Johnny Flynn: “Country mile”

(Transgressive 2013)

Inglese nato in Sud Africa, Flynn è un trentenne che sta cercando la sua via alla musica folk con l’inevitabile devozione per quella di casa sua, ma anche con più di un riferimento agli analoghi suoni provenienti da oltre Atlantico.
Il giovanotto è stato spesso accomunato, se non altro per vicinanza d’intenti, a Mumford & Sons, anche se la sua proposta – almeno in questo disco – è assai più intima e delicata di quella, un po’ da stadio, dell’assai più conosciuto quartetto: il risultato è un lavoro molto meno immediato e perciò più intrigante che però non risulta del tutto riuscito a causa di un paio di inciampi e una certa mancanza di guizzi nella seconda parte. La scelta di una musica non di facile impatto denota comunque un certo coraggio, forse aiutato dall’aver affrontato il Bardo in palcoscenico, e allora si finisce per essere più indulgenti: solo la stravaganza avvolta nel reggae di Fol-da-rol e la filastrocca campestre di Tinker’s Trail (banale fin dal titolo) risultano difficilmente recuperabili.
Nelle prime righe ho parlato di America e, in effetti, l’inizio del disco è abbastanza straniante, visto che lascia l’ascoltatore distratto a chiedersi da dove provenga l’autore dei primi tre brani segnati da inequivocabili accenti a stelle e strisce: la canzone omonima che inaugura il tutto brilla di un bel country-rock che sa coinvolgere, la successiva After Eliot è una ballata accarezzata da una pedal-steel e The Lady Is Risen ci appiccica quel tanto di orecchiabilità pop che ne fa il brano più immediato del lotto grazie anche a una bella parte di chitarra elettrica.
Il viaggio di ritorno inizia con Murmuration, il primo di una serie di pezzi dall’anima più puramente folk costruiti su voce e chitarra anche se qui e là rafforzati dall’intervento di altri strumenti, come l’organo che riscalda ulteriormente il cuore di Bottom Of The Sea Blues. Nel gruppetto si fanno apprezzare soprattutto Gypsy Hymn, che pare affondare le sue radici nel passato, e soprattutto Einstein’s Idea, ninna-nanna dedicata alla figlia appena nata che si svolge delicata come un sottile valzerino: al contrario, risulta irrisolta la conclusiva Time Unremembered che fa pensare a una sorta di ripresa meno ispirata di atmosfere precedenti.
Dietro a una bella copertina, Country Mile resta così un album interlocutorio che in certe canzoni sa coinvolgere, ma altrove scorre senza lasciare un particolare segno: il vero valore del suo autore andrà perciò verificato in futuro assieme all’efficacia di una parte vocale che qui non è all’altezza dell’impasto strumentale.

Un commento su “Johnny Flynn: “Country mile””

  1. Ti consiglio di ascoltare i primi due album….A Larum e Been listening….lo adorerai…sopratutto quest’ultimo!!!!!

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