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Grand Budapest Hotel

(The Grand Budapest Hotel, USA/Ger 2014)

Su di un film come questo, o ti limiti a ‘è una meraviglia da vedere assolutamente’ o ci scrivi una tesi di laurea. Qualsiasi soluzione intermedia finisce per risultare incompleta già mentre la si compone, ma, visto che la prima alternativa è un po’ sbrigativa e non c’è il tempo per la seconda, vedrò di arrampicarmi sugli specchi, mettendo innanzitutto le mani avanti: non ho letto nulla delle opere di Stefan Zweig a cui la pellicola è ispirata.
L’ultimo lavoro di Wes Anderson mette in mostra una leggerezza e una godibilità rare, regalando al pubblico poco meno di cento minuti di sorridente divertimento sorretto da un invidiabile senso del ritmo e da una capacità di costruire e sbrogliare situazioni che rievoca a pieno titolo il tocco alla Lubitsch. Le caratteristiche peculiari del regista statunitense raggiungono qui un livello davvero sopraffino, si tratti dell’evidente artificiosità, del muoversi accelerato dei personaggi nei momenti cruciali oppure dell’attenta costruzione delle inquadrature come piccoli quadri o, meglio ancora, vignette di fumetto (ma non da meno sono i campi lunghi, come quello della hall dell’hotel ripresa a mezz’altezza in cui, all’improvviso, spunta in basso a destra la testa di Henckels/Edward Norton che guarda in macchina).
In più, c’è un efficace uso dell’animazione a passo uno Continue reading Grand Budapest Hotel

Grinta Piace, la rincorsa continua (www.liberta.it)

Il Piace non sbaglia la partita che non si poteva sbagliare. Compatta in difesa, quadrata a metà campo e cinica in attacco, la squadra di mister William Viali ha concesso poco o nulla ad una Pro Sesto all’ultima chiamata play off e che si presentava affamata di vittorie, colpendo gli avversari non appena ne ha avuto l’occasione.
Il Piace tenta subito di imporre il proprio ritmo alla gara. Bovi prova a cucire gioco fin dalla propria trequarti con Volpe e Colombo che agiscono sulle fasce. Il primo sussulto della partita arriva dal piede di Amodeo. È passato solo un minuto, quando il numero undici libera dal limite dell’area un destro di controbalzo che termina alto.
Dopo un avvio aggressivo del Piace, i padroni di casa guadagnano campo. La retroguardia di mister Viali soffre le accelerazioni di Valtulina, che largo a sinistra crea qualche problema a Fronda. Proprio un’iniziativa di Valtulina costringe al 18′ Ferrari alla provvidenziale uscita in anticipo su Giangaspero. È la scossa per il Piacenza, che al 24′ rompe gli equilibri. Corner di Bovi, capitan Tognassi “spizza” il pallone di testa allungandone la traiettoria sul secondo palo, dove è appostato Marrazzo, rapace nel girare alle spalle di Pansera il pallone del vantaggio. Continue reading Grinta Piace, la rincorsa continua (www.liberta.it)

Alan D. Altieri: “Sniper extreme”

Guarda 'Sniper Extreme' su aNobii Russell Brendan Kane è uno che, per dire, James Bond al confronto è una mezza sega. E’ un uomo d’acciaio fuori e torturato dai demoni dentro, fantasmi del passato magari meno devstanti di quelli del suo gemello della Guerra dei Trent’anni Wulfgar, ma sempre abbastanza da incrinarne la figura monolitica: quella di uno scozzese, ufficiale delle britanniche SAS, che di mestiere fa il cecchino (da cui il titolo della trilogia che lo riguarda, detta dello ‘Sniper’) cercando di portare la sua arte – chiamiamola così – al massimo dell’efficacia. L’uomo prova sempre a perseguire una sua linea di giustizia, il che lo porta inevitabilmente a districarsi tra doppi e tripli giochi in un mondo dominato dal potere corrotto, dai soldi e – ça va sans dire – da una spietata, a volte allucinante violenza.
Quelle di Kane sono storie dure per uomini (e donne) duri scritte in un linguaggio adeguatamente duro, fatto di brevi frasi, dialoghi taglienti e parole come macigni: insomma, roba che fa crescere il testosterone e che è ormai un marchio di fabbrica dello scrittore milanese, come pure la minuziosa descrizione di armi ipertecnologiche (la Gottschalk-Yutani è una specie di Acme oscura) e di luoghi misteriosi – e chissenefrega se esistono o no.
In fondo, l’esagerazione fa parte del gioco in questi romanzi che sono dichiaratamente di genere, ma dove l’intrattenimento è sempre di ottimo livello. Sotto il titolo di ‘Sniper extreme’, Segretissimo (ri)manda in edicola i primi due romanzi del ciclo per un viaggio sulle montagne russe di un serratissimo thriller d’azione: in più, per gli amanti della citazione, il piacere aggiuntivo della caccia ai rimandi che Altieri dissemina fra le sue pagine. Continue reading Alan D. Altieri: “Sniper extreme”

Anna Calvi: “One breath”

(Domino 2013)

Pronti, via e le prime due canzoni reimmergono l’ascoltatore nelle malsane atmosfere del precedente, omonimo lavoro d’esordio. Un immaginario oscuro e minaccioso in cui la chitarra distorta e un basso pesante costruiscono visioni tra PJ Harvey e Nick Cave che poi si aprono in scorci melodici da melodramma su cui si libra la calda voce della titolare.
I suddetti brani hanno una struttura simile – inizio quasi sussurrato e ritornello che esplode grondando sentimento – tra di loro e, soprattutto, a molti di quelli del primo disco, inclusa la non proprio encomiabile ‘The devil and I’. La svolta arriva con ‘Piece by piece’, un brano ossessivo costruita su un battito di batteria e sull’incedere sintetico che John Baggot (collaboratore dei Portishead) Continue reading Anna Calvi: “One breath”

Piacenza: che occasione sprecata ! (www.liberta.it)

In una domenica che verrà ricordata per le clamorose e contemporanee sconfitte delle prime tre della classe, il Piacenza torna da Olginate con un punto che, proprio alla luce dei risultati dagli altri campi, sa tanto di occasione persa. Con una vittoria, infatti, i biancorossi – oltre che staccare proprio l’Olginatese – avrebbero scavalcato il Seregno e si sarebbero portati a una sola lunghezza dall’Inveruno secondo; con questo 1-1, invece, la compagine di Viali mantiene la quarta piazza, che andrà difesa con le unghie e con i denti già a partire dalla trasferta di giovedì – la seconda consecutiva – contro la Pro Sesto, prima dello stop pasquale.
Resta invariato quindi il +1 sugli avversari di ieri, che si sono confermati formazione tignosa e difficile da perforare (non è un caso che vantino la miglior difesa del campionato, con appena 23 reti subite contro le 44 piacentine). Continue reading Piacenza: che occasione sprecata ! (www.liberta.it)

Captain America – Il soldato d’inverno

(Captain America: The winter soldier, USA 2014)

La seconda puntata dedicata a quello che appare (specie da lontano) come il più sciovinista dei suoi eroi rafforza il sospetto che alla Marvel stiano puntando con sempre maggior convinzione a una serialità su grande schermo che si ispira a quella nata sul piccolo. Ci sono così i film dedicati ai singoli personaggi che si intrecciano con i momenti ‘collettivi’ raccolti sotto il marchio degli Avengers richiamandosi gli uni con gli altri in una sorta di unico, grande filone narrativo contrassegnato da azione a palate, un tocco di humour e colonna sonora tonitruante (qui di Henry Jackman), il tutto per la delizia degli appassionati: categoria a cui non appartengo, ma ogni film sta in piedi da solo pure per chi non afferra i rimandi e anche questo regala intrattenimento ben fatto e, nel suo genere, efficace.
Se siamo lontani dai momenti migliori del cinema di supereroi – spesso l’Uomo Ragno oppure l’ultimo Batman – la pellicola dei fratelli Russo ha comunque qualche buona freccia al suo arco e le due ore e un quarto scorrono quasi senza intoppi. Fatta la tara sugli inevitabili effetti speciali che allungano un po’ il brodo specie nell’interminabile finale – ma, si legge qua e là, si è cercato di ridurre quanto possibile la grafica al computer in favore di un approccio ‘analogico’ – emerge una struttura della storia, più complessa della media, che prende a prestito in abbondanza dal thriller spionistico con una serie di disvelamenti e cambi di prospettiva che colpiscono nel segno. Continue reading Captain America – Il soldato d’inverno

Ciao Gianluca

Noi di Tempiduri non abbiamo avuto la fortuna di incontrare Gianluca Perdoni, ma l’abbiamo conosciuto per la sua attività di giornalista e per il suo amore per i colori del Piacenza Calcio.

Una morte giovane lascia attoniti, senza parole. Ci limitiamo perciò, per quel che può valere, a stringere in un abbraccio la famiglia e chi gli ha voluto bene.

Ti sia lieve la terra, Gianluca, e salutaci l’Ingegnere, quando lo incontri.

Doppio Volpe, al Piace basta cosi (www.liberta.it)

Il Piacenza non deve nemmeno spingere troppo sull’acceleratore per piegare un Pontisola in completo disarmo e che si presenta al Garilli infarcito di ragazzini. La squadra di VIali attende un tempo di nulla totale, ma durante il quale Ferrari compie mezzo intervento, prima di accecare i bergamaschi con le gemme dello scugnizzo Volpe, che si arrampica così a quota nove nella classifica cannonieri.
Tutta qui una partita che riserva pochissime emozioni e che l’undici di Del Prato interpreta senza infamia, ma priva del fuoco sacro che solitamente contraddistingue le sfidanti dei biancorossi. Memori del pessimo scivolone di Inveruno, Tognassi e compagnia palesano immediata concentrazione militare, in alcune circostanze pure a discapito della precisione nella trasmissione del pallone. Risultato: zero azioni manovrate, ma soltanto alcune accelerazioni individuali firmate da chi solitamente i coast to coast li innesca, come Bovi ed Emiliano, anziché cercare di finalizzarli. A proposito di Bovi: al rientro, il centrocampista di Viali dimostra una volta di più quanto possa risultare prezioso l’apporto di fosforo unito ad una sapienza tattica evidente nel terzetto di centrocampisti completato da Pignat spostato a sinistra, e Tacchinardi, braccio destro. Volpe scavalla a destra e sostiene molto da vicino le bocche da fuoco Amodeo e Marrazzo, con quest’ultimo che torna a troneggiare nel cuore dell’altrui difesa. Continue reading Doppio Volpe, al Piace basta cosi (www.liberta.it)

Ida

(Ida, Pol/Den 2013)

In un mondo dai gusti ciclici come quello della musica rock è capitato più volte che alcuni artisti si rifacessero a sonorità di un periodo precedente e vi applicassero una tale dedizione da essere pari (o anche meglio) rispetto agli originali: negli anni Ottanta, i Chesterfield Kings furono tra i migliori fra coloro che riportarono in vita – anche negli aspetti esteriori – il garage-rock di due decenni prima e, ai giorni nostri, uno come Jonathan Wilson dà l’impressione di essere in ritardo di almeno una trentina d’anni sul giusto momento storico.
A considerazioni analoghe mi ha portato la visione del nuovo film del polacco Pawlikowski: sarà l’ambientazione nei primi anni Sessanta, sarà la fotografia in bianco e nero o magari il vecchio stile evocato dal formato ‘quadrato’, ma l’impressione è quella di trovarsi davanti a una pellicola che sta in un luogo ideale a mezza via tra la nouvelle vague e il primo Polanski, senza dimenticare l’immancabile tocco bergmaniano (non lascia spazio a dubbio alcuno l’inquadratura del mattino dopo la notte d’amore tra Ida e il sassofonista che la inizia, tra le altre cose, a Coltrane). L’eccesso di calligrafismo, in effetti, lascia a volte perplessi, ma la maniera è lavorata con perizia e suona bene assieme alla materia raccontata.
Con un’asciuttezza ammirevole, in soli ottanta minuti contrassegnati da dialoghi essenziali e, soprattutto, significativi silenzi, il regista polacco narra una storia semplice che però tocca temi di notevole consistenza che vanno dal rapporto tra religione e vita quotidiana alla responsabilità personale di fronte alla storia (con la minuscola, ma anche con la maiuscola), con sullo sfondo l’oppressione del regime. Tutti argomenti che potrebbero far pensare a chissà quale pesantezza, invece Pawlikowski e la sua co-sceneggiatrice Rebecca Lenkiewicz procedono per accenni, lasciando allo spettatore il compito di trarre le conseguenze. Continue reading Ida

Gaio Giulio Cesare: “La guerra gallica”

Guarda 'La guerra gallica' su aNobii Il classico – con riferimento sia allo status del titolo, sia al periodo storico – ispira comunque una certa reverenza: se poi vi si innesta la frequentazione scolastica, anche se addolcita dal ricordo di parafrasi goliardiche, la reverenza suddetta si trasforma in diffidenza, micidiale reazione che ha fatto la sfortuna di numerosi libri. In questo caso, si aggiunge in più la maliziosa (ma vera) considerazione che la storia viene scritta sempre dai vincitori e quindi l’approccio al ‘De bello gallico’ non si rivela certo dei più facili: però la versione dei Galli non la sapremo mai, a far da contrappeso possono sempre servire le meravigliose avventure di Asterix, e questa è un’opera che merita assolutamente di essere letta.
La sua fortuna, proprio dal punto di vista letterario, è che si tratti di ‘commentarii’, ovvero del racconto in breve differita dei fatti in qualcosa che sta a mezza via tra il diario e il rapporto da redarre per il senato: cronaca veloce, ficcante, non troppo meditata che – proprio per questo – finisce per trascinare il lettore a destra e a manca per un territorio vastissimo e, dal punto di vista romano, quasi sconosciuto. Le legioni di Cesare vanno dalle Alpi alla Britannia e dall’Atlantico alla Germania Continue reading Gaio Giulio Cesare: “La guerra gallica”

Ty Segall: “Sleeper”

(Drag City 2013)

Il bisogno di parcheggiare la band in garage e di rallentare l’attività produttiva si è, per Ty Segall, intrecciato a (e con ogni probabilità, è stato anche causato da) un periodo difficile nei rapporti con la sua famiglia d’origine.
Anche l’esigenza espressiva è cambiata e così il musicista di Laguna Beach ha staccato la spina e si presenta in queste canzoni armato quasi esclusivamente di voce e chitarra acustica. La prima è sottile e sofferta, il tocco sulle corde delle seconde è di stampo classico: come interprete folk Segall risulta perfettamente attendibile – e certo più di quanto si potesse pensare – e le sue canzoni, in cui si riflettono solo di striscio i problemi personali, si fanno ascoltare senza particolari momenti di stanca (ad eccezione della sola ‘Sweet C.C.’ e malgrado il notevole fingerpicking).
Ovviamente, l’imprevedibilità non è la caratteristica principale di questi brani, ma oltre che una lodevole brevità complessiva, il loro autore si sforza di inserire qualche particolare o qualche deviazione con lo scopo di tener desta l’attenzione: se tra i secondi possiamo indicare la conclusione elettrica di ‘The man man’ (la cosa più rock assieme all’incedere più squadrato di ‘The keeper’) e l’andamento paludoso che accompagna il falsetto di ‘Queen lullabye’ Continue reading Ty Segall: “Sleeper”

Piacenza, addio al secondo posto ? (www.liberta.it)

L’Inveruno si conferma bestia nera delle piacentine e, dopo il pesante successo dell’andata conquistato allo stadio Garilli, strapazza ancora una volta il Piacenza.
Nonostante il consueto, seguito di supporters (circa 250 tifosi hanno seguito la trasferta), i biancorossi sbagliano l’approccio alla gara, regalando il primo tempo agli avversari, e nella ripresa, complici diversi episodi sfortunati tra cui un gol annullato per dubbio fuorigioco, non riescono piu a riacciuffare i gialloblu. L’avvio del match é subito scoppiettante, con Sarr che dopo appena tre minuti di gioco coglie la traversa di testa sugli sviluppi di un corner. Al 12’ ancora Inveruno pericoloso con Greco, il cui tiro da una trentina di metri termina di poco alto sulla traversa della porta difesa da Ferrari.
Il Piacenza risponde con il tiro dalla distanza di Rossi che però finisce preda dell’estremo difensore gialloblù (22′). Dopo altri tre minuti, l’Inveruno passa in vantaggio: la conclusione da fuori area di Broggini prende in pieno il palo, ma sul pallone si avventa prontamente Sarr, che sigla il suo primo gol della giornata. Al 27′ è Lazzaro a scaldare i guantoni di Ferrari, costringendolo ad un gran intervento su una punizione. Continue reading Piacenza, addio al secondo posto ? (www.liberta.it)

Lei

(Her, USA 2013)

Dopo una pausa di circa quattro anni, Spike Jonze scrive e dirige un’acuta analisi dei sentimenti narrando la parabola di un amore, partendo dalle incertezze seguite dall’eccitazione iniziale (come nella bella scena del luna-park) per giungere alle prime diffidenze che sfociano, senza colpa specifica di alcuno, in un addio: la particolarità che tale amore sia quello tra un uomo e una macchina non pare avere troppa importanza.
In quella che, tecnicamente, è una storia di fantascienza, Theodore vive in un mondo incapace di comunicare tanto da aver bisogno di società specializzate anche per scrivere una semplice lettera. Il suo matrimonio, rievocato con indovinate sequenze mute, è appena andato a rotoli e la consolazione arriva da un nuovo sistema operativo senziente che si adatta alle esigenze dell’utente: pure troppo perché, autonominatosi Samantha e dotato di un’affascinante voce femminile, esso dà il via a un rapporto sempre più stretto che, quasi inavvertitamente, si trasforma in una storia romantica. Theodore non è l’unico a vivere un’esperienza simile, ma l’equilibrio che trova accanto a Samantha compensa le traballanti relazioni con le donne in carne e ossa – esemplificate dal disastroso appuntamento al buio con la fascinosa Olivia Wilde – e lo aiuta a superare l’amore che ancora sente per la ex-moglie: le differenze, però, emergono e la fine si delinea sempre più inevitabile anche se straziante per entrambi.
Per raccontare una storia simile andando avanti due ore senza cadere nella banalità o nella sdolcinatezza, bisogna essere bravi e Jonze conferma tutto il suo talento tessendo una trama delicata e stando ben attento a che non si strappi. L’unica critica che gli si può muovere è che la parte conclusiva patisce qualche irresolutezza, come se il regista non sapesse bene come chiudere la vicenda, tanto che la ‘fuga’ dei sistemi operativi suona un po’ forzata: il resto della sceneggiatura è pero brillante nel suo alternare i momenti più intensi a tocchi di commedia davvero gustosi (impagabili la trovata del gatto nero e il piccolo alieno del videogioco – in originale con la voce di Jonze) coinvolgendo lo spettatore per mezzo di una fascinazione sottile e avvolgente.
Non da meno è la parte visiva. La Los Angeles del futuro ha il profilo architettonico della Shanghai di oggi e nelle sue strade si muove un’umanità, blindata in se stessa, immersa in colori freddi che contrastano con le linee essenziali, ravvivate da tonalità nette e piene, degli interni disegnati dalle scenografie di Gene Serdena. Su tale sfondo, la macchina da presa segue con insistenza Joaquin Phoenix Continue reading Lei

Lloyd Cole: “Standards”

(Tapete 2013)

Lloyd Cole è un altro che, avendo cominciato dalla cima, ha potuto solo scendere. Dopo l’esordio con quel gioiello che ha per titolo ‘Rattlesnakes’ (insieme ai Commotions di cui faceva parte il Blair Cowan che qui suona le tastiere) l’artista inglese non ha più saputo ripetersi: i primi scricchiolii, già avvertibili nel successivo e poppeggiante ‘Easy pieces’, annunciavano una normalizzazione che si è riflessa poi in cantautorato troppo spesso poco incisivo.
Dopo qualche delusione, avevo così abbandonato la pista dell’uomo e la speranza nel suo percorso musicale: questo disco è perciò una piacevole sorpresa perché mostra un Cole che, girata la boa dei cinquanta, riporta tutto a casa e pubblica una raccolta di canzoni che magari non farà gridare al miracolo, ma è comunque assai valida e dimostra che qualche sprazzo di classe il nostro lo sa ancora tirare fuori.
La ‘casa’ di cui sopra sono, ovviamente, i Velvet Underground e, meglio ancora, Lou Reed per un’ispirazione visibile dietro i Serpenti a Sonagli come sullo sfondo di questi undici brani Continue reading Lloyd Cole: “Standards”

Il vero Piace e’ tornato e cala il tris (www.liberta.it)

La versione piccola piccola del Piace, quella di poche settimane fa ancora alle prese con traumi più o meno digeriti, una gara come quella vista ieri non l’avrebbe
condotta in porto con simil profitto. La nuova anima dei biancorossi consente invece di
tenere a bada i bollenti spiriti del modesto Darfo Boario e reggere per oltre mezz’ora in inferiorità numerica. La risalita continua: la squadra di Viali occupa ora la quarta posizione, a 4 punti dalla seconda occupata dall’Inveruno che sarà la destinazione di Volpe e soci domenica prossima. Continue reading Il vero Piace e’ tornato e cala il tris (www.liberta.it)