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Norman Spinrad. “La civiltà dei solari”

La civiltà dei solari Il romanzo d’esordio di un venticinquenne a metà degli anni Sessanta: si spiegano in questa maniera con facilità le ingenuità nella costruzione della storia e gli sbandamenti idealistici che caratterizzano un libro che offre comunque un discreto intrattenimento contraddistinto da alcuni spunti brillanti.
La Confederazione dei mondi abitati dagli umani sta combattendo un conflitto secolare e perdente contro i feroci Duglaari riponendo l’unica speranza nel sistema solare originario (cioè il nostro) che si è da un paio di secoli come estraniato dall’alleanza (nonché dalla lotta). Quando una piccola nave terrestre compare sostenendo di avere la chiave per la vittoria, sorgono spontanei i sospetti, ma allo striminzito equipaggio di sei persone viene concesso di provare un abboccamento col nemico. Continua la lettura di Norman Spinrad. “La civiltà dei solari”

Piacenza-Livorno 0-0

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 22 aprile 2017 – LegaPro, Girone A, 36^ giornata.

Dire che è andata bene è addirittura riduttivo: il Piacenza è per un’ora in balia di un Livorno tonico e ispirato che ha il solo torto di perdersi una volta arrivato dalle parti di Miori. Sotto un bel sole primaverile e malgrado la continua apologia di fascismo degli ultras biancorossi – che quasi si dimenticano di tifare impegnati come sono nelle scaramucce di appartenenza politica con gli ospiti – la partita un buon campionario di emozioni, peccato solo che i brividi siano a senso unico.
La squadra di Franzini appare lenta e sfilacciata e il ritorno al 4-3-3 le fa solo male: il centrocampo ospite è forte e prende senza incertezze il pallino in mano per poi andare a cercare in profondità i due attaccanti. Dopo pochi minuti, Venturato si ritrova solo sul dischetto dove raccoglie una corta respinta su cross da sinistra di Giandonato: la conclusione infila il varco fra le numerose gambe, ma non supera Miori piazzato sulla linea. Subito dopo, sempre a sinistra Venitucci lancia Lambrughi, il cui cross attraversa tutta l’area di porta senza che nessuno lo tocchi.
Lo spavento sembra regalare un sussulto al Piacenza, ma Mazzoni va a togliere dall’angolo basso alla propria sinistra una conclusione di Saber dai trenta metri, dopo di che i toscani possono riprendere lo scialo. Continua la lettura di Piacenza-Livorno 0-0

Johan Wolfgang von Goethe: “Le affinità elettive”

Le affinità elettive Solo a un tedesco poteva venire in mente di applicare la chimica ai sentimenti umani in un romanzo che ha lo stesso titolo di un trattato scientifico riuscendo nel contempo così bene nel suo intento da farne un pilastro della letteratura di ogni tempo: Goethe credeva talmente tanto nel progetto da sciverne l’ossatura e la prima parte di getto per poi tornarvi sopra limando e integrando fino a dare all’opera la sua forma definitiva.
Il libro è figlio dell’età matura del suo autore, lontano dagli ardori, ma anche dalla feroce critica sociale del Werther: quest’ulltima non manca, ma è più sottotraccia nella descrizione di un piccolo notabilato di provincia che non ha nulla di meglio da fare che contemplarsi l’ombelico.
L’attenzione è comunque tutta dedicata ai personaggi e alle relazioni che vanno sviluppandosi fra gli stessi: Continua la lettura di Johan Wolfgang von Goethe: “Le affinità elettive”

Julia Holter: “Have you in my wilderness”

(Domino 2015)

Al primo passaggio, magari distratto, ci si chiede se si tratti davvero un disco di Julia Holter: le note accattivanti del pop che sprigiona dall’iniziale Feel You sembrano diffondersi su tutto l’album, regalando un sorriso e una leggerezza inattesi.
Il passare degli ascolti si incarica di mettere in risalto la presenza di non isolati angoli bui già dalla terza traccia, una How Long? spettrale che sarebbe piaciuta a Nico anche per il gusto mitteleuropeo dato dal patetismo degli archi, e qua e là i suoni si prendono le conosciute libertà, come nella lunga e tormentata Vasquez che precede il folk orrorifico di una title track non distante da certe sonorità delle Unthanks e posta proprio in coda, ma nel complesso l’impressione è che Holter abbia voluto questa volta affrontare le comunque infide acque della forma canzone. Continua la lettura di Julia Holter: “Have you in my wilderness”

Buongiorno, notte

(Ita 2003)

Dopo un quarto di secolo in cui se ne era detto tutto e il contrario di tutto, rimettere in scena ancora una volta il delitto Moro rischiava di essere un’operazione se non rischiosa quantomeno superflua: Bellocchio, assieme alla sceneggiatrice Daniela Ceselli, evita la trappola in modo brillante dando alla vicenda una lettura molto personale.
E cosa c’è di più personale per il regista piacentino dell’analisi psicologica (o psicanalitica) con cui riveste la sua interpretazione? L’esigenza storica della produttrice Rai resta sullo sfondo e solo come base di partenza viene utilizzato il libro autobiografico di Anna Laura Braghetti: numerose sono le libertà riguardo all’effettivo svolgersi dei fatti perché il vero interesse si incentra sui comportamenti e i pensieri dei singoli personaggi, analizzati nella loro evoluzione e integrati da una dimensione onirica che da fuori potrebbe apparire astrusa e invece si rivela perfettamente (e a volte magicamente) funzionale. Continua la lettura di Buongiorno, notte

Elmore Leonard. “La scorciatoia – Get shorty”

https://www.goodreads.com/book/avg_rating_widget/28245761 Leonard è sempre stato considerato un autore molto ‘cinematografico’ e allora risulta naturale che questo primo volume della breve serie dedicata a Chili Palmer (che farà solo un’altra apparizione in ‘Chili con Linda’) sia ambientato per lo più a Hollywood, seppure sul lato dei pesci piccoli che cercano in qualche modo di vendere i propri progetti agli Studios.
Ne scaturisce un romanzo che si fa leggere con piacere, ma dove non tutto sa convincere appieno, tradendo così, almeno in parte, le aspettative create dai primi, fulminanti capitoli nelle cui pagine si impara a conoscere Chili, strozzino di Brooklyn trasferito a Miami che opera con sua sua sorta di etica del lavoro, ma che va in pressione con facilità (da cui il nomignolo). Continua la lettura di Elmore Leonard. “La scorciatoia – Get shorty”

Piacenza-Arezzo 1-2

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 1 aprile 2017 – LegaPro, Girone A, 32^ giornata.

I troppi cerotti, tra infortunati (Pelizzoli, Abbate, Di Cecco) e recuperati all’ultimo secondo (Nobile), combinati con un avversario obbiettivamente superiore pongono fine alla striscia di sette vittorie del Piacenza in una partita molto tattica che viene decisa dalla qualità dei singoli, ovvero di Moscardelli e, in misura minore, del suo compagno di reparto Corradi.
All’inizio le due squadre paiono temersi a vicenda, ma l’Arezzo realizza infinitamente meglio ciò che già aveva fatto la Carrarese – corsie esterne bloccato, fastidio costante su Taugourdeau (Foglia) e Silva (Moscardelli) – mantenendo il controllo del gioco grazie anche al grande dinamismo di Arcidiacono dietro le punte. L’unica conclusione degna di tal nome diell’intera prima frazione è un diagonale dal limite di Bearzotti che esce di poco alla destra di Miori: per il resto è tutto un gran pestarsi sui piedi che concilia il pisolino al caldo del sole che rispunta dopo una certa prevalenza della nuvolaglia al fischio d’inizio.
Il Piacenza conquista qualche metro nell’ultimo quarto d’ora, ma sull’unica azione pericolosa – dopo il consueto minuetto sulla trequarti tra Taugourdeau, Cazzamalli e Masiello, Nobile può entrare in area sulla sinistra e crossare rasoterra – Castellana cade o viene fatto cadere all’altezza del rigore: non protesta però nessuno, come pure quando Saber, lanciato verso la porta ma rimontato dal difensore, crolla in area venendo graziato da un possibile giallo per simulazione. Continua la lettura di Piacenza-Arezzo 1-2

In concerto – Elliott Murphy & The Normandy All Stars

25 marzo 2017 – Caorso, Cine Fox

Lo stupore maggiore resta ritrovarsi Elliott Murphy praticamente sotto casa, ma non è da meno lo spettacolo offerto ai trecento entusiasti presenti al Cine Fox di Caorso dove vanno in scena quasi due ore e mezzo in cui l’artista statunitense lascia da parte l’attitudine da cantastorie per gettarsi a capofitto in un’esibizione posseduta dallo spirito del rock ‘n’ roll. Un’energia e una voglia di divertirsi contagiose – l’intesa con il pubblico cresce con il passare dei minuti fino al continuo interscambio durante il lunghissimo bis – che fanno all’istante dimenticare che l’uomo ha pur sempre sessantotto primavere sulle spalle, banalità anagrafica testimoniata solo dall’esigenza di leggere gli spunti dei testi più recenti (con relativa, imperiosa richiesta al tecnico delle luci di non avere mai buio sul proscenio).
A spalleggiarlo non si fa pregare la formazione dei Normandy All Star rivisitata dopo la morte di Laurent Pardo, uno dei membri fondatori: al fianco della chitarra di Olivier Durand e della batteria di Alan Fatras, ci sono il basso a sei corde del figlio di Murphy, Gaspard, e le tastiere dell’altrettanto giovane Leo Cotton dal ciuffo scapigliato.
Che la serata possa regalare buone vibrazioni è già intuibile dai primi tre brani Continua la lettura di In concerto – Elliott Murphy & The Normandy All Stars

In concerto – Incognito

19 marzo 2017 – Piacenza, Teatro Municipale – Piacenza Jazz Fest, 14^ edizione.

Giunto alla quattordicesima edizione ed esattamente al centro di un programma vasto e variegato, il Piacenza Jazz Fest si permette di portare al Teatro Municipale un nome di dimensioni medio-grandi come gli inglesi Incognito: la risposta al botteghino è quella attesa visto che c’è quasi il tutto esaurito con persone arrivate non solo dallo stretto circondario.
Un pubblico abbastanza eterogeneo che spazia all’incirca dai trenta ai sessant’anni di età per un concerto che fatica un po’ a stare nei rigidi schemi del teatro d’epoca: in fondo, di musica per ballare si tratta e quando il leader Jean-Paul ‘Bluey’ Maunick invita la gente sotto al palco occorre arrangiarsi fra gli spazi stretti, dove fanno un effetto straniante alcune signore in abito da sera intente a dimenarsi sul posto (impossibile muoversi di più). Continua la lettura di In concerto – Incognito

Piacenza-Carrarese 1-0

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 18 marzo 2017 – LegaPro, Girone A, 30^ giornata.

La sesta vittoria consecutiva e i tre punti che issano il Piacenza in un’ottima posizione con vista sui playoff sono l’unica cosa buona di un pomeriggio faticoso fatto di poco (pochissimo) calcio e molto nervosismo.
Si sa che i biancorossi soffrono le squadre che intasano ogni pertugio: se alla conosciuta magagna si aggiunge la non felice scelta di sostituire con Cazzamalli l’indisposto Matteassi, il risultato è che il pallino ce l’hanno in mano in prevalenza gli altri. La Carrarese vive in zona pericolo, ma nel primo tempo controlla quasi sempre il gioco piazzandosi nella metà campo dei padroni di casa: corsa, pressing, Finocchio a pestare i piedi a Taugourdeau consentono ai toscani di spingere il Piacenza verso la propria area. Dove, a dire il vero, non succede nulla di che perché i traversoni sono svirgolati e le conclusioni – una spaccata di Miracoli, un tiro del velocissimo Floriano – abbondantemente a lato, così la maggior agitazione la crea un’uscita in palleggio (nel senso della pallavolo) di Miori: però il baricentro così basso rende difficoltosa la controffensiva, tanto più che il poco dinamismo non aiuta.
L’unico che corre inesauribile è Nobile e, difatti, le occasioni migliori sono le sue: Continua la lettura di Piacenza-Carrarese 1-0

Pierre Choderlos de Laclos: “Le relazioni pericolose”

Le relazioni pericolose La perfidia che distilla da queste pagine batte di gran lunga quella che si può trovare narrata anche nel più oscuro dei romanzi noir: la cattiveria e il desiderio di sopraffazione che ne scaturiscono fanno dell’opera di Laclos uno dei libri più gelidi e feroci che mi sia capitato di leggere, tutto intessuto di una violenza psicologica che si dimostra brutale quanto quella fisica.
La figura della marchesa di Merteuil è il motore dei tutta la vicenda: mentre Valmont è soprattutto un egoistico Narciso, la sua socia in affari è una meticolosa dark lady ante litteram, capace di tramare su più livelli al fine di rovinare la vita di tutti quanti (Valmont incluso). Non può mancare, come per ogni cattivo che si rispetti, la confessione del proprio passato e perciò quasi spiace per quel finale in cui l’autore si sforza di punire la perfidia di cui sopra in capitoli (pardon, lettere) che affrettano l’azione togliendo qualcosa alla grandiosità del malevolo impianto che ha costruito in precedenza. Continua la lettura di Pierre Choderlos de Laclos: “Le relazioni pericolose”

Piacenza-Robur Siena 3-0

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 11 marzo 2017 – LegaPro, Girone A, 29^ giornata.

Era annunciata come una faccenda complicata la sfida al Siena appena uscito da una crisetta grazie alla vittoria nel derby di Livorno costruita su di un abbottonatissimo 4-5-1, ma ci vuole poco più di un quarto d’ora per capire che i toscani sono fuori dalla partita: il Piacenza si avvia circospetto aspettando l’avversario, ma guadagna ben presto campo riuscendo a sgusciare fra le molte, ma non brillantissime gambe avversarie.
La sveglia suona con un traversone da destra di Matteassi: Romero colpisce di testa verso l’incrocio alla sinistra di Moschin, ma il portiere inizia la sua buona prova (alla fine sarà di gran lunga il migliore dei suoi) deviando con l’aiuto della traversa. I biancorossi insistono specie a sinistra dove funziona l’accoppiata Masullo-Nobile: è quest’ultimo a trovare Saber in area, dove il dribbling a rientrare del centrocampista è stroncato dalla gamba di Panariello.
Taugourdeau spedisce il rigore nell’angolo basso alla destra di Moschin iniziando un pomeriggio da incorniciare: nel breve volgere di pochi minuti, il regista francese conclude prima dai venticinque metri su un pallone in uscita dall’area dopo un corner (miracolo di Moschin che evita che la palla entri a fil di palo sulla sua sinistra) e poi raddoppia su di una punizione conquistata dall’inesauribile Nobile. Continua la lettura di Piacenza-Robur Siena 3-0

Charles Dickens: “Il circolo Pickwick”

Il circolo Pickwick Pensando a Dickens, la mente corre subito a ragazzini sfruttati sotto i cieli resi di piombo dai fumi della rivoluzione industriale o a vecchi spilorci che tengono al gelo gli impiegati anche se fuori infuria una bufera di neve, così che la lettura di questo libro sorprende non poco.
La cupezza è riservata quasi in esclusiva ai brevi racconti a sè stanti narrati da qualche personaggio, tra ubriaconi indebitati su tragici letti di morte e tocchi di sovrannaturale sovente punitivo come capita al misantropo alle prese con i folletti la notte di Natale (ricorda niente?), mentre le istanze sociali sono sì presenti, ma trattate in modo assai più leggero: al riguardo, il fulcro sta nella trattazione – in parte autobiografica – di tutto quanto concerne la prigione per debiti, ma la vera novità è che fra queste pagine ottengono un grandissimo spazio le classi più umili – il proletariato, si sarebbe detto una volta – dalle cui fila proviene la figura che fa svoltare il romanzo. Continua la lettura di Charles Dickens: “Il circolo Pickwick”

Hozier: “Hozier”

(Island 2014)

A volte l’hype è, se non proprio una fregatura, quantomeno un problema; tu fai il tuo disco d’esordio cercando di infilarci dentro le passioni che ti hanno trasmesso i dischi di mamma e papà, ma hai una canzone che ha fatto il botto così che, accanto alle masse adoranti, ci sono quelli che storcono il naso a prescindere.
I sospetti che sempre originano dalle suddette moltitudini rendono necessario azzerare tutto prima di mettersi all’ascolto. Andrew Hozier-Byrne ha ventitre anni quando regista l’Ep che gli cambia la vita: Take Me To Church parte dalla musica nera e va in crescendo verso un’impeccabile rotondità pop che la rende all’istante un brano coinvolgente e riconoscibile malgrado il cupo testo che mischia un amore finito e l’ipocrisia religiosa. Continua la lettura di Hozier: “Hozier”

Isaac Asimov: “Lucky Starr, il vagabondo delle stelle”

Lucky Starr, il vagabondo dello spazio Il giovane Asimov pensò la serie incentrata sulle peripezie di David Starr come un’avventura rivolta soprattutto ai ragazzi, sperando di poterla magari vendere a qualche studio televisivo: l’ispirazione è Lone Ranger (da cui il titolo originale Space Ranger, tradotto in italiano in maniera del tutto insensata) anche se per l’immaginario delle nostre parti è più facile evocare una sorta di Zorro del sistema solare.
A poco più di trent’anni, però, il Dottore era già il Dottore e così questo libro si rivela essere una lettura leggera, ma non banale riuscendo a non fare avvertire i sei decenni abbondanti che si porta sulle spalle, considerazione spesso non applicabile ad altri romanzi coevi: gli aspetti fantascientifici sono in molti casi ancora affascinanti e belli da immaginare, per non parlare poi dell’incontro con i ‘marziani’ che verrà ripreso mille volte negli anni a venire, ad esempio in più di un episodio di Star Trek.
Il saper creare un futuro è una delle ben conosciute specialità della casa, essendo un’altra la capacità di costruire una storia gialla con il protagonista brillante investigatore impegnato a risolvere un mistero da porta (del magazzino, in questo caso) chiusa: è vero che Asimov in seguito ha raffinato la tecnica (qui il colpevole si intuisce abbastanza presto), ma l’assemblaggio dei mezzi e delle motivazioni del delitto è comunque ingegnosa. Continua la lettura di Isaac Asimov: “Lucky Starr, il vagabondo delle stelle”