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Slow west

(Slow west, Gbr/Nzl 2015)

Mai piaciuta più di tanto, la Beta Band, ma fa comunque una strana impressione ritrovare Josh Maclean (ai suoi dì addetto a tastiere e sampling) dietro la macchina da presa di questo curioso western che di statunitense ha ben poco: diretto da uno scozzese e girato in Nuova Zelanda con, ad eccezione di Fassbender e pochi altri, un buon gruppo di attori nativi dell’emisfero australe. Se si aggiunge che il regista è al suo esordio sulla lunga distanza – suoi erano i video del gruppo con cui ha iniziato la carriera – la cautela era dovuta e invece il risultato è un racconto breve (ottanta minuti), ma intenso e ben recitato, tanto da meritare alla pellicola il Gran Premio della giuria per i film stranieri al Sundance.
Nel 1870, il giovane scozzese Jay (Kodi Smit-McPhee, il Ragazzo de ‘La strada’) cavalca verso ovest alla ricerca dell’amore della sua vita Rose (Caren Pistorius), fuggita dal Paese natio assieme al padre John (Rory McCann) dopo che quest’ultimo ha ucciso per caso lord Cavendish (Alex Macqueen), zio del ragazzo. Non scamperebbe granchè – ‘una lepre in una tana di lupi’ – se non gli si affiancasse il solitario Silas (Fassbender), uomo di poche parole e grande esperienza che però non arriva a lui per caso: sulla testa di Rose e genitore c’è una succulenta taglia da incassare. Continua la lettura di Slow west

Joe R. Lansdale: “Mucho mojo”

Guarda il libro su Goodreads Se la prima puntata è centrata sul passato di Hap, avendo come motore l’affascinante ex-mogliettina del medesimo, la seconda avventura si concentra sulla famiglia di Leonard, trasferendo protagonisti, armi e bagagli nel quartiere nero della città, povero e inevitabilmente segregato tanto che Hap ha l’occasione per sperimentare una sorta di razzismo alla rovescia.
La morte dello svanito zio Chester, l’uomo che gli ha insegnato come stare al mondo, lascia all’ancora zoppicante protagonista di colore un’eredità alquanto inconsueta, fatta di buoni spesa, vecchi libri e una casa malandata. Siccome la dimora è quella in cui Leonard è in buona parte cresciuto, il duo vi si trasferisce cominciando a risistemarla: durante i lavori, una brutta sorpresa li mette sulle piste di una banda di pedofili, dimostrando che l’avo non era rimbambito come poteva apparire. Continua la lettura di Joe R. Lansdale: “Mucho mojo”

Shutter Island

(Shutter Island, USA 2010)

Visto dal di fuori, parrebbe un film di genere: un noir anni Cinquanta in cui due agenti con cappelli dalle larghe tese indagano su di una torbida storia dai risvolti oscuri. Ben presto, l’impressione si rivela non inesatta, ma parziale: è più corretto parlare infatti di “generi” al plurale, visto che vi si possono sommare almeno il thriller psicologico e un seppur ingannevole tocco di soprannaturale.
Scorsese mischia con abilità le carte e nobilita da par suo la narrazione riutilizzando gli elementi canonici in modo da restituire una sua visione che non sia banale: la tensione è sempre presente sottotraccia, ma l’attenzione è concentrata sul personaggio principale accrescendone via via il ruolo fino a fargli assumere la potenza di una maschera tragica difficilmente dimenticabile. Il risultato è un lavoro che può essere per molti versi considerato minore rispetto ad altri (è stato realizzato in attesa di ottenere i finanziamenti per ‘The wolf of Wall Street’), ma comunque con una propria precisa fisionomia oltre che un’indiscutibile capacità di trascinare lo spettatore malgrado il vago malessere che pervade ogni cosa. Continua la lettura di Shutter Island

Piacenza-Monza 0-1

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 23 dicembre 2017, Serie C, Girone A, 20^ giornata.

In un pomeriggio di sole tiepido in maniera inattesa arriva l’ennesima conferma che questo Piacenza unisce la poca qualità a dosi omeopatiche di spirito guerriero. Finchè l’avversario regala spazi invitanti (vedi Livorno), i biancorossi vi si infilano con un certo successo, ma per sottolineare che il re è nudo basta un qualsiasi Monza che entri in campo accorto avendo cura di raddoppiare dalle parti di Masciangelo. Prende il via allora un giro palla insistito che non riesce a scovare sbocchi, magari ignorando i pochi raddoppi e i non fenomenali tagli dei centrocampisti: tra un cross nel nulla e l’altro (punte impalpabili e mai nessuno che sappia intercettare la palla che esce, neppure per sbaglio) la fiducia va a farsi benedire consentendo all’avversario di apparire più tonico e di arrivare sempre in anticipo sul pallone.
Il vuoto assoluto fa passare anche la voglia di lamentarsi per il mezzo rigore non concesso a Romero dopo un quarto d’ora (abbraccio di Riva su cross da destra): la pessima prova del signor Schirru ben si adatta alla mediocrità generale. Nel primo tempo, il Piacenza è tutto in un tiro da lontano di Segre (centralissimo) e in un paio di conclusioni alte nel finale, una deviazione di testa di Pergreffi seguito da una di destro di Corazza dalla lunetta: i brianzoli fanno poco di più, centrando sì i pali quattro volte, ma senza impensierire Fumagalli (due botte dalla distanza più una girata e un colpo di testa di Cori). Continua la lettura di Piacenza-Monza 0-1

Carlo Emilio Gadda: “L’Adalgisa – Disegni milanesi”

Guarda il libro su Goodreads Riordinando le macerie di un lavoro mai finito negli anni Trenta e intitolato ‘Un fulmine sul 220’, Gadda tratteggia un’immagine, ora affettuosa ora – molto più spesso – ironica, della sua città e, soprattutto, di coloro che ci vivono prima di rivolgersi ad altri lidi – non a caso la pubblicazione avviene a Firenze dove lo scrittore si è trasferito.
La milanesità e l’ingegneria sono le caratteristiche distintive di queste pagine in cui la capitale lombarda è ricordata con un velo di rimpianto se si tratta dell’inizio Novecento (periodo legato all’infanzia dell’autore), ma con un umorismo che si fa a volte davvero feroce laddove si parla dei lustri successivi al primo conflitto mondiale. La critica che si appunta sulle mediocri abitudini della borghesia produttiva fa parere meno avulsi dalla raccolta i due episodi tratti da ‘La cognizione del dolore’: basti pensare a Gonzalo respinto dai concittadini perché in qualche modo ‘diverso’ in ‘Strane dicerie’ (di cui va segnalata almeno la spettacolare divagazioni su fulmini e parafulmini) e poi, davanti a un misero piatto di minestra, invidioso di una popolazione locale che brilla per le ricchezze e le volgarità elencate con cura in ‘Navi approdano al Parapagàl’. Continua la lettura di Carlo Emilio Gadda: “L’Adalgisa – Disegni milanesi”

Pro Piacenza-Piacenza 1-1

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 3 dicembre 2017, Serie C, Girone A, 17^ giornata.

Un punto in trasferta e neanche tanto meritato: solo osservandolo da un simile angolazione il Piacenza può trovare qualcosa di positivo in un pomeriggio di brutto calcio perfettamente in linea con la stagione balbettante. Il problema è che la ‘trasferta’ nasconde in realtà il bonus della partita casalinga in più, visto che allo stadio, a parte qualche sparutissima minoranza, ci sono solo tifosi biancorossi: giocata oltretutto contro una squadra che non ha pubblico e naviga in zona playout.
In tale mediocrità sta con ogni probabilità il motivo per cui i rossoneri non si portano a casa i tre punti: vinta la sfida dal punto di vista tattico – Alessandro libero di svariare e Barba largo a destra restano un rebus irrisolto per il Piacenza – gli uomini di Pea finiscono per soccombere agli errori sotto porta e alle ingenuità difensive. Tra queste c’è il fallo di Cavagna su Morosini che porta al secondo rigore: la trasformazione di Pederzoli è l’unico tiro in porta degli ospiti nell’intera ripresa, circostanza che spiega da sola le magagne di una rosa mal assemblata in cui punte di scarsa qualità vengono servite poco e male da un centrocampo di cursori.
L’incontro si avvia con il suo momento più bello da vedere, ovvero il gol del Pro: Continua la lettura di Pro Piacenza-Piacenza 1-1

Piacenza-Alessandria 3-2

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 24 novembre 2017 – Serie C, Girone A, 16^ giornata.

Quando scocca l’ora di gioco nessuno punterebbe un centesimo sul Piacenza. All’interno di una partita orribile vissuta sulla paura che paralizza le contendenti – i biancorossi vengono da un punto in tre partite, i grigi si ritrovano in zona playout dopo esser stati costruiti per la promozione – e minata da un terreno impossibile che non aiuta il già magro spettacolo, la squadra di Franzini è sotto di due gol che si è autoinflitta ridefinendo il significato del termine gollonzo.
A dieci minuti dall’intervallo, Sestu crossa da sinistra in un’area dove i padroni di casa sono sette contro due: forse troppi, visto che Pergreffi sta addosso a Morosini che va in tuffo di testa e infila la propria porta. Fino a quel momento si è visto il nulla quasi assoluto e il quasi ce l’ha messo proprio il Piacenza: se l’Alessandria ha uno sterile maggior possesso, due colpi di testa entrambi sul primo palo mandano il pallone verso Agazzi, ma quello di Della Latta su punizione dalla trequarti sinistra esce in diagonale mentre Romero impatta il cross di Nobile proveniente dalla parte opposta spedendo il pallone fra le braccia del portiere.
Subito il gol, i biancorossi traballano e Sestu può esibirsi in una mezza girata dall’inteno dell’area sulla sinistra con la palla che finisce sopra la traversa, poi il rientro negli spogliatoi può solo schiarire le idee: i padroni di casa rientrano con quello che pare un altro piglio, ma arriva la seconda frittata. Continua la lettura di Piacenza-Alessandria 3-2

Jake Bugg: “On my one”

(Virgin 2016)

Il terzo disco è difficile per definizione, ma la faccenda si complica ancor di più quando si torna con i piedi sulla terra dopo un consistente assaggio di cosa significhi la fama. Le meravigliose canzoncine uniti a momenti di ennesimo nuovo Dylan dell’omonimo esordio avevano convinto molti, fra i quali Rick Rubin, ma la forse frettolosa combinazione dei due non aveva prodotto i risultati sperati in un lavoro piacevole ma con poca personalità.
Così il buon Jake ha fatto passare tre anni e riportato tutto a casa lavorando su e con se stesso come musicista, tanto che per la prima volta il faccino imbronciato non appare in copertina: il titolo è la storpiatura di ‘on my own’ in vigore nella natia Nottingham e difatti il giovanotto scrive tutto da solo oltre che suonare la maggior parte degli strumenti ritornando alle proprie radici musicali come indicato sin dalla ballata omonima che in acustico apre il disco. Continua la lettura di Jake Bugg: “On my one”

Piacenza-Carrarese 1-1

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 12 novembre 2017 – Serie C, Girone A, 14^ giornata.

Assenti gli squalificati Pergreffi, Bini e Romero, nonché l’infortunato Pederzoli, il miglior Piacenza della stagione lascia per strada due punti che, con un po’ più di accortezza e soprattutto con un centravanti in squadra, sarebbero stati senza dubbio meritati. Purtroppo, la stupida espulsione di Romero in quel di Prato costringe Franzini a riciclare Zecca al centro dell’attacco, ruolo nel quale il giovane piacentino si rivela del tutto evanescente: il risultato è che in mezzo arrivano palloni a grappoli, ma le occasioni vere si contano sulle dita di una mano.
Dopo cinque minuti in cui gli ospiti occupano la metà campo di casa, i biancorossi guadagnano metri su metri dando vita a un primo tempo di corsa e raddoppi che sarebbe giusto finisse con almeno un paio di gol di differenza: all’intervallo ci si va con quello siglato dal sempre più positivo Segre e alla fine non sarà sufficiente. Continua la lettura di Piacenza-Carrarese 1-1

Piacenza-Pisa 0-0

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 27 ottobre 2017 – Serie C, Girone A, 11^ giornata.

Non è una bella serata quella a cui costringe l’anticipo per Sportitalia: sugli spalti a causa della fastidiosa apologia di fascismo dei camerati ultras con tanto di canzoncine nostalgiche del Ventennio, in campo per colpa di una sana paura di perdere che ha portato il Piacenza a privilegiare il primo non prenderle.
Due sconfitte consecutive più la sosta hanno eroso la classifica biancorossa e il Pisa non è certo l’avversario migliore per ripartire: i toscani sono stati costruiti per la promozione e, malgrado l’andamento altalenante, basta guardare i nomi in rosa (o semplicemente chi è subentrato nel secondo tempo) per preoccuparsi. Il prudente Franzini chiede così grinta e dedizione tattica che i suoi giocatori riescono a offrirgli con bella continuità, tanto che nessuno di loro viene cambiato (l’allergia del tecnico di Vernasca alle sostituzioni è ormai conclamata): per lo spettacolo conviene magari ripassare – sempre che sia possibile vederlo, vista la cifra tecnica che pare assai modesta in molti degli interpreti – perchè troppo importante è evitare una sconfitta che condurrebbe dritti dritti in una crisi dalle conseguenze difficili da prevedere. Continua la lettura di Piacenza-Pisa 0-0

Henry David Thoreau: “Walden – Vita nel bosco”

Guarda il libro su Goodreads Se è vero, come pare indiscutibile, che fra queste pagine siano presenti molti degli elementi costitutivi dello spirito statunitense, l’affermazione vale sia in senso positivo sia in senso negativo, quasi che Thoreau abbia riassunto in sé svariati aspetti di un Paese che ai suoi tempi, ovvero a metà del diciannovesimo secolo, era ancora abbondantemente in fieri.
Da una parte ci sono l’aspirazione a scegliersi la vita per cui si è portati, costruendo da sé il proprio futuro e la propria abitazione senza dover dipendere dagli obblighi che la società impone (e con essa lo Stato), ma immergendosi nella natura grazie a un’esistenza semplice basata sui prodotti offerti dall’ambiente circostante – nel caso le sponde del piccolo lago di cui al titolo, sito nei dintorni della natìa Concord.
Dall’altra si fanno notare un fastidioso complesso di superiorità nonché una certa tendenza a predicare bene e razzolare male. Continua la lettura di Henry David Thoreau: “Walden – Vita nel bosco”

Georges Simenon: “Il defunto signor Gallet”

Un commesso viaggiatore viene raggiunto allo stesso tempo da un colpo di rivoltella sparato da sei metri e da una coltellata sferrata a distanza ravvicinata. Il delitto da stanza (semi)chiusa costringe Maigret a trasferirsi in un albergo sulla Loira in quel di Sancerre, ma, più di tutto, consente a Simenon uno di quegli esercizi di pessimismo sulla natura umana che gli riescono così bene.
Nella terza investigazione del commissario parigino non ce n’è per nessuno, visto che il defunto si rivela essere un piccolo truffatore, ma alla lunga tutti gli altri finiscono per dimostrarsi pure peggiori, tra piccola nobiltà decaduta, i consueti borghesi contraddistinti da ipocrisia e avidità, la gente del popolo interessata comunque al puro guadagno a partire dall’untuoso albergatore: i numerosi personaggi sono caratterizzati con pochi tratti che, sottolineati con perizia, li rendono subito riconoscibili anche quando secondari, come i due poliziotti locali.
L’antipatia che prova Maigret è in maniera evidente quella del suo autore e l’ombra grigia non risparmia neppure le ambientazioni, tanto che è difficile dire se è peggio il triste e quasi disabitato inizio di lottizzazione in cui vivono i Gallet o la villeggiatura a poco prezzo sulle rive del grande fiume. Continua la lettura di Georges Simenon: “Il defunto signor Gallet”

Piacenza-Viterbese 0-1

Piacenza, Stadio Leonardo Garilli, 16 ottobre 2017 – Serie C, Girone A, 9^ giornata.

Il Piacenza inciampa un’altra volta e riesce a farsi male (parecchio) da solo: al netto degli episodi e delle circostanze sfavorevoli fra le quali si può includere un arbitraggio tutto meno che casalingo, gli equivoci tattici si sommano agli errori individuali portando a una sconfitta che, per assurdo, pare diventare rimediable proprio nel momento più difficile.
L’avvio è promettente: dopo l’ennesimo errore su corner (sullo spiovente da destra Celiento colpisce tranquillo di testa, ma la conclusione un po’ centrale esalta i riflessi di Fumagalli), i biancorossi chiudono per un quarto d’ora l’avversario nella sua trequarti rendendosi pericolosi con Romero dalla distanza prima che Pergeffi entri in area spostato e sinistra e, sul bell’invito di Pederzoli, spari alle stelle complice una deviazione difensiva. Funziona soprattutto la corsia mancina, dove Masciangelo e Scaccabarozzi combinano spesso consentendo a quest’ultimo di provare il tiro in diagonale, ma Iannarilli è bravo a intercettare in tuffo una conclusione che difetta però di potenza.
Il portiere ospite si oppone ancora al centrocampista che prova a girare dall’area piccola dopo una mischia in area, ma poi è lo stesso numero ventisei di Franzini ad avviare l’azione del vantaggio ospite: il tocco all’indietro sulla propria trequarti è intercettato da Razzitti che si accentra osservato a distanza da Silva per un colpo dalla lunetta che si infila nell’angolo basso alla destra di Fumagalli. Continua la lettura di Piacenza-Viterbese 0-1

Saxon: “Strong arm of the law”

(Carrère 1980)

Inseriti nella New Wave of British Heavy Metal che ha caratterizzato gli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, i Saxon suonano in qualche modo più eterogenei della media della categoria, almeno alle orecchie di un non adepto come il sottoscritto. Ho frequentato parecchio simili sonorità nella prima adolescenza per poi abbandonarle in blocco: il nuovo incontro, casuale e un po’ nostalgico, mi dà la sensazione che il gruppo fosse meno allineato e coperto di molti suoi pari (Iron Maiden in primis) e perciò più disponibile a contaminarsi con influenze esterne, seppur confinanti.
Insomma, l’impressione è che i cinque non si prendessero troppo sul serio (a partire dal candido cappellino che copriva la pelata del chitarrista Paul Quinn) facendo propria una certa attitudine da pub-rock (Sixth Form Girls lo è fin dal titolo) mischiata con feroci eccessi di velocità che fanno pensare subito ai Mötoröhead Continua la lettura di Saxon: “Strong arm of the law”

Marcello Fois: “Luce perfetta”

Luce perfetta La terza e conclusiva puntata della saga con protagonista la famiglia Chironi prosegue lo scivolamento dall’epica alla cronaca già profilatosi all’orizzonte durante l’episodio centrale e, pur rimanendo una lettura che sa appassionare, dà l’impressione di un finale in calando.
La scrittura dell’autore, nella quale le metafore giocano un ruolo fondamentale, avvolge come di consueto restituendo appieno l’ambiente vorace a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, ma l’unurbamento in una Nuoro che ha ormai completato il passaggio da paesone a città finisce per comprimere la componente naturale di una Sardegna selvaggia che riesce a farsi largo soltanto a tratti sopravvivendo in particolare nelle condizioni atmosferiche che si intrecciano con il percorso dei personaggi. Continua la lettura di Marcello Fois: “Luce perfetta”