Lo scriba sa di chi è la colpa (e, se per questo, lo sa anche il suo pard). La pacifica vicinanza con i cesenati viene incrinata da questo bel tomo – cappellino e maglietta blu, bermuda grigio scuro, capello lungo e occhiali da sole – che si rivolge ai tifosi ospiti intonando canzoncine poco simpatiche. Grazie all’appoggio di cinque o sei compari, le provocazioni continuano fino allo scatenarsi del parapiglia, smorzato dagli steward prima e dalle forze dell’ordine (Guardia di Finanza?) poi. Per fare il cordone e creare una terra di nessuno, fanno slittare un po’ di gente di alcuni posti: fra di loro, anche chi scrive, che si guarderà il resto della partita con gli uomini in divisa al fianco e un po’ di problemi a vedere l’area alla sua sinistra. Quando, al momento dello spostamento, si palesa qualcuno un po’ alto in grado – o che, comunque, agisce da uomo al comando – gli si fa notare con tranquillità che i responsabili sono facilmente individuabili e la risposta lascia allibiti: anche loro sanno di chi è la colpa, ma gli ordini sono di non toccare nessuno. Lascio ai miei pochi lettori i compiti delle vacanze: in uno stadio inglese, come sarebbe andata a finire? Come mai in Italia la violenza negli stadi pare un male incurabile?
Altre considerazioni:
- in una giornata che non lesina emozioni, gli occhi dei più sono puntati sulla sfida incrociata tra Brescia e Cesena. Le rondinelle sbagliano tutto a Padova, prendendo due gol simili agli estremi del primo tempo – cross di Renzetti e colpo di testa vincente, in tuffo Di Nardo, di potenza Cuffa – e, soprattutto, non dando mai l’impressione di riuscire a reagire. I padroni di casa dominano sfiorando ancora la segnatura, mentre ai lombardi resta solo il rigore di Caracciolo ad un quarto d’ora dal termine: servirebbero altri due gol e invece arrivano ancora un palo di Di Nardo, l’irrigazione automatica che parte a tradimento e un lunghissimo, ma inutile recupero. Quando Tagliavento fischia la fine, a Piacenza esplode la festa cesenate, dopo che la curva romagnola aveva già salutato con boati le reti biancoscudate. I biancorossi sono stanchi e distratti, oltre ad avere un plotoncino di assenti che si va rimpolpando durante l’incontro a causa di ben quattro infortuni muscolari, ma tengono botta per tutto il primo tempo. Anche perché il Cesena gioca sotto ritmo, ascoltando forse troppo la radiolina: il gol arriva ad inizio ripresa ed è un generoso regalo della difesa di casa, poi tutti ad aspettare il finale da Padova. La squadra di Bisoli va in serie A e se lo merita, avendo messo in mostra un gioco fra i migliori della categoria unito alla difesa migliore del torneo;
- assieme ai romagnoli sale, ovviamente, il Lecce che si assicura anche il primo posto in campionato. Il Sassuolo scende in Salento con le riserve per preservare le energie per i play-off e il sonnolento pari che ne scaturisce conforta tutti quanti nelle proprie aspirazioni. Atmosfera ben diversa a Torino, dove i granata soffiano al Cittadella il quinto posto proprio all’ultimo sprint. In vantaggio dopo venti minuti grazie ad un errore nell’applicazione della tattica del fuorigioco, i piemontesi lasciano ben presto l’iniziativa in mano agli ospiti. Il secondo tempo si trasforma lentamente in un assalto a Fort Apache che però serve solo ad esaltare i riflessi di Morello, che ancora una volta non fa rimpiangere il titolare Sereni. Malgrado il signor Romeo recuperi quasi dieci minuti per punire le sceneggiate dei padroni di casa, per i veneti non c’è nulla da fare anche perché Manucci spara sul portiere l’occasionissima praticamente all’ultimo secondo;
- grandi altalene in zona salvezza, dove per un attimo rientra anche l’apparentemente tranquillo Modena, che riesce nell’impresa di andare sotto di due gol contro la Primavera del Gallipoli. Gli emiliani sembrano paralizzati fino a metà ripresa, quando cominciano a giocare quel tanto che serve a mettere a nudo la fragilità dei pugliesi: il pareggio della salvezza arriva a dieci dal termine, seguito poco dopo dal gol vittoria. Anche l’Ancona si salva in rimonta, grazie agli ennesimi gol di Mastronunzio che condannano il Mantova alla Prima Divisione. Visti gli altri risultati, per i virgiliani non ci sarebbe stato scampo comunque, ma va dato loro atto di aver reagito all’iniziale vantaggio dorico fino a ribaltare il risultato con una doppietta di Pellicori. Esultanza brevissima perché il pari arriva quasi subito, ma ancora un grande brivido per i padroni di casa nel finale, con Da Costa che fa il miracolo sul colpo di testa di Spinale;
- salvo anche il Frosinone, al quale bastava un pari con la Triestina e pari è stato. I ciociari si portano due volte in vantaggio e, dopo il botta e risposta iniziale, il gol dell’indispensabile Stellone pare esse quello che decide la partita. Invece, al novantesimo Siligardi trova il gran tiro dal limite che regala un punto pesante: i giuliani devono comunque disputare i play-out contro il Padova, ma giocando la partita di ritorno in casa. Tutto facile invece per la Reggina, che dispone come vuole di un Albinoleffe in vacanza già da un paio di settimane: tre gol in mezzora e tutto finito a parte la contestazione del pubblico calabrese. Strisciante da settimane ed esplosa a risultato sportivo acquisito, la rabbia dei tifosi di casa si è sfogata tra fischi e cori – il più gentile: ‘Mercenari’ – nella convinzione che non ci fosse proprio nulla da festeggiare;
- clima tesa anche a Salerno, dove i campani mettono fine al loro penoso campionato con l’ennesima sconfitta. Il Vicenza passa con il minimo sforzo, segnando dopo otto minuti e poi controllando con molta calma, facilitati anche da Dionisi che rovina il suo buon campionato con una gomitata a Di Cesare quando non è passato neppure un quarto d’ora. Da lì in poi in campo non accade nulla, i veneti si salvano e i padroni di casa raccolgono un bel di po’ di insulti dai non molti presenti. Ben altro spirito a Empoli, dove il derby con il Grosseto non è altro che un’amichevole utile a Eder per rafforzare il suo primato in classifica marcatori: partita vivace per un’ora, finchè il brasiliano non sigla il secondo pareggio. Gli ultimi trenta minuti sono accademia, al termine i tifosi empolesi salutano i moltissimi fra i giocatori in procinto di andarsene;
- detto che nell’altra amichevole di giornata l’Ascoli espugna immeritatamente Crotone soprattutto grazie alla scarsa mira degli attaccanti calabresi, non resta che salutare questo lungo e tormentatissimo campionato. Appassionante come pochi, con molti verdetti ancora in sospeso ad una manciata di minuti dal fischio finale, lascia in eredità degli spareggi quanto mai incerti. Se è vero che la finale playoff dovrebbe essere Brescia-Torino, è anche certo che questo torneo, quando è stato sul punto di offrire una certezza, ha sempre svoltato bruscamente esaltando il gioco di realtà più piccole e meno blasonate. In fondo alla classifica, tra Triestina e Padova è difficile scegliere: i veneti sembrano al momento più in forma, ma i giuliani hanno il vantaggio del calendario;
- saluta anche il Piacenza, seppur in tono minore. Anche se non ci fosse stata quella cesenate, la festa per una salvezza incredibile sarebbe stata frugale, alla presenza dei soliti noti. Certo, l’incertezza sul futuro aleggia e contribuisce a offuscare l’orizzonte: ancora una volta, lo scriba non può far altro che augurarsi che si decida presto e e bene. Ripartire da queste basi sarebbe troppo bello e difatti non succederà: allora, se non è possibile, almeno che sia una cosa seria, così da evitare di dover nuovamente correre ai ripari (spendendo assai) all’ultimo momento. Le prime anticipazioni, però, fanno già venire i brividi.
A tutta B 2009-2010 – 42^ giornata
1 giugno 2010 di sonicreducer Lascia un commento »
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