La cupola è solo un pretesto.
Come si forma, perché c’è, in che modo toglierla di mezzo: tutti argomenti che a King paiono importare meno del solito, tanto che spesso sembra dimenticarsela e nel finale la liquida in quattro e quattr’otto – non il solito tallone d’Achille di una conclusione mediocre, ma pagine (poche) in cui si percepisce il disinteresse dello scrittore. La cui attenzione è puntata su ben altro, come la tematica ecologista e l’osservazione di un microcosmo sociale. La prima resta sottotraccia ma è evidente nella struttura stessa della storia che viene raccontata, l’altra descrive l’involuzione di una piccola comunità in pericolo, pronta a legarsi mani e piedi a chi si dimostra più deciso e più forte facendo rispuntare lo spirito del branco.
Bene, se il tema è questo, com’è lo svolgimento? Irregolare: la scrittura di King porta comunque a voltare compulsivamente le oltre mille pagine, di momenti belli ce ne sono – più all’inizio che altrove -ma qua e là fanno capolino alcune lungaggini che allentano la tensione narrativa. Ad esse si aggiungono le forti somiglianze con ‘L’ombra dello scorpione’, che si possono ritrovare nella formazione delle squadre dei buoni e dei cattivi come nel fragoroso sottofinale (‘Cibolaaaa…’): l’autore dice di aver pensato alla cupola e di averne scritto il primo capitolo a metà degli anni settanta, proprio quando prendeva forma il primo romanzo voluminoso della sua produzione.
L’autore del Maine ci sa fare con le narrazioni corali, come testimonia l’insuperato ‘It’, ma questa volta il buco nella ciambella non è riuscito proprio rotondo, segnando un passo indietro rispetto al precedente ‘Duma Key’. Ciò non toglie che l’intrattenimento sia assicurato e il puro piacere della lettura sempre presente.
Stephen King: “The dome”
10 giugno 2010 di sonicreducer Lascia un commento »
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