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In concerto – Leadbelly Rossi

17 giugno 2017 – Monticelli d’Ongina, circolo ARCI ‘Amici del Po’.

Originario di Cardano al Campo in provincia di Varese (un postaccio, a sentir lui), Angelo Rossi si porta a spasso un nome d’arte pesantissimo, ma lo onora in due ore di musica che, malgrado il genere non brilli per immediatezza nei confronti di un pubblico non anglofono, scorrono piacevoli e inavvertite.
Sempre inserito nell’ambito del festival ‘Dal Mississippi’ al Po’, il concerto si svolge in una serata fresca e ventilata (pure troppo) che fa presto dimenticare la calura del giorno: Rossi, fiancheggiato dalla bassista Silvia Preda, inizia che i tavoli sono ancora popolati di commensali e, benché il suo sia un approccio per forza di cose poco invasivo, comincia ben presto a conquistarsi l’attenzione degli astanti che finiscono per appassionarsi tanto che almeno una trentina rimangono fino ai saluti quando è da poco passata la mezzanotte. Continua la lettura di In concerto – Leadbelly Rossi

In concerto – Sula Ventrebianco

15 luglio 2017 – Monticelli d’Ongina, Società Canottieri Ongina.

Grazie all’amicizia con il concittadino Ivan Martani, è insolitamente stretto il rapporto che lega i Sula Ventrebianco, napoletani di Forcella, alla realtà monticellese: dopo l’apparizione sul palco di Eppur Si Muove 2015 e la raccolta esibizione acustica agli ‘Amici del Po’, eccoli dunque impegnati allo Chalet in un concerto incentrato sul nuovissimo ‘Più niente’, uscito proprio quest’anno per la Ikebana Records.
A differenza delle altre due, suona però insolita anche la location: poco ci azzecca l’energico mix di stoner e grunge che il quintetto propone soprattutto dal vivo con una serata in cui predominano famiglie, chiacchierate e partite a carte. Se ci si aggiunge la scarsa pubblicizzazione dell’evento, la conseguenza è inevitabile: quando i giovanotti iniziano a suonare con una quarantina di minuti di ritardo sul comunque improponibile orario delle 21.30, fatica ad arrivare a venti il numero degli interessati, di cui solo la metà in piedi davanti ai musicisti.
Quasi per controbilanciare, i SVB partono imbracciando lo spadone Continua la lettura di In concerto – Sula Ventrebianco

War machine

(War machine, USA 2017)

In casi come questo è assolutamente necessario separare la sostanza del film in quanto tale dalla sovrastruttura creata dalle polemiche: ‘War machine’ è stato prodotto da Netflix e non è mai andato in sala, ma ha una sua dignità cinematografica a prescindere dal sistema di distribuzione. Poi può piacere o non piacere, ma questo è un altro discorso: lo apprezzerà chi si è divertito con la satira cerebrale di ‘Burn after reading’, mentre resteranno delusi coloro che – magari ingannati dai trailer – si aspettano chissà quali matte risate.
Va infatti detto subito che non si ride quasi mai e, quando lo si fa, si rimane comunque a denti stretti: la presa per i fondelli dell’intervento (e dell’atteggiamento) militare sttunitense in giro per il mondo è tanto netta quanto sconsolata. La sceneggiatura è tratta dal reportage pubblicato su Rolling Stones (e dal libro che ne è scaturito) che, a firma di Michael Hastings, costò al generale McCrystal il posto di comandante in capo in Afghanistan: è proprio la voce di un giornalista che accompagna l’intera vicenda, riuscendo a combinare la simpatia di fondo per l’uomo con gli errori (di tutti quanti) in campo militare.
Perché il protagonista Glen McMahon, brillante e famoso generale catapultato a Kabul e dintorni, è una brava persona e crede in quello che fa, circondato da un gruppo di uomini (fra i quali spicca il Greg Pulver di Anthonu Michael Hall) che lo seguirebbero ovunque a prescindere: peccato che sia anche del tutto astratto dalla realtà di un mondo che non conosce e non gli interessa conocere, Continua la lettura di War machine

In concerto – Bayou moonshiners

3 giugno 2017 – Monticelli d’Ongina, circolo ARCI ‘Amici del Po’.

In una delle tappe itineranti del festival blues piacentino ‘Dal Mississippi al Po’, giunge a Monticelli questo duo di origini veronesi dedito al culto della musica di New Orleans.
Stephanie Ghizzoni (voce, rullante con spazzole, washboard e kazoo) e Max Lazzarin (voce e piano) hanno vinto premi in Italia e in Europa e la loro esibizione, sia pure in un angolo un po’ sacrificato alla fine delle tavolate verso la piscina, risulta dapprima convincente e poi trascinante. Tanto è vero che i numerosi commensali presenti iniziano ad ascoltare magari un po’ distratti, ma la loro attenzione viene sempre più catturata fino al coinvolgimento nei cori e nei call-and-responses chiesti dai musicisti.
Seguendo un filo logico temporale, l’esibizione si avvia con Cabbage Head, un ripescaggio di fine Ottocento in cui il duo inizia a mettere in mostra la bella interazione fra le voci, tanto ruvida e fumosa quella di Max quanto profonda ma capace di inaspettato lirismo quella di Stephanie. A stretto giro di posta, il pianista omaggia uno dei suoi idoli nel rifacimento di Big Time Woman di Jerry Roll Morton e di lì prende il via un lungo girovagare tra blues, spiritual, gospel – comunque in vario modo conditi con le spezie della città della Louisiana – che conduce agli anni Sessanta e a Ray Charles, rifatto sia sul versante più confidenziale, sia in quello più scatenato grazie a una brillante riproposizione di Mess Around. Continua la lettura di In concerto – Bayou moonshiners

Gangster squad

(Gangster squad, USA 2013)

Tanto per dirne una: il vero Mickey Cohen verrà arrestato per evasione fiscale dodici anni dopo il 1949 qui raccontato. Una (non tanto) piccola considerazione che illustra bene come questa versione de ‘Gli intoccabili’ un quarto di secolo dopo l’originale finisca per suonare falsa e vuota. Per carità, la confezione è elegante assai: I costumi di Mary Zophres e le ambientazioni di Gene Serdena ricostruiscono la Los Angeles del secondo dopoguerra in maniera quasi iperrealistica, immersa com’è nei colori saturi e squillanti della fotografia di Dion Beebe, mentre la sceneggiatura di Will Beall (tratta dal libro di Paul Lieberman) viaggia abbastanza spedita, almeno fino a quando il livello di sospensione dell’incredulità rimane entro limiti ragionevoli.
Il sergente O’Mara (Josh Brolin) viene incaricato dal capo della polizia Parker (Nick Nolte, trent’anni di più del personaggio reale) di costruire una piccola squadra sotto copertura per contrastare l’affermazione dell’astuto e spietato ex-pugile Cohen (Sean Penn), intento a farsi largo negli ambienti del crimine organizzato a colpi di morti ammazzati. Malgrado le preghiere della moglie incinta (Mireiile Enos), O’Mara recluta il disincantato Wooters (Ryan Gosling) e poi pare scegliersi i suoi in modo da non scontentare le minoranze razziali, imbarcando l’agente nero Keeler (Anthony Mackie) e quello ispanico Ramirez (Michael Peňa) assieme al ‘Cowboy’ Kennard (Robert Patrick). Continua la lettura di Gangster squad

Jean-Yves Ferri e Conrad Didier. “Asterix e il papiro di Cesare”

Asterix e il papiro di Cesare Se Asterix è nato anche dai ricordi (incubi?) liceali di Goscinny e Uderzo legati alle versioni tratte dai commentarii cesariani, era inevitabile che qualcuno cercasse di chiudere il cerchio: a farlo è la nuova coppia di autori delle avventure del piccolo Gallo e relativa compagnia di giro in questo secondo volume che, dopo il più che discreto esordio di ‘Asterix e i Pitti’, raggiunge un livello qualitativo davvero notevole.
Lo spunto è il libro del ‘De bello gallico’ riguardante i problemi con il ben noto villaggio scritto da Cesare per completezza storica, ma espunto per questioni di marketing: in seguito a una fuga di notizie, il testo carambola fino in Armorica, inseguito dall’editor del condottiero e dagli immancabili legionari più o meno imbranati. Visto che la tradizione gallica è orale, un druido si incarica di memorizzarlo e, di bocca in orecchio, esso giunge nella Parigi degli anni Cinquanta… Continua la lettura di Jean-Yves Ferri e Conrad Didier. “Asterix e il papiro di Cesare”

Kings of Leon: “Walls”

(RCA 2016)

Non so perchè mi intestardisco a dare sempre un’ultima possibilità ai Kings of Leon. Forse in ricordo del piacevole southern rock dell’esordio di ‘Youth & young manhood’, ma nel frattempo è trascorsa una dozzina abbondante di anni e quelle sonorità si sono ormai perse, sostituite da un corporate rock che è innocuo come sottofondo, ma finisce per innervosire a un ascolto attento.
Può darsi che, come orecchiato qua e là, i temi personali influenzino queste dieci canzoni, come l’amicizia con la bottiglia del cantante Caleb Followill, ma la temperatura resta sempre vicina allo zero: i restanti tre fratelli macinano con indubbia dedizione, ma, al netto delle non memorabili parti solistiche di Matthew alla chitarra, ci pensano le tastiere e i sintetizzatori di Liam O’Neil a spandere una patina di monotonia. Continua la lettura di Kings of Leon: “Walls”

Cesare Pavese: “La casa in collina”

La casa in collina Se è vero che, come pare almeno in parte leggendo la vita dello scrittore, siamo di fronte a un romanzo autobiografico, Pavese aveva quantomeno dei grossi dubbi su se stesso, sul suo mondo e su come era andata sviluppandosi la propria esistenza: il protagonista Corrado è infatti non solo un uomo senza qualità, ma mette pure in mostra difetti tali che vien voglia di prenderlo a sberle quasi a ogni capitolo.
Oltre a configurarsi come la rappresentazione dell’intellettuale intento a crogiolarsi nel proprio complesso di superiorità mentre se ne sta chiuso in una torre d’avorio, egli è anche un pusillanime eternamente indeciso che, non riuscendo neppure a riscattare il vile comportamento giovanile nei confronti del primo amore, figurarsi se può far altro che rimanere in pratica paralizzato nell’istante in cui la guerra richiede una presa di posizione tanto che, quando decide di agire, lo fa soltanto per fuggire. Continua la lettura di Cesare Pavese: “La casa in collina”

Torneranno i prati

(Ita 2014)

A un certo punto, si ha l’impressione che manchi solo Marlon Brando intento ad accarezzarsi la pelata mentre mormora: “L’orrore”. Siamo lontanissimi – per ambientazione, impostazione e sensibilità – da ‘Apocalypse now’, eppure Olmi riesce a esprimere con altrettanta efficacia di Coppola la brutalità e l’insensatezza che caratterizzano ogni guerra distillando il proprio sguardo in ottanta minuti di tensione a volte insopportabile fino allo straniamento finale delle ‘confessioni’ dei soldati direttamente alla macchina da presa. Più che una storia, il regista bergamasco è interessato alla ricostruzione di un momento storico: quasi senza progressione narrativa, il suo lavoro è una sorta di fotografia della vita grama e della morte miseranda che i soldati dovettero affrontare al fronte nella prima guerra mondiale.
Dedicato al padre del regista che vi combattè, il film mostra un avamposto sull’Altopiano di Asiago in cui i fanti italiani sono obbligati a tenere la posizione a un passo dal nemico: letteralmente seppellito dalla neve (attesa con pazienza da Olmi prima di girare), il piccolo gruppo deve sopravvivere, oltre che al freddo e alla fame, agli ordini insensati che giungono da chissà dove mentre gli ufficiali intermedi sono ben contenti di mollare la patata bollente al tenentino di prima nomina (Alessandro Sperduti). Continua la lettura di Torneranno i prati

Piacenza-Parma 0-0

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 21 naggio 2017 – Lega Pro, play-off, andata ottavi di finale.

Brutta è stata brutta, con punte di totale inguardabilità sparse per tutto il primo tempo: la tattica è stata assoluta padrona e la prospettiva dei centottanta minuti ha aggravato la situazione.
Franzini imposta la partita come aveva già fatto contro squadre più forti, esempio massimo la Cremonese: avvio con iniziativa lasciata in mano all’avversario che viene pazientemente atteso sulla propria trequarti per poi cominciare a ripartire con sempre maggiore frequenza. Il Parma però non ha fretta, visto che la parità lo favorisce per il miglior piazzamento in campionato: gli ospiti fanno girar palla al ritmo compassato che si confà a una squadra in maggioranza di ultratrentenni, ma si guarda bene dallo scoprirsi più del dovuto.
Un atteggiamento che nasce in parte dall’esigenza di proteggere una difesa abbastanza lenta guidata dalle quaranta primavere di Lucarelli dolorante a un polpaccio, sebbene poco giustificabili siano gli errori a volte marchiani commessi da una squadra con simili nomi in rosa: si registrano diversi cross sballati e almeno un appoggio impreciso direttamente da rimessa laterale.
Il Piacenza si fa vedere in conclusione di tempo Continua la lettura di Piacenza-Parma 0-0

John Doe: “The westerner”

(Pledge Music 2016)

Magari è solo l’ennesima declinazione dell’adagio che si nasce incendiari e si muore pompieri, ma è innegabile che ci sia una nutrita pattuglia di musicisti che hanno brillato sotto le bandiere del punk che si sono avvicinati a una musica più tradizionale o, comunque delle radici. Il fenomeno è a dire il vero soprattutto statunitense e può avvenire con gradi diversi di intensità: nel caso di John Doe la traccia è segnata fin dal titolo e, soprattutto, dallo scoprire che il disco è stato coprodotto da Howe Gelb.
Ne esce un album che è contrassegnato da una fusione di country, rock e blues che pare ispirata da questo e quel luogo sui bordi di una zona desertica del Sud-Ovest, magari in quell’Arizona cantata in una delle tante ballate che caratterizzano il lavoro e intitolata per l’appunto Alone In Arizona. I momenti più rallentati lasciano immaginare un viaggio verso il tramonto o un falò sotto le stelle e si possono ascrivere fra i passaggi più affascinanti: Continua la lettura di John Doe: “The westerner”

Viva la libertà

(Ita 2013)

Come il successivo ‘Le confessioni’, questo è un film precisamente politico, ma con la differenza che evita la trappola dell’algida costruzione ideologica attraverso l’azzeccata umanità e la funzionale dinamica dei suoi personaggi. Tanto che, alla fine, laddove il messaggio riguardante i potenti potrebbe essere tacciato di semplicità se non di semplicismo (la casta lontana dalla gente i cui bisogni possono essere compresi da chi li guarda con animo diciamo così innocente, le lotte intestine con tanto di simil-D’Alema visibile in filigrana dietro al De Bellis di Andrea Renzi, il buonismo un po’ veltroniano che spunta qua e là), la storia che vi ruota attorno coinvolge e appassiona preferendo i toni della commedia – sia pur amara – confezionata in maniera mirabile: il risultato è che, benché ne siano successe di ogni nei quattro anni passati dalla prima uscita in sala, l’opera risulta ancora attuale.
Per raggiungere lo scopo, Andò prende spunto dal suo romanzo ‘Il trono vuoto’ e, assieme ad Angelo Pasquini, sfrutta al meglio il vecchio espediente del doppio. Enrico è il segretario disincantato di un grande partito d’opposizione – le citazioni più sopra non sono casuali – che decide di interrompere il traccheggiamento del potere facendo perdere le proprie tracce: per uscire dall’impasse, lo si sostituisce con il gemello Giovanni, professore che non ha tutti i giovedì a posto, ma sa unire a una notevole empatia le parole giuste per farsi ascoltare dall’uomo della strada. Continua la lettura di Viva la libertà

Georges Simenon: “Il cavallante della ‘Providence’”

Il cavallante della «Providence» Alla sua seconda uscita, sempre risalente al 1930, Simenon spedisce subito il suo Maigret in provincia per risolvere il mistero della morte di una bella e ricca signora trovata assassinata sotto un mucchio di paglia in una stalla lungo un canale laterale della Marna, tra Dizy e Vitry-le-François. L’interesse del commissario presto si appunta su due imbarcazioni, un piccolo ma lussuoso yacht al comando di un inglese alcolizzato marito della donna e una chiatta da trasporto trascinata dai cavalli accuditi dall’uomo del titolo.
La storia gialla è, seppur non trascendentale, ben costruita con l’autore che si preoccupa di sviare l’attenzione con falsi indizi per poi incanalare la narrazione verso la soluzione più ovvia: ciò che si rivela di maggior fascino è però la ricostruzione del piccolo mondo in cui si svolgono gli avvenimenti, mondo peraltro conosciuto dallo scrittore che visse per qualche tempo su un’imbarcazione ormeggiata in un canale. Continua la lettura di Georges Simenon: “Il cavallante della ‘Providence’”

Il maledetto United

(The damned United, Gbr 2009)

Di norma, al cinema gli sport faticano a funzionare e, fra di essi, il calcio è uno di quelli più difficili da maneggiare. Aggiungendo che il bel libro di David Peace da cui è tratto, con i suoi salti temporali e le variazioni del punto di vista narrativo, non è certo immediato da trasporre sullo schermo, il rischio che questo film fosse un glorioso fallimento non era da sottovalutare: l’abile penna di Peter Morgan è però riuscita a evitare tutti i trabocchetti, raccontando in maniera viva ed emozionante una storia del calcio che fu.
Come nel romanzo, il fulcro è nel passaggio dell’emergente allenatore Brian Clough (Michael Sheen) dal Derby County – portato dai bassifondi della Seconda Divisione al titolo di campione d’Inghilterra in una lunga serie di flashback – all’odiatissimo Leeds United appena lasciato dall’arcirivale Don Revie (Colm Meaney) per la panchina dei Tre Leoni: il suo sogno è portare la sua idea di calcio pulito in un ambiente abituato a qualsiasi bassezza pur di ottenere il risultato, ma l’unico frutto di una tal semina è venire inesorabilmente respinto. Continua la lettura di Il maledetto United

Norman Spinrad. “La civiltà dei solari”

La civiltà dei solari Il romanzo d’esordio di un venticinquenne a metà degli anni Sessanta: si spiegano in questa maniera con facilità le ingenuità nella costruzione della storia e gli sbandamenti idealistici che caratterizzano un libro che offre comunque un discreto intrattenimento contraddistinto da alcuni spunti brillanti.
La Confederazione dei mondi abitati dagli umani sta combattendo un conflitto secolare e perdente contro i feroci Duglaari riponendo l’unica speranza nel sistema solare originario (cioè il nostro) che si è da un paio di secoli come estraniato dall’alleanza (nonché dalla lotta). Quando una piccola nave terrestre compare sostenendo di avere la chiave per la vittoria, sorgono spontanei i sospetti, ma allo striminzito equipaggio di sei persone viene concesso di provare un abboccamento col nemico. Continua la lettura di Norman Spinrad. “La civiltà dei solari”