The hateful eight

(The hateful eight, USA 2015)

Anche se è citazionista fin dal titolo (8½ di Fellini), il nuovo film di Quentin Tarantino va guardato – come del resto i suoi predecessori – per sè così da poter apprezzare appieno la capacità del regista di saper integrare gli spunti altrui nella propria visione cinematografica. Se la consistenza di quest’ultima fosse di poco valore, il patchwork di ispirazioni finirebbe per risolversi in uno sconclusionato accumulo invece di riuscire a tenere sulla corda lo spettatore per tre ore malgrado l’impianto quasi teatrale in cui le chiacchiere sono per lungo tratto più importanti dell’azione.
Come nel lavoro precedente, il cineasta di Knoxville parte dal western e poi divaga: là c’erano la blaxploitation e il melodramma sudista, qui se l’ispirazione prende le mosse dal cinema horror ben presto ci si sposta nei territori del giallo e del noir in cui si dipana la mortale partita a scacchi (o, visti il tempo e i luoghi, a poker) tra i protagonisti. Lo stesso autore ha indicato ne ‘La cosa’ (da cui Morricone recupera un brano per una colonna sonora bella ma non invadente) l’influenza principale e certo c’è molto dei temi cari a Carpenter in un gruppo di persone che non si fidano l’una dell’altra costrette a convivere per una minaccia esterna in uno spazio ristretto, ma la sceneggiatura, oltre a richiamare l’abusato ‘Dieci piccoli indiani’ (di cui riprende – attenzione, spoiler! – alla lettera il titolo originale), mostra tratti che sarebbero piaciuti all’Hitchcock più claustrofobico, magari dalle parti di ‘Nodo alla gola’. Continua la lettura di The hateful eight

Alan D. Altieri: “Terminal war – 1. Juggernaut”

Juggernaut Quandoque bonus dormitat Homerus.
L’uomo che ha raccontato l’apocalisse nella Germania del Seicento, nelle Highlands scozzesi o ancora sulla disperata isola di Katawan con un’efficacia che ha pochi eguali inciampa proprio sul più bello, cioè quando l’ambientazione fantascientifica dovrebbe consentirgli di sbrigliare la fantasia per scendere ancor più a fondo negli abissi dell’umanità. Chissà, forse erano proprio i limiti dati dalla Guerra dei Trent’anni e dal groviglio spionistico nella seconda metà del Novecento a rendere così potenti le immagini degli altri romanzi: i tratti distintivi sono tutti al loro posto anche qui, ma l’arma – anche se state-of-the-art prodotta dalla Gottschalk-Yutani – fa a sorpresa cilecca. Continua la lettura di Alan D. Altieri: “Terminal war – 1. Juggernaut”

Piacenza fermato sull’1-1 dall’Olginatese (www.sportpiacenza.it)

Un Piacenza sprecone si fa fermare dall’Olginatese sull’1-1. Alla rete di Marzeglia nel primo tempo, risponde il gollonzo di Mazzini nella ripresa che colpisce sfruttando un’incertezza del portiere biancorosso Boccanera. I ragazzi di Franzini lasciano sul campo 2 punti dopo la migliore prestazione del girone di ritorno, sovrastando l’avversario per ampi tratti di gara ma dovendo alla fine interrompere il filotto di vittorie a 5. Si allunga invece la serie utile che è ormai arrivata a 18 partite senza perdere. Dovesse arrivare un risultato positivo con la Varesina, sarebbe un girone intero senza sconfitte. Sugli altri campi che interessano da vicino i biancorossi, il Seregno cade a Grumello e perde ulteriormente terreno dalla capolista, mentre il Lecco, nel posticipo serale, ha l’occasione per rosicchiare punti sul campo della Pro Sesto. Continua la lettura di Piacenza fermato sull’1-1 dall’Olginatese (www.sportpiacenza.it)

Keith Richards: “Crosseyed heart”

(Virgin 2015)

Dopo ventitre anni, Richards ritorna con un disco solista in cui non fa altro che variare sul tema dei due che l’hanno preceduto: un lavoro che si configura, in sostanza, come una sorta di ricreazione dalla casamadre, dove si suona per il gusto di suonare la musica che più piace senza dover dimostrare niente a nessuno e, soprattutto, con fuori dai piedi il maniacale compagno di tante battaglie, sostituito dagli Xpensive Winos e dagli altri ottimi musicisti che sono anche le conoscenze di una vita.
Ecco allora l’accento puntato sul blues, con qualche pezzo più rock per accendere gli animi e alcune ballate che confermano quanto Keef sia, in fondo, un romanticone: Continua la lettura di Keith Richards: “Crosseyed heart”

Il figlio di Saul

(Saul fia, Hun 2015)

L’Olocausto è materia vasta, ma già ampiamente sfruttata e la ricerca di una nuova via per raccontarlo diventa quasi obbligata per evitare i rischi della banalizzazione più o meno lacrimevole: affrontare l’argomento utilizzando gli stilemi del film da festival è aggiungere sfida alla sfida con una certa dose di sorvegliata incoscienza.
Partendo da simili, impegnativi premesse, l’esordiente ungherese Nemes realizza un’opera dalla controllatissima struttura formale attraverso la quale ricostruisce l’orrore dei campi di concentramento e, soprattutto, il livello zero di umanità in essi raggiunto: ne scaturisce un lavoro che, unendo mirabilmente estetica ed etica, colpisce con vigoroso impatto traendo forza dalla messa al bando di qualsiasi patetismo.
Grazie all’ottimo contributo della fotografia di Mátyás Erdély, il regista sceglie un inusuale formato in 4:3 con cui pedinare attraverso ossessivi e lunghissimi piani sequenza (magistrali fin dal primo e tremendo riguardante la camera a gas) il protagonista adottandone il punto di vista pressoché autistico: Continua la lettura di Il figlio di Saul

Piacenza di giustezza, Ciliverghe battuto 3-1 (www.sportpiacenza.it)

E’ la serata horribilis dei portieri l’anticipo del venerdì tra Piacenza e Ciliverghe. La spunta ancora una volta la squadra di Franzini, che si giova di un super Cazzamalli (doppietta) e di un’autorete di Bertazzoli in apertura di ripresa. I ragazzi di Terraroli hanno tenuto botta, pareggiando con una prodezza di Mauri agevolata da un’indecisione di Boccanera, ma sono stati trascinati a picco dalla giornata no di Battaiola, inchinandosi poi alla superiorità della capolista, giunta al diciassettesimo risultato utile consecutivo e con un bottino in tasca di 66 punti in 25 giornate che ha dell’incredibile.
Una gara che si è aperta con un siparietto curioso sugli spalti, dove i tifosi biancorossi della Curva hanno esposto una schiera di cartelli con uno slogan colorito a sostegno delle dichiarazioni della vigilia di Arnaldo Franzini, che aveva polemizzato contro chi aveva definito fortunosa la vittoria del Piacenza a Monza. Continua la lettura di Piacenza di giustezza, Ciliverghe battuto 3-1 (www.sportpiacenza.it)

Carlo Rovelli: “Sette brevi lezioni di fisica”

Sette brevi lezioni di fisica Con modi garbati ed esposizione brillante intessuta di citazioni soprattutto shakespeariane, l’autore – fisico di una certa fama che lavora, ovviamente, all’estero – riassume i progressi avvenuti nel suo campo d’azione durante il Novecento: si tratta di salti in avanti di tale portata che hanno smontato la visione dell’esistente che dominava alla fine del diciannovesimo secolo per costruirne una completamente nuova.
Le prime sei lezioni prima analizzano le teorie fondamentali – la relatività, la meccanica quantistica – e poi ne descrivono le conseguenze sul modo di pensare l’estremamente grande (ovvero l’universo) e l’infinitamente piccolo (la struttura ultima della materia). Le spiegazioni dell’autore si sforzano di essere semplici perché vogliono solo dare un’idea generale evitando le implicazioni, ma non sono comunque semplicistiche, così che alcuni paragrafi vanno letti con attenzione Continua la lettura di Carlo Rovelli: “Sette brevi lezioni di fisica”

C Duncan: “Architect”

(FatCat 2015)

Cristopher Duncan è nato a Glasgow allo scadere degli anni Ottanta e lì ha scritto e registrato il suo primo album dando la propria, corposa versione di quel che si può definire ‘pop da cameretta’.
Il giovanotto si dimostra autore di belle canzoni che avvolge in suoni stratificati realizzati grazie all’elettronica – soprattutto tastiere e battito sintetico – alluvionandole poi, spesso e volentieri, con cori angelici costruiti attraverso la sovrapposizione multipla della voce: quando non si distrae causando un eccesso di zuccheri che rischia di fare male, il risultato è una musica sognante che si rivela estremamente piacevole sin dal primo ascolto. Continua la lettura di C Duncan: “Architect”

Piacenza cannibale a Monza: è 0-2 al “Brianteo” (www.sportpiacenza.it)

Un Monza volenteroso viene sbranato da un Piacenza cannibale. La squadra di Franzini era rabberciata, priva di 5 titolari, acciaccata, ma ha comunque fatto valere la legge del più forte con un gol per tempo a firma di Galuppini e Taugourdeau. Un pizzico di fortuna ha teso una mano agli emiliani quando Sokoli ha colpito un palo a Boccanera battuto, al 12’ del secondo tempo, che sarebbe valso l’1-1, ma considerati i tanti infortuni, da ultimo quello di Matteassi alla vigilia del match che si aggiungeva a una lista già lunga, i biancorossi un piccolo credito con la buona sorte lo potevano esigere.
La gara è stata vivace, intensa, con due squadre che hanno giocato a viso aperto e senza badare troppo ai tatticismi. L’ha sbloccata Galuppini a metà del primo tempo, risolvendo una mischia nel cuore dell’area sugli sviluppi di un corner di Minincleri, dopo la sfuriata iniziale del Monza che comunque non ha spaventato più di tanto Boccanera. La rovesciata di Sokoli, alta di poco, è frutto della reazione dei padroni di casa al gol subito.
La ripresa si apre, come dicevamo poc’anzi, con il palo preso dal solito Sokoli che devia come può una conclusione di Soragna; il Piacenza soffre ed è sulle gambe, poi ecco l’episodio chiave del match al 22’ s.t.: Sokoli trattiene Saber lanciato a rete, l’arbitro espelle il giocatore brianzolo e il guardalinee si avvicina all’area di rigore dando a tutti l’impressione del penalty. Dopo le furiose proteste dei locali sugli spalti e in campo, l’arbitro si consulta con l’assistente e fa calciare una punizione dal limite. Se ne incarica Taugourdeau che fa secco Radaelli facendo esplodere i tanti piacentini nella curva ospite. Su questo episodio, considerando anche l’inferiorità numerica dei padroni di casa, di fatto si conclude il match che da lì in poi non darà più grosse emozioni. Continua la lettura di Piacenza cannibale a Monza: è 0-2 al “Brianteo” (www.sportpiacenza.it)

Revenant – Redivivo

(The revenant, USA 2015)

Una persona sola intrappolata in una situazione all’apparenza senza scampo dalla quale può uscire solo facendo affidamento sulle proprie forze, un aiuto che giunge insperato, un sentimento forte che aiuta a superare le asperità: dopo il raffinato gioco psicologico e teatrale di ‘Birdman’, Iñárritu affronta i grandi spazi in un epico filmone di oltre due ore e mezza intrecciando alcuni temi classici del western (la fellonia e la conseguente rivalsa) assieme al racconto di sopravvivenza.
Alla base della storia sta l’avventura di Hugh Glass, lasciato per morto sull’alto corso del Missouri in seguito all’assalto di un orso – molto bella la costruzione dell’intera scena con il bestione che sbatacchia il buon Leo qua e là – ma capace di cavarsela malgrado le ferite e il gelo invernale: il regista e il co-sceneggiatore Mark L. Smith ci hanno aggiunto un figlio mezzosangue (Forrest Goodluck) ucciso dal cattivo di turno Fitzgerald per alimentarne il desiderio di vendetta in un universo popolato di uomini brutti, sporchi – chi volete che si lavasse con delle temperature del genere? – e cattivi. Continua la lettura di Revenant – Redivivo

Autori vari: “Gramloni”

Gramloni - Da Adami a Rizzitelli, da Tentoni a Gervasoni Ispirato da ‘Bidoni’ di Fulvio Zara (qui autore di una nota introduttiva) un gruppo di giornalisti piacentini ha deciso di rievocare i protagonisti in negativo della parabola del Piacenza Calcio sotto le presidenze Garilli che l’hanno condotto dalla polvere sugli altari e poi ancora nella polvere o forse un po’ più giù.
Dalla C2 di metà anni Ottanta alla serie A fino al fallimento, il materiale umano non è mancato: accanto a giocatori discreti, buoni od ottimi, sono sfilate comparse con i piedi quadrati o dal passo troppo compassato, giovani di belle speranze mai sbocciate o anziani ormai sfiatati la cui memoria – per le tortuose vie del pensare tifoso – è sopravvissuta in modo simile a quella di chi era bravo realmente.
E’ chiaro che il giochino fa piacere in special modo a chi quelle stagioni le ha vissute frequentando con una certa assiduità lo stadio: Continua la lettura di Autori vari: “Gramloni”

La corrispondenza

(Ita 2015)

Sono numerose le eco che si possono percepire durante la visione dell’ultimo film di Tornatore, con l’ovvio predominio della narrazione amorosa ai tempi dell’elettronica che fa diventare in qualche maniera realizzabile la trasformazione della lontananza in vicinanza.
La smaterializzazione del rapporto fisico e il suo mutamento in una relazione virtuale comunque soddisfacente – l’appassionato bacio di apertura lascia il posto a una serie di schermi di varie dimensioni – fa pensare al più recente lavoro di Spike Jonze, ma soprattutto a molte tematiche di David Cronenberg, del quale non può mancare l’ossessione della carne deformata e/o rinata (da quella in pixel di Ed a quella di Amy messa a repentaglio con insistenza prima di formarsi imperfetta opera d’arte) in una connessione che viene rafforzata dalla presenza di Jeremy Irons.
Dietro a simili componenti di modernità, la vicenda di un amore che continua oltre la morte consente di intravedere peraltro dei tratti ottocenteschi Continua la lettura di La corrispondenza

Magia di Galuppini, Grumellese superata in extremis (2-1) (www.sportpiacenza.it)

E’ dolce il pomeriggio del Piacenza grazie alla magia su punizione di Galuppini che a tempo scaduto regala la vittoria ai biancorossi mentre da Lecco rimbalza la notizia del pareggio dei lombardi e la classifica che assume contorni deliziosi, da conto alla rovescia. Non è un bel Piacenza quello che si sbarazza della Grumellese, bene nel primo tempo quando la squadra di Franzini sblocca il risultato e sembra controllare agilmente una partita facile facile. L’altro lato della medaglia della supremazia emiliana, però, è il rischio di addormentarsi sulla propria bellezza e infatti nella ripresa la Grumellese prima schiaccia il Piacenza nella propria trequarti, poi pareggia e infine cade solo sotto il colpo di San Galuppini che spedisce tutti a casa con il sorriso stampato sul volto e un +15 in classifica – su Lecco e Seregno – che profuma davvero di promozione. L’unica nota stonata è il quarto gol consecutivo subito, la difesa non è più la roccaforte del dogma franziniano, tuttavia si tratta di un dettaglio in un mare di superiorità perché la vittoria è frutto della panchina, dei nervi, della voglia di ribadire che al Garilli fanno festa sempre e solo i biancorossi e i numeri sono lì a testimoniarlo: 11 vittorie e un pareggio su 12 confronti. Detto così è meglio: 34 punti conquistati su 36 disponibili.
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La grande scommessa

(The big short, USA 2015)

Quali siano state le conseguenze della crisi finanziaria innescatasi nel 2008 non ci limitiamo a saperlo, ma ne sentiamo, chi più chi meno, ancora gli effetti: i motivi all’origine del crollo restano però per la maggior parte avvolti in una fitta nebbia creata spesso e volentieri dall’utilizzo di qualche involuta formula di comodo per celare le colpe di un capitalismo privo di freni. Proprio di fare chiarezza sulle responsabilità, specie se inconfessabili, si incarica il film di Adam McKay che, assieme a Charles Randolph, ne ha tratto la sceneggiatura da un libro di Michael Lewis raccontando di come le maggiori banche, d’affari e non, abbiano costruito l’abnorme bolla immobiliare facendo i soldi sul nulla di mutui concessi senza alcun controllo solo per alimentare i prodotto che li includevano.
‘La grande scommessa’ azzarda la scomoda incombenza di mettere chi guarda di fronte a una verità che dà fastidio e, per farlo, si sforza di portare alla luce del sole ciò che si nasconde dietro agli astrusi tecnicismi che gli apprendisti stregoni della finanza utilizzano per non far capire quel che stanno trafficando: impervia impresa affrontata tenendo altissimo il numero dei giri e giocando il registro della commedia, seppur acida, con una tale efficacia da riuscire a non annoiare in nemmeno per un minuto delle oltre due ore di durata. Il merito va innanzitutto a una scrittura serrata e a una serie di trovate che insaporiscono il piatto rendendolo estremamente gustoso: il racconto arguto fatto dalla voce sopra di Jared (Ryan Gosling), i personaggi che dialogano di tanto in tanto con lo spettatore, le excusationes non petitae dei ‘non è andata proprio così’ riguardo ai passaggi più romanzati, le figure reali ed esterne alla trama che chiariscono i concetti davvero ostici (la prima scelta era Scarlett Johanson, ma Margot Robbie immersa nella schiuma che spiega i CDO suggerisce l’inevitabile strizzata d’occhio a un altro film di cannibali come ‘The wolf of Wall Street’). Continua la lettura di La grande scommessa

Mélanie de Biasio: “No deal”

(Play It Again Sam, 2013)

Un disco conciso, denso e tanto oscuro che, come un buco nero, non lascia sfuggire neppure un filo di luce: troppo facile pensarlo come degno prodotto di un Belgio, non si sa quanto figlio dei luoghi comuni, che all’immaginazione si presenta piatto, umido, provinciale, di quella provincia che un altro suo figlio famoso – benché ben presto riparato in Francia – ha così acutamente descritto in tutta la piccolezza d’animo dei suoi abitanti.
Sarebbe un’ottima colonna sonora per uno dei desolati noir di Simenon, questo secondo disco di Mélanie de Biasio – Continua la lettura di Mélanie de Biasio: “No deal”

Per i tifosi del Piace i tempi sono sempre duri …

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