(Q Division 2008)
Va bende, diciamo che Eli Husock è un fan di, facendo un nome fra i tanti, James Brown – in ‘The satisfier’ manca solo che si metta a strillare ‘ghiròppa’. Che significa? Anche a me piace Il Padrino del Soul, ma mica sono capace di scrivere ed interpretare un disco come questo, che sarà derivativo fin che vi pare, ma che trascina e appassiona dall’inizio alla fine.
Con l’aiuto di una band giovane di età ma di grande impatto e su cui brillano fiati a volte irresistibili, Eli ci accompagna in un intrigante giro di giostra fra rhythm’n.blues e soul: non è un disco perduto alla Stax nel ’67 – come da sorridente campagna di lancio – ma al confronto non sfigura di certo. Benché nativo del Massachussetts, il nostro insinua un tono sudista nel suo cantato (se no, che disco Stax sarebbe?) interrotto da improvvise grida e un accenno di falsetto alla Little Richard.
Sin dall’iniziale ‘Stake your claim’ ci si lascia volentieri coinvolgere da questi brani, ad esempio, e solo per citarne una, da una ‘Take my love with you’ di irresistibile appeal; di livello solo leggermente inferiore, forse a causa di una voce non adattissima, le ballate strappacuore (o altro?) disseminate qua e là,anche se fa piacere lasciarsi cullare dall’intensa atmosfera di una ‘(And I Just) Fooling myself’. Appena svanite le note dell’ossessiva ‘(Doin’ the) Boom boom’ viene voglia di rimettere dall’inizio questi trentacinque minuti di puro divertimento, e penso non ci sia merito migliore per un lavoro del genere.
Ah, già: Eli è bianco.