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Nikos Kazantakis: “L’ultima tentazione di Cristo”

Guarda 'L'ultima tentazione di Cristo' su aNobii Per apprezzare appieno questo romanzo, una delle due opere, l’altra è ‘Zorba il greco’, conosciute ai più del poliedrico autore di Creta (che fu anche filosofo, poeta e giornalista) è necessario liberare la mente dalla sua iscrizione nell’Indice dei Libri Proibiti e, possibilmente, anche dalla bella versione cinematografica firmata Martin Scorsese. Ciò che resta è un libro intensissimo e a tratti meraviglioso che, benché la sua complessità necessiti di una notevole attenzione, costringe il lettore a voltare le pagine per il desiderio di rimanere sprofondato nelle sensazioni che lo avvolgono senza scampo.
Semplificando al massimo, quella che scorre fra i capitoli è la biografia romanzata di Gesù di Nazareth, una libera reinterpretazione della sua parabola terrena che si discosta dal racconto dei Vangeli (da cui i problemi con tutte le organizzazioni religiose cristiane esistenti e le gesta fanatiche all’uscita del film): pressappoco monofisita al contrario – tanto che Maria resta in secondo piano – il racconto vede un uomo che viene invaso dalla divinità e dapprima oppone resistenza cercando di peccare il più possibile (inclusa la costruzione di croci per l’invasore romano) per poi arrendersi fino ad accettare il sacrificio che però è preceduto dall’ultimo sussulto di appartenenza terrena rappresentato dalla tentazione di cui al titolo, fatta di lavoro quotidiano, poligamia, figli, vecchiaia. Un uomo per molti versi debole – anche la predicazione di cui è protagonista ondeggia tra il messaggio d’amore che gli è proprio e lo spirito battagliero infusogli da uno spiritato Battista – che però trova la forza di superare le sue debolezze per affrontare un compito terribile. Continue reading Nikos Kazantakis: “L’ultima tentazione di Cristo”

Piacenza-Fiorenzuola: 2-0, in rete Bertazzoli e Volpe (www.sportpiacenza.it)

Il Piacenza si congeda dal suo pubblico con una vittoria mai in discussione nel derby contro il Fiorenzuola, gli ultras però non festeggiano, coerenti con lo sciopero del tifo annunciato prima del fischio d’inizio da uno striscione eloquente: “Il silenzio degli innocenti” chiaro riferimento ai risultati negativi delle ultime settimane che hanno allontanato i biancorossi dal vertice della classifica. Bastano due reti, di Bertazzoli e Volpe nel primo tempo, per avere ragione di un Fiorenzuola che prima non scende in campo e, nella ripresa, quando ci vuole la scossa, rimane in inferiorità numerica per l’espulsione (somma di ammonizioni) del neoentrato Luca Franchi. Il resto è una partita facile facile per il Piacenza, arrivato al derby col fiatone di quattro sconfitte e un pareggio negli ultimi sei turni, con mezza rosa rivoluzionata e la paura di vivere un altro pomeriggio incandescente. E invece arrivano tre punti a dare morale alla truppa biancorossa, il Fiorenzuola si fa vedere solamente con un paio di conclusioni di Lucci ma è troppo poco. Continue reading Piacenza-Fiorenzuola: 2-0, in rete Bertazzoli e Volpe (www.sportpiacenza.it)

Mommy

(Mommy, Can 2014)

A venticinque anni, un (bel) po’ di sana incoscienza è inevitabile e allora il canadese francofono Dolan scrive e dirige queste montagne russe di emozioni che mischiano tocchi di commedia, in maggioranza nella prima parte, e scene grondanti melodramma che dominano il tratto conclusivo, utilizzando schemi e situazioni che finiscono per alternare il teatro da camera a tocchi di pura estetica pop in cui una colonna sonora estremamente variegata nel tempo e nello spazio gioca un ruolo fondamentale (oltre a sfoggiare il miglior utilizzo di ‘Wonderwall’ di sempre). Ma se all’incoscienza di cui sopra si unisce una capacità di fare cinema che combina una notevole perizia a una delicata sensibilità, l’accumulo di elementi eterogenei finisce per risultare in un amalgama talmente coinvolgente da far soprassedere sui difetti che pure ci sono: ‘Mommy’ non è un film perfetto (anche perché il regista è assai più interessato allo sviluppo di personaggi e sentimenti che alla coerenza nello svolgimento della storia), ma sa emozionare nel profondo a un livello tale che forse la perfezione non permetterebbe di raggiungere.
Per alzare ulteriormente la posta, Dolan ha deciso di girare il film in formato 1:1 che sul grande schermo tende ad allungarsi verso l’alto quasi a simulare il display di un cellulare: una scelta stilistica che stringe sui personaggi in modo coerente con le vicende della loro esistenza – a parte un paio di brevi e illusorie aperture – ma che richiede all’inquadratura una precisione millimetrica (la fotografia è di André Turpin) e allo spettatore un certo spirito di adattamento.
A prescindere dagli aspetti tecnici, per testimoniare la bravura del regista basterebbe la sola considerazione di come una trama esilissima venga trattata per due ore e un quarto senza un attimo di cedimento o un calo di tensione Continue reading Mommy

Michelle Cohen Corasanti: “The almond tree”

Guarda 'The Almond Tree' su aNobii Il romanzo, che ho ricevuto come copia omaggio su goodreads.com, è uscito in Italia con il titolo di ‘Come il vento tra i mandorli’, il che tradisce un po’ le premesse da cui è nato: ‘The almond tree’ è anche un’associazione che lavora alla pace fra arabi e israeliani fondata dall’autrice, avvocato statunitense di origine ebraica che si è votata alla causa dopo una lunga permanenza in Israele. Il libro rappresenta il suo esordio letterario e, al netto di alcuni difetti e di qualche necessità di limatura, è una buona storia che, pur raccontata in modo lineare, è capace spesso di emozionare sforzandosi nel frattempo di portare al centro la questione palestinese.
Per farlo, ecco allora l’immaginaria autobiografia – che somma romanzo di formazione e classica ‘success story’ a stelle e strisce – di Ichmad, ragazzino arabo dal precoce talento matematico che, malgrado le difficoltà, riesce a sfruttare le sue doti per arrivare ai vertici mondiali della fisica. Il desiderio di far passare il racconto per i momenti cruciali in Medio Oriente negli ultimi sessant’anni costringe il povero Ichmad a passare attraverso una serie impressionante di sfighe (fratelli che cadono come mosche, padre imprigionato per decenni, lavori manuali malpagati, amori della sua vita che svaniscono improvvisi), ma contro simili avversità egli rimane forte magari nascondendosi dietro le sue elucubrazioni matematiche e, comunque, avendo la capacità di annodare un rapporto duraturo con un vecchio nemico. Continue reading Michelle Cohen Corasanti: “The almond tree”

Piacenza travolto a Imola, Monaco rischia l’esonero (www.sportpiacenza.it)

A Imola, dopo l’illusorio vantaggio con una perla di Volpe, la squadra di Monaco prende quattro sberle – doppietta di Bonaventura, Selleri e Hyeremateng – e se ne ritorna a casa con il mal di testa. Eppure l’avvio era sembrato dei migliori, con una squadra che giocava, teneva alto il ritmo e schiacciava un’Imolese tremolante nella sua metà campo per tutti i primi venti minuti. Poi una dormita su palla inattiva serve sul piatto a Buonaventura l’1-1: da qui è requiem. I biancorossi sbandano, si sfilacciano e Selleri pesca il gol della domenica. L’arbitro sbaglia clamorosamente a non espellere Dall’Osso per doppia ammonizione e da lì non ci sarà più partita. Ora la vetta è lontana 12 punti, i sogni di gloria sono solo un ricordo e in casa Piacenza torna a fischiare il vento. La posizione di Monaco torna a essere pesantemente in discussione (è appeso a un filo) e si vocifera che la società possa prendere decisioni drastiche. Si attendono novità a brevissimo su questo fronte. Anche se, al momento, non c’è il nome di nessun possibile sostituto. Una soluzione sarebbe quella della scelta interna, cioè Emanuele Reboli attuale tecnico della Juniores Nazionale, le prossime 48 ore saranno decisive ma Francesco Monaco con la quarta sconfitta in sei partite, e il Rimini capolista che vola a +12, è davvero in bilico. Continue reading Piacenza travolto a Imola, Monaco rischia l’esonero (www.sportpiacenza.it)

The Black Keys: “Turn blue”

(Nonesuch 2014)

Potrà sembrare strano, visti i passi da gigante sulla via della fama mondiale dal duo di Akron, ma i Black Keys si sono sempre tenuti al margine della mia percezione musicale sia agli inizi intrisi di blues, sia nel prosieguo sempre più diretto al grande pubblico. Ho incrociato Auerbach come produttore – con notevole soddisfazione specie nel bel lavoro con Dr. John di due anni fa intitolato ‘Locked down’ – ma questo è il primo disco del gruppo che ascolto dall’inizio alla fine: circostanza che ha il pregio di lasciarmi fuori dalla polemica tra chi amava il duo degli esordi e chi preferisce quello attuale.
Di certo, il primo singolo ‘Fever’ acchiappa: sarà piacione con quel suo riff di sintetizzatore di immediata riconoscibilità, ma è anche vero che è molto difficile toglierselo dalla testa nonchè tenere fermo il piedino. Strumentazione e voce in falsetto strizzano l’occhiolino alla disco degli anni Settanta e, ascoltato l’intero lavoro, si può tranquillamente affermare che quello sia il decennio di riferimento. Come due studenti un po’ secchioni, Auerbach e Carney lo esplorano in lungo in largo e se da una parte l’effetto è innegabilmente piacevole (a parte l’insistenza del primo proprio con il falsetto che, alla lunga, rischia di diventare fastidioso), dall’altra l’impressione complessiva è che ci si mantenga in superficie, mettendo in mostra molte influenze senza approfondirne alcuna. Continue reading The Black Keys: “Turn blue”

A sud del confine, a ovest del sole

Guarda 'A sud del confine, a ovest del sole' su aNobii Passato da poco il mezzo del cammino della sua esistenza, Hajime si guarda indietro, perché è costretto a farlo, e può così meditare sulle decisioni che l’hanno portato a essere quello che è. Non una bellissima persona, a dire la verità, e non può essere tutta colpa dell’essere stato figlio unico in una società – il Giappone degli anni Cinquanta – che non vedeva di buon occhio chi cresceva senza fratelli o sorelle.
In ogni caso, Hajime è un uomo dalle potenzialità inespresse e molto concentrato su se stesso (come dimostra la cura che riserva al proprio corpo): le svolte nella sua esistenza avvengono grazie soprattutto a donne che lui non si fa scrupoli di far soffrire, arrivando fino al punto di distruggerne l’esistenza, come succede alla prima fidanzata Izumi: forse perché l’unica donna della sua vita è (o il protagonista pensa che sia) Shimamoto, l’amica d’infanzia, anch’ella figlia unica, persa di vista nella preadolescenza, ma sempre con un posto riservato nel suo cuore.
Quando ella ricompare all’improvviso dopo un quarto di secolo, pare che si possa riannodare il filo spezzato tanti anni prima attraverso l’ascolto di vecchi dischi che fanno da preludio a notti infuocate (il nostro è un maratoneta del sesso, quando vuole) con l’unico risultato, però, di incrinare – in maniera irreparabile? – il tranquillo tran-tran familiare e lavorativo che Hajime ha infine trovato al fianco della moglie (e grazie ai soldi del padre di lei).
In questo breve romanzo che risale a oltre vent’anni fa, Murakami non utilizza alcun elemento fantastico o comunque esterno all’avventura esistenziale (ovvero sentimentale) del protagonista in pagine dove la riflessione predomina in modo assoluto sull’azione: eppure, grazie a una grande capacità di sviluppare il racconto e dare una voce ben precisa a Hajime, la narrazione scorre con grande facilità seguendo prima il sentiero della formazione di un giovane uomo e poi facendosi coinvolgere dalla lieve suspence creata dal mistero non svelato che circonda Shimamoto.
Qualche chiacchiera di troppo e alcune soluzioni un po’ di maniera – su tutte il catatonico vagare del protagonista nel sottofinale – non inficiano il piacere di una lettura in cui il non detto è uno dei grandi segni caratterizzanti: in fondo, chissà se Shimamoto è veramente chi il protagonista pensa che sia e chissà se ci sarà un futuro per la famiglia di Hajime, ovvero se la mano sulla spalla alla fine è quella di una salvifica Beatrice.

Il Piacenza torna a vincere, 3-1 allo Scandicci (www.sportpiacenza)

Bene i tre punti, ma il Piacenza che ha vinto (3-1) sullo Scandicci è ancora una squadra convalescente, che passa larghi tratti della partita a subire l’iniziativa degli avversari sebbene, c’è da dirlo, la fortuna non giri mai per i biancorossi. Probabilmente se il doppio palo, colpito da Mauri e Volpe, fosse entrato staremmo a commentare una prestazione diversa, tuttavia anche contro i toscani la squadra ha mostrato dei limiti notevoli nell’impostazione del gioco, nella leadership in mezzo al campo e di corsa. Lo Scandicci per tutto il secondo tempo mette sotto il Piacenza, che spreca la solita quantità industriale di palle gol ma questa non deve più essere una scusa. Per finire il saluto, nel dopo partita, di Marrazzo ai tifosi. Questa settimana si deciderà il suo futuro, ma la sensazione è che l’attaccante sia ancora sul piede di partenza mentre un altro problema si registra per Zanardo, tenuto in panchina per tutta la partita tanto che il tecnico decide di finire con cinque under in campo e un attacco atipico con Volpe, Delfanti e Saber. Continue reading Il Piacenza torna a vincere, 3-1 allo Scandicci (www.sportpiacenza)

Due giorni, una notte

(Deux jours, une nuit, Bel/Fra/Ita 2014)

Fra qualche decina d’anni, forse i miei nipoti si avvicineranno a film come questo con lo stesso atteggiamento con cui io ho guardato le pellicole sulla grande depressione o sul secondo dopoguerra: storie sovente drammatiche solo con qualche lampo di luce qua e là, ma, soprattutto, il tentativo di raccontare un mondo andato in pezzi e la fatica richiesta dal tentativo di rattopparlo. E’ curioso allora che il soggetto sia stato ispirato da una vicenda accaduta ben prima dell’inizio della lunga crisi che stiamo vivendo, alla quale peraltro si attaglia perfettamente: il che testimonia quanto la precarietà della vita dei ceti più bassi sia presente anche nei momenti meno bui.
Il risultato è una piccola parabola operaia raccontata con ciglio asciutto e voluta economia di mezzi nonché di momenti ad alta carica emotiva, tanto che, ad esempio, la colonna sonora è limitata a una versione francese (poco riconoscibile) di ‘Needles and pins’ e a ‘Gloria’ di Van Morrison, entrambe trasmesse alla radio: la partecipazione dei fratelli Dardenne è profonda eppur trattenuta, facendo scaturire le sensazioni da una narrazione semplice – benché non semplicistica – che mostra che se la protagonista ha ragione, i suoi (quasi ex) compagni di lavoro non hanno torto.
L’esaurimento nervoso di Sandra convince la sua azienda che il reparto in cui è inquadrata può fare a meno del suo contributo: istigati dal biforcuto caporeparto Jean-Marc (una sola scena, ma fondamentale, per Olivier Gourmet), i lavoratori votano per tenersi un bonus di mille euro e lasciare a casa la compagna. Spalleggiata dalla sola Juliette che le rivela le pressioni di Jean-Marc, Sandra riesce a ottenere dal padrone una nuova votazione per il lunedì successivo: il fine settimana sarà così occupato in un estenuante pellegrinaggio di collega in collega per far loro cambiare idea, ricordando nella struttura la vicenda di Henry Fonda ne ‘La parola ai giurati’. Continue reading Due giorni, una notte

Piacenza, brodino da un punto (0-0) a Formigine (www.sportpiacenza.it)

Il Piacenza è in un vicolo cieco dal quale non riesce a uscire. Anche a Formigine, contro una squadra modesta e trincerata sulla difensiva, la squadra s’inceppa, sciupa tre occasioni da rete e se ne torna a casa con la coda fra le gambe, contestata dai suoi tifosi. Ora la vetta è lontana nove punti. Dal fondo del pozzo, però, non si vede la luce non tanto per la classifica, piuttosto per l’aria irrespirabile che aleggia sullo spogliatoio e per la crisi di gioco, prima ancora che di risultati, della quale sono vittima i biancorossi. Sul campo, un palo e un super Oppici negano un brodino salutare al Piacenza e, quindi, tutto finisce male: con uno scialbo zero a zero e con i tifosi che hanno chiesto a Monaco le dimissioni al termine di un colloquio acceso nel post gara. Il mister, però, risponde: “non mi dimetterò mai”. A dare ancora più pepe, in un quadro già di per sé a tinte forti, l’apertura del caso Marrazzo: lui sta bene, ma Monaco lo tiene in panchina per scelta tecnica. Il presidente Marco Gatti, infine, conferma ancora il tecnico sulla panchina. Continue reading Piacenza, brodino da un punto (0-0) a Formigine (www.sportpiacenza.it)

Guardiani della galassia

(Guardians of the galaxy, USA/Gbr 2014)

Forse sono rimasti sorpresi anche in casa Disney e Marvel: quello che pareva il brutto anatroccolo in mezzo a film di supereroi belli e muscolosi oppure oscuri e complessati si è rivelato l’affare dell’annata, riuscendo nell’impresa di unire qualità e quantità (di biglietti venduti).
Il fatto è che la storia di questo gruppo raccogliticcio di freaks che, come degli Avengers di serie C, dopo aver fatto la reciproca conoscenza se ne vanno a combattere il fellone di turno, funziona alla perfezione in una commedia d’azione costruita in modo intelligente dalla sceneggiatrice di ‘Thor’ Nicole Perlman insieme al giovane regista James Gunn, uno che viene dagli horror fatti con pochi soldi. Il segreto è stato spingere sul lato comico della faccenda così che, tra battute e ammiccamenti, si sorride o si ride in modo aperto lungo quasi tutto il film: in contrasto con il serioso ‘Capitan America’ che li ha preceduti, i Guardiani si prendono poco sul serio anche nei momenti topici. Nati come incursione Marvel nella fantascienza pura, i cinque costituiscono un gruppo raccogliticcio che assomiglia parecchio a Han Solo e compagni di ‘Guerre stellari’: un procione modificato per essere intelligente che nasconde negli sproloqui i traumi che ha subito (Rocket), uno stolido ammasso di muscoli che deve vendicare moglie e figlia (Drax), un albero antropomorfo che ripete solo tre parole (‘Io sono Groot’), una guerriera assassina che si è ribellata ai legami familiari e di potere (Gamora), tutti al seguito di Peter Quill detto StarLord, unico terrestre della compagnia, dall’attitudine sbruffona e dalla fedina non immaccolata, ma che trova la forza di andare oltre un’innata vigliaccheria. Continue reading Guardiani della galassia

Il Piacenza crolla in casa, la Correggese passa 3 a 2 (www.sportpiacenza.it)

Sono un errore del portiere, questa volta Ferrari e non Di Graci, e una difesa letteralmente smarrita, a inguaiare il Piacenza che esce dalla settimana delle tre partite con altrettante sconfitte e notevolmente ridimensionato sul campo. A ciò occorre aggiungere la solita e immancabile vagonata di gol sbagliati, quelli di Orlandi e Girometta su tutti nella ripresa, per rendere un pomeriggio apparentemente tranquillo (piacentini avanti 2 a 0 dopo mezzora) in un vero e proprio incubo. Vero che la Correggese è bravissima a non perdere mai la bussola, ribaltando una situazione drammatica e andando perfino a vincere, tuttavia il Piacenza sembra farsi sempre male con le sue mani. Lo si intuisce dalle parole del tecnico dei reggiani: «Abbiamo vinto, ma il Piacenza è la squadra più difficile affrontata fino a oggi». Tutto vero, però il calcio è fatto di risultati e la terza sconfitta in tre partite, la vetta distante otto punti (comanda l’Este con 29) e gli otto gol subiti in 270′, contro i sette presi nelle prime dieci giornate, sono un campanello d’allarme che si sente forte e chiaro. Serve cambiare rotta finché si è in tempo, anche se il presidente onorario Stefano Gatti al termine della partita va nella direzione contraria: «Da lunedì imporremo un tetto all’investimento che abbiamo fatto, i giocatori che ci vogliono stare bene, a chi non va bene è libero di andarsene. Giocheranno i giovani». Il solito caos insomma, inoltre la sanzione è che ora anche la posizione di Monaco sia in forte bilico, per non parlare del malcontento generale dei tifosi che salutano la squadra al coro «vergognatevi». Due settimane fa si cantava «salutate la capolista», oggi sembra tutto da buttare. Continue reading Il Piacenza crolla in casa, la Correggese passa 3 a 2 (www.sportpiacenza.it)

Interstellar

(Interstellar, USA/Gbr 2014)

Vestito con i sontuosi panni di una space-opera in cui ogni dollaro speso si fa notare, il nuovo lavoro di Cristopher Nolan va ben al dilà del banale film di fantascienza, intrecciando una serie di temi e interrogativi in una struttura complessa che non può non riportare alla memoria il monumento del genere, ovvero ’2001: odissea nello spazio’ (omaggiato a partire dalla forma a ‘monolite’ di TARS e dei suoi gemelli robot senzienti): dove però il film di Kubrick si occupava più che altro di massimi sistemi, qui l’attenzione è invece centrata sul rapporto tra generazioni con quelle attuali che devono sforzarsi di garantire la sopravvivenza di quelle che verranno.
Un rapporto che viene riecheggiato dalle molte relazioni tra padri e figli che caratterizzano una vicenda che, accompagnata dai versi di Dylan Thomas, ha l’amore come uno dei temi più rilevanti: il protagonista Cooper e la figlia Murph fanno la parte del leone, ma non meno importanti sono il legame, meno cristallino di quanto appaia all’inizio, tra il professor Brand e la rampolla astronauta oppure quello cocciuto di Tom che pur di non perdere (il contatto con) la terra è pronto a sacrificare il sangue del suo sangue. Curiosamente, le madri invece latitano, essendo premorte o incapaci di decidere, con la sola, laterale eccezione della cura con cui Brand figlia bada agli embrioni congelati che potrebbero far rinascere la vita su un nuovo pianeta. Continue reading Interstellar

Kenny Wayne Shepherd Band: “Live! In Chicago”

(Roadrunner 2010)

Essendo nato a Shreveport, in Louisiana, nel 1977, il biondo Shepherd ha poco più di trent’anni quando registra questo disco dal vivo in un tempio del genere come la House of Blues di Chicago. Lo fa mettendo in mostra le sue indubbie qualità di chitarrista – grazie alle quali sa essere brillante e, quando serve, travolgente – ma anche con affettuoso rispetto per i maestri, invitandone alcuni fra i numerosi ospiti che si alternano sul palco e mettendosi al loro servizio senza mai andare sopra le righe.
Non che la band che si intesta il lavoro abbia delle carenze, anzi: le tastiere di Riley Osbourne ben si alternano con le sei corde del titolare mentre Noah Hunt, oltre a contribuire con la chitarra ritmica al robusto lavoro in materia dell’accoppiata costituita da Scott Nelson e Chris Layton, si incarica della parte vocale principale.
La prima sezione dell’esibizione è dedicata ai brani autografi che già predispongono per il meglio a partire da una ‘Somehow, somewhere, someway’ che si incarica subito di scaldare l’ambiente. Continue reading Kenny Wayne Shepherd Band: “Live! In Chicago”

Il Piacenza affonda 4 a 2 contro il Thermal (www.sportpiacenza.it)

Serviva una vittoria per archiviare la sconfitta contro il Rimini e invece il Piacenza rimedia un’altra batosta contro il Thermal. La crisi ora è aperta, perché se è vero che la partita di Abano è stata decisa dagli episodi (sempre sfavorevoli), da un arbitro ampiamente fuori ruolo e da un campo impraticabile, è altrettanto corretto dire che il Piacenza deve essere più forte di tutto questo, soprattutto quando affronta una formazione che in undici partite ha messo insieme la miseria di sette reti e ne fa quattro in un pomeriggio solo. «Purtroppo abbiamo pagato gli errori dei singoli – commenta Monaco a fine gara – ora dobbiamo leccarci le ferite e rialzarci subito».
Monaco mescola le carte – in previsione di domenica – e tiene in panchina sia Marrazzo sia Zanardo. In porta confermato Di Graci, come tutta la difesa con Adiansi, Mei, Ruffini e Battistotti. A centrocampo rientra Mauri a far coppia con Tarantino; le vere novità sono in attacco dove cambiano quasi tutti gli interpreti, Orlandi, Saber e Lisi a supporto di Girometta all’esordio dal primo minuto. La Thermal risponde con un 4-3-3 dove Cacurio e Rocco sono i due esterni a supporto della punta Franciosi. Il campo è pesantissimo, ad Abano piove da inizio settimana tanto che il direttore di gara (Kamal Jouness, l’arbitro che ha dato dieci giornate di squalifica per insulti razzisti a Bonazzoli dell’Este) prima del fischio d’inizio compie un paio di sopralluoghi e decide che si può partire. Continue reading Il Piacenza affonda 4 a 2 contro il Thermal (www.sportpiacenza.it)