A tutta B 2009-2010 – 41^ giornata

25 maggio 2010 di sonicreducer Lascia un commento »

La caduta e la risalita, ovvero la morte seguita dalla rinascita: archetipi fondamentali della narrazione umana, seguendo le tracce dei quali si può giungere sino all’Antico Egitto, o forse anche oltre, ma qui la memoria e le conoscenze dello scriba non riescono ad arrivare. Sarebbe però opportuno non abusarne, anche per non diventare ripetitivi, o quantomeno stucchevoli: dopo tre anni di infide discese e perigliose risalite a rivedere le stelle, il tifoso piacentino spera sommessamente di non essere costretto a ripetere un’altra volta l’esperienza – sempre che il portafoglio tenga. Nessuno è qui a chiedere la luna, o la promozione – le basi per fare bene ci sarebbero anche, ma c’erano pure l’anno scorso: basterebbe soltanto una simpatica e costante presenza nella colonna di sinistra della classifica, evitando per una volta gli spaventi che, specie quest’anno, si sono rivelati intensi in modo insopportabile.
Altre considerazioni:
- se campionato equilibrato dev’essere, che lo sia fino in fondo. A parte le due retrocessioni di Salernitana e Gallipoli, di doman non c’è certezza per nessuno, neppure per quel Lecce che già due settimane fa era pronto a festeggiare. Ai salentini basta un punto a partita per la promozione diretta, e anche al Sassuolo che domenica prossima va in Puglia è sufficiente il pareggio per essere sicuro del quarto posto, così la squadra di De Canio deve aver deciso che, nella trasferta di Vicenza, l’importante è stare lontana dai guai. I lanieri accettano di buon grado: a prima vista, la classifica non è bella, ma l’ultimo turno a Salerno è una prospettiva confortante e così i veneti, partiti meglio degli avversari ma frenati da una traversa e dall’infortunio di Sgrigna, trovano opportuno l’adattarsi al risultato più prevedibile. Il Sassuolo attende la sfida con la capolista in assoluta tranquillità grazie al successo sull’Empoli, aperto da una splendida girata volante di Riccio dal limite dell’area e virtualmente chiuso dallo sciagurato retropassaggio che ha consentito a Quadrini di raddoppiare. A quel punto i toscani si ricordano di giocare, Eder trova il gol che lo issa da solo in testa alla classifica cannonieri e Angella, di fronte a una squadra emiliana troppo stanca o troppo tranquilla, centra la traversa a dieci dal termine sfiorando un inopinato 3-3;
- il confronto per il secondo posto rimane invariato perché le contendenti vincono entrambe. Il Brescia passeggia sulle macerie della Salernitana, chiudendo la gara dopo una ventina di minuti e utilizzando il tempo rimanente per un allenamento agonistico che regala un po’ di gloria a chi ha giocato di meno, compreso l’esordiente portiere di riserva. Con l’organico a disposizione di Iachini, la serie A senza spareggi dovrebbe essere obbligata, ma la trasferta di Padova, contro una squadra bisognosa di punti almeno per arrivare ai play-out, si presenta meno agevole di quella del Cesena, atteso a Piacenza dai biancorossi ormai salvi. Nel frattempo, i romagnoli superano il Modena che deve arrendersi agli assist di Ceccarelli per Do Prado e Malonga: sul doppio vantaggio, i padroni di casa vengono colti dalla paura di vincere, ma gli ospiti si limitano alla bella combinazione Colucci-Catellani che dimezza lo svantaggio. Poi, gli emiliani non ci provano più, forti di una situazione analoga a quella del Vicenza, dovendo chiudere il torneo in casa con il Gallipoli;
- la sfida per il quinto posto si deciderà domenica prossima, nello scontro diretto dell’Olimpico di Torino, ma le due squadre sono ormai sicure dei playoff. Grazie alla vittoria sul Crotone, il Cittadella elimina i calabresi dalla corsa promozione e ha la possibilità di andare in Piemonte con due risultati su tre a disposizione. La squadra di Lerda si presenta in Veneto senza numerosi titolari e, forse, senza neppure troppa convinzione: dopo meno di dieci minuti, Bellazzini si inventa e conclude l’azione del vantaggio, il rigore alla mezzora con espulsione di Galeoto sancisce la superiorità dei padroni di casa che danno il colpo finale nella ripresa con Ardemagni che firma la doppietta personale. Il Torino si limita al pari in quel di Mantova, malgrado gli ultimi dieci minuti giocati in superiorità numerica per un indegna scarpata di Ronaldo a Genevier che, miracolosamente, non si fa male. I granata cominciano bene la partita, poi lasciano il gioco nelle mani virgiliane ma Morello non fa rimpiangere Sereni; negli ultimi minuti è bravo invece Bellodi a neutralizzare Bianchi in due occasioni più facili da concludere in rete che da sbagliare. Un gol poco – morale a parte – avrebbe cambiato per i lombardi che dovranno cercare la vittoria ad Ancona per evitare la retrocessione diretta;
- la segnatura che li mette in una tale, orribile situazione arriva all’ultimo minuto di recupero al ‘Rocco’ di Trieste, ed è frutto di un abbaglio del signor Russo di Nola. Sull’ultimo cross, Godeas si appoggia al difensore e poi si affloscia: rigore, trasformazione di Della Rocca e attacco di isteria collettiva da parte della panchina marchigiana che costringerà con ogni probabilità il Giudice Sportivo a un superlavoro. Prima del parapiglia, si gioca una partita brutta tra squadre spaventate, le emozioni ridotte al botta e risposta di inizio ripresa e al palo di Siligardi nel finale: ora, tutti in attesa di uno scontro diretto, i giuliani a Frosinone e i dorici – reduci da un girone di ritorno appena migliore di quello del Gallipoli – in casa con il Mantova. Altro finale caldo è quello di Grosseto, dove i maremmani sembrano rifiutare all’improvviso una vittoria della Reggina che pare già scritta, negli auspici e nel risultato – due gol di vantaggio a meno di mezzora dal termine. E’ Consonni a trascinare i suoi alla rimonta mentre i calabresi falliscono occasioni e lamentano rigori, ed è ancora lui che si incarica di calciare dal dischetto in pieno recupero (anche perché, pare, qualcun altro non se la sente…). Gli ospiti si vedono così sfuggire la salvezza aritmetica, ma il turno rimanente in casa con il tranquillissimo Albinoleffe dovrebbe metterli al riparo dagli spaventi;
- i seriani dimostrano la loro serenità contro il Padova, assolutamente bisognoso dei tre punti. La partita è viva nel primo tempo, con i padroni di casa che riescono a impattare in pieno recupero il vantaggio di Italiano, assolutamente prescindibile nella ripresa in cui si segnala solo il gol di Cuffa – libero per la girata di testa fra le maglie di una difesa balneare – per il definitivo vantaggio biancoscudato. Se almeno i lombardi danno l’impressione di provarci, l’Ascoli si consegna mani e piedi al Frosinone che, grazie a due assist di Stellone nell’ultimo terzo del primo tempo, si aggiudica tre punti fondamentali senza che i marchigiani facciano una piega. L’apporto dell’attaccante calvo e l’aiuto di un calendario condiscendente consentono così ai ciociari – che parevano persi solo poche giornate fa – di affrontare da una posizione di forza lo scontro diretto con la Triestina;
- dodici anni dopo quella della spuntatissima squadra guidata da Vincenzo Guerini, lo stadio di Lecce saluta un’altra salvezza del Piacenza, e anche questa ha del miracoloso. Non stupisce che, dopo un numero simile, Ficcadenti e Imborgia possano interessare alla serie A: la squadra che gli è stata consegnata dopo tredici giornate aveva messo insieme solo nove punti ed era poco più che un cumulo di macerie. Tre i momenti decisivi: i risultati importantissimi ottenuti, malgrado l’organico all’osso, prima del mercato di riparazione (stupendo da subito il quasi rassegnato tifoso: ‘il Piacenza che va in campo con il Torino assomiglia nuovamente ad una squadra di calcio, con qualche schema, giocatori che hanno un compito definito ed addirittura uomini smarcati che propongono il passaggio’, si perdoni la lunga autocitazione); la capacità di far fruttare le forze fresche – anche giocatori che non vedevano il campo con continuità da una vita – senza dimenticare i valori del gruppo originario (un nome su tutti: Sambugaro); la forza di ripartire dopo lo scivolone di Salerno, ancora penultimo posto solitario, con una sola sconfitta in quattordici partite. Da fuori, si ha l’impressione di un gruppo unito che ha saputo affrontare anche il calo di energie finale cercando di evitare prima di tutto le brutte sbandate: i due campionati non sono paragonabili, ma la squadra di Pioli, ad una giornata dal termine, aveva un punto in meno. Quelli decisivi, di punti, arrivano al termine di una partita strana giocata in un forno – sia per la temperatura, sia per gli spalti deserti: il Gallipoli ci mette buona volontà, davanti sa essere pericoloso – Puggioni è uno dei migliori in campo ed evita il gol del preoccupante 2-2 – ma la difesa fa pena e basta accelerare appena per segnare. Addirittura quattro le reti biancorosse, e non capitava dal demenziale pareggio di Cittadella della stagione passata, per una giornata da godersi in santa pace prima di affrontare un’altra, intricata estate targata Piacenza Calcio;
- l’apice sportivo del fine settimana è comunque costituito dalle due monumentali tappe messe in scena dal Giro d’Italia. Non importa chi abbia vinto – sullo Zoncolan andando assai più piano di chi l’aveva fatto qualche anno fa, e può essere solo un bene – e chi abbia perso, ma lo spettacolo di tattica, capacità e fatica mostrato in due giornate spossanti. E poi l’incredibile folla in cima alla salita più difficile d’Italia, a dimostrazione che la passione è là dove chi la chiede sa spremere ogni stilla di energia. Nella speranza, pare ovvio, di non svegliarci una mattina e scoprire che qualcuno ha di nuovo imbrogliato…

Pubblicità
  1. Beppe scrive:

    concordo con te che Sambugaro è stato l’anima della squadra

  2. sonicreducer scrive:

    Non mi pare di aver detto proprio così…

Lascia un Commento