggio. Per ovviare al primo problema, l’esordiente John Ridley (sceneggiatura da Oscar per ’12 anni schiavo’) si affida alla chitarra di Waddy Wachtel, supportata dalla sezione ritmica composta da Leland Sklar e Kenny Aronoff, e al fatto che le cover hendrixiane furono sempre numerose mentre il secondo viene superato dalla sospensione d’incredulità grazie anche a un interprete che non si lascia sfuggire l’occasione di realizzare al meglio il sogno di una vita (peccato solo per il doppiaggio non all’altezza).
Il risultato è un film non certo esente da difetti dal punto di vista narrativo, ma che si rivela vitale nel ritrarre un uomo in un preciso momento storico e poco male se coloro che più se ne dispiaceranno saranno proprio i fan di Hendrix. La storia si concentra su di un anno fondamentale nella vita del chitarrista, durante il quale egli passa da ruoli di supporto in piccoli club di New York all’aereo che lo porterà alla consacrazione di Monterey: scoperto da Linda, ex moglie di Keith Richards, dopo un breve prologo statunitense Jimi si trasferisce a Londra dove getta le basi di una carriera breve, ma dalla quale non è possibile prescindere.
Procedendo per quadri slegati tra loro e lasciandosi andare a qualche vezzo autoriale – l’audio fuori sincrono, il fermo immagine sui primi piani dei personaggi – Ridley prova a descrivere il mondo di un introverso dal talento immenso, talmente concentrato sulla musica e su se stesso da risultare ora afasico ora semplicemente egocentrico nei confronti degli altri a cominciare dalla sua ragazza Kathy (Hayley Atwell). Continue reading Jimi – All is by my side

Anime nere

(Ita/Fra 2014)

I fratelli Luigi e Rocco hanno esportato gli affari della ‘ndrina di famiglia: il primo traffica in droga su scala europea, il secondo ricicla il denaro nei cantieri milanesi. A casa ad Africo è rimasto il primogenito Luciano, uomo mite che preferisce il lavoro in campagna, ma il cui figlio Leo è una testa calda che finisce per risvegliare vecchi rancori che richiamano tutti al paese.
Munzi (insieme a Maurizio Braucci e Fabrizio Ruggiriello) riadatta liberamente un romanzo di Gioacchino Criaco per raccontare una storia di ordinaria delinquenza che si svolge con il passo ineluttabile della tragedia greca spogliando i suoi criminali di qualsiasi aura anche maledetta. Si tratta di piccoli uomini perennemente vestiti di nero la cui vita ha come scopio l’arraffare denaro (o la roba, come diventare padroni di mezza montagna) e la difesa di un malinteso senso dell’onore. La miseria interiore contrasta con il lusso esteriore, tra grandi automobili – l’unica utilitaria è la Panda di Luciano – e l’attico di Luigi a Milano: soldi che però non possono liberare da una società e da un modo d’essere che non offrono vie d’uscita, ben rappresentati dalla macchina da presa che incombe sempre sui personaggi e dagli ambienti sovraccarichi, inclusa la lussuosa casa in cui Rocco vive assieme alla bella moglie del nord (Barbora Bobulova nell’unico personaggio forse non essenziale).
I legami insolubili già si delineano nel furto e nella macellazione dei capretti, una scena da ‘Quei bravi ragazzi’, e dimostrano la loro forza al ritorno ad Africo, in una Calabria in cui è stridente il contrasto tra la bellezza di una natura aspra e l’orrore di ciò che hanno costruito gli uomini, con i vecchi paesi ormai spenti e diroccati mentre i nuovi centri sono fatti di case finite a metà e chiese di una bruttezza sconsolante. Continue reading Anime nere

Piacenza, così è troppo poco. Vince la Fortis (1-0) (www.sportpiacenza.it)

Finisce come peggio non poteva la trasferta toscana del Piacenza. Arriva la prima sconfitta stagionale, per 1-0, al cospetto di una Fortis Juventus che si è difesa per tutta la gara e alla fine, dopo la consueta marea di occasioni sciupate dai biancorossi, trova il gol con Sanni, pescato in area da Serotti con un lancio di trenta metri che ha trovato impreparata la difesa piacentina. La delusione è palpabile, soprattutto perché non è la prima volta che i biancorossi lasciano per strada punti dopo aver dominato per ampi tratti. A rincarare la dose di rammarico, arriva pure il gol annullato a tempo scaduto sugli sviluppi di una punizione di Zanardo. Ruffini, che ha corretto in rete il tiro-cross, parte da dietro ma il guardalinee vede un fuorigioco che, probabilmente, non c’è. La Fortis quindi vince, scavalca i biancorossi in classifica e mette a nudo il principale difetto di fabbrica del Piacenza: la mancanza di concretezza sotto porta. Continue reading Piacenza, così è troppo poco. Vince la Fortis (1-0) (www.sportpiacenza.it)

La preda perfetta

(A walk among the tombstones, USA 2014)

Abbandonate la polizia di New York e la bottiglia dopo che la combinazione delle due ha causato un danno collaterale, Matt Scudder si è riciclato come detective privato, per dipiù senza licenza. E’ questo il motivo per cui si rivolge a lui un trafficante di droga al quale hanno fatto a pezzi la moglie anche se ha pagato il riscatto: di fronte all’efferatezza del delitto, l’investigatore mette da parte i dubbi e inizia l’indagine che lo porta, ovviamente, a scovare gli assassini (che lo spettatore conosce quasi da subito).
Tratto dal decimo romanzo dedicato a Scudder da Lawrence Block, il film – scritto dal regista Scott Frank – si rivela un buon thriller che tutto sommato tiene avvinghiato lo spettatore e sarà apprezzato dagli amanti del genere, ma va anche sottolineato che il risultato è molto lontano dalle migliori pellicole della categoria. La carta vincente è certamente l’interpretazione di Neeson, che impersona con efficacia un uomo segnato dalla vita e dalla solitudine grazie a una faccia stropicciata e a una faticosa e dondolante andatura (lo si definirebbe un cavaliere solitario se il nostro non fosse un infaticabile camminatore). Non è da meno, però, l’accurata ambientazione in una New York periferica dove piove spesso e i colori sono sempre spenti, ad eccezione della scena iniziale e nei brevi flash che raccontano i rapimenti delle vittime (la fotografia e del rumeno Mihai Malaimare Jr.): un po’ ovunque è diffusa un’atmosfera da anni Settanta anche se la storia è ambientata alla fine del secolo scorso, con tanto di timore per il millenium bug. Continue reading La preda perfetta

Dum Dum Girls: “Too true”

(Sub pop 2014)

Il terzo album di questo gruppo di quattro ragazze californiane (formazione variabile attorno alla leader Dee Dee Penny che tiene per sè voce, chitarra e penna) mette in mostra una grande passione per la prima metà degli anni Ottanta e una propensione a smussare gli angoli prediligendo gli accenti pop rispetto alle ruvidezze garagistiche di quando la fama era più sotterranea.
Lo pseudonimo scelto dalla cantante e chitarrista (che in realtà si chiama Kristin Welchez) nonché l’omaggio a Iggy Pop ammiccante nel nome della band predispongono positivamente l’ascoltatore, ma la musica che esce da questi svelti dieci brani (che tutti insieme durano mezzora) si piazza in territori diversi in modo significativo: Continue reading Dum Dum Girls: “Too true”

Piacenza ok col Mezzolara (2-1), ma quanta fatica (www.sportpiacenza.it)

Risultato da salvare, ma per il resto il Piacenza dovrà ancora lavorare molto. La domenica contro il Mezzolara inizia bene, prosegue malissimo e si chiude con Ruffini che regala ai biancorossi i tre punti ed evita una settimana di polemiche quando all’orizzonte stava sorgendo il terzo pareggio consecutivo. La squadra c’è e conferma di aver un buon impianto di gioco, tuttavia non si può faticare così tanto per vincere in casa, soprattutto si evidenziano sempre i soliti problemi: sbagliare quattro palle gol a tempo alla lunga è dannoso e si fatica a mantenere il risultato. Il Mezzolara di contro fa la sua onesta partita, trova il pareggio con un gol capolavoro di Ponce su punizione, rischia di vincere nella ripresa ma alla fine è il testone di Ruffini ad evitare di cadere nella brace, mentre il Piacenza deve iniziare a ragionare sulla quantità industriale di occasioni gettate al vento nel primo tempo. Continue reading Piacenza ok col Mezzolara (2-1), ma quanta fatica (www.sportpiacenza.it)

Stephen Gunn: “Vendetta per vendetta – Morire a Kowloon”

Guarda 'Vendetta per vendetta - Morire a Kowloon' su aNobii Chance Renard è il protagonista di una serie di romanzi tra spionaggio, thriller ed avventura scritti dall’italianissimo Stefano Di Marino che, per entrare nel mercato della letteratura di genere, ha dovuto inventarsi lo pseudonimo anglofono.
Il belga Renard, soprannominato il Professionista, è una sorta di freelance della trama spionistica, il che consente al suo autore di spostarlo qui e là per il mondo senza troppi lacciuoli logistici: si tratta di una sorta di James Bond aggiornato che agisce con spietatezza, ma anche senso di giustizia in un mondo di intrighi e barbe finte che ha però accolto anche la lezione di Le Carrè, attribuendo al protagonista e a molti comprimari una ben visibile vena di amarezza e disincanto. Tra capitoli d’azione (con quantità industriale di morti) e qualche scena di sesso (francamente inutile) con la bellona di turno, si sbrogliano i dubbi costruiti per mezzo di una trama multistrato in cui il doppio gioco si spreca, lasciando però sempre uno spiraglio aperto su cui costruire la successiva avventura. Continue reading Stephen Gunn: “Vendetta per vendetta – Morire a Kowloon”