In concerto – Elliott Murphy & The Normandy All Stars

25 marzo 2017 – Caorso, Cine Fox

Lo stupore maggiore resta ritrovarsi Elliott Murphy praticamente sotto casa, ma non è da meno lo spettacolo offerto ai trecento entusiasti presenti al Cine Fox di Caorso dove vanno in scena quasi due ore e mezzo in cui l’artista statunitense lascia da parte l’attitudine da cantastorie per gettarsi a capofitto in un’esibizione posseduta dallo spirito del rock ‘n’ roll. Un’energia e una voglia di divertirsi contagiose – l’intesa con il pubblico cresce con il passare dei minuti fino al continuo interscambio durante il lunghissimo bis – che fanno all’istante dimenticare che l’uomo ha pur sempre sessantotto primavere sulle spalle, banalità anagrafica testimoniata solo dall’esigenza di leggere gli spunti dei testi più recenti (con relativa, imperiosa richiesta al tecnico delle luci di non avere mai buio sul proscenio).
A spalleggiarlo non si fa pregare la formazione dei Normandy All Star rivisitata dopo la morte di Laurent Pardo, uno dei membri fondatori: al fianco della chitarra di Olivier Durand e della batteria di Alan Fatras, ci sono il basso a sei corde del figlio di Murphy, Gaspard, e le tastiere dell’altrettanto giovane Leo Cotton dal ciuffo scapigliato.
Che la serata possa regalare buone vibrazioni è già intuibile dai primi tre brani interpretati solo dal capobanda e da Durand: la versione acustica di Last Of The Rock Stars offre subito grande intensità laddove Sweet Honky vira decisa verso il blues con i due che schitarrano decisi sul fronte del palco. Il buon Olivier alterna l’accompagnamento a frequenti momenti da protagonista – si tratti di virtuosismi elettrici o di una più languida (ma mica di tanto) slide – assecondando Murphy che canta le sue storie con una voce che non mostra incrinature: l’arrivo degli altri musicisti avviene quando l’atmosfera è stata scaldata per bene e le nuove composizioni si mescolano senza difficoltà a quelle più classiche.
I Want To Talk To You unisce all’immediata melodia una ruvida e trascinante ambientazione stradaiola con tanto di sincrono mulinello alla Townshend, mentre – annunciata da un azzardato parallelo tra il Po e il Mississippi (‘but food is different’), di dove era originario il nonno di Murphy nato a Tupelo come Elvis – Take Your Love Away si snoda per lunghi minuti in un rock-blues opportunamente sudista in cui i singoli componenti della band possono ritagliarsi uno spazio.
Da ‘Prodigal son’, nuovo disco in uscita a maggio, vengono invece proposte le trascinanti Hey Little Sister e Cherry Boots seguite, oltre che surclassate, da Let Me In, canzone d’amore sotto forma di appassionata ballata. E’ l’ultimo momento per tirare il fiato perché, sulle irresistibili note di And General Robert E. Lee (‘It was the greatest love story that was never told’), Elliott chiede al pubblico di alzarsi dalle sedie e di andare sotto al palco dove la partecipazione, tra cori e apprezzamenti vari, si fa davvero intensa venendo contraccambiata da un divertito entusiasmo da parte dei musicista. Ecco allora una sontuosa Diamonds By The Yard spinta dalle tastiere e con l’aggiunta della ripresa di Shout inserita nel ritornello: opportuno antipasto per la coinvolgente resa elettrica di Last Of The Rock Stars impreziosita da uno scatenato Durand.
Il breve abbandono della scena è un pro-forma che separa due parti esattamente uguali, perché Drive All Night e Three Complete American Novels riprendono da dove ci si era interrotti, inclusa la commistione con i classici del passato che questa volta è rappresentata da Pretty Woman. Il compito di cantarla è lasciato a Gaspard, non tanto in onore a Orbison – insomma, saremmo ben lontani – ma perché si tratta di ‘musica per giovani’ e così il figlio di Murphy ha un notevole spazio pure nel medley dedicato a Chuck Berry (C’est La Vie/Roll Over Beethoven/Johnny B. Goode) mentre il padre e il chitarrista giocano tra duck walk ed esibizioni schiena contro schiena.
Elliott torna protagonista nell’altro omaggio, quello a Lou Reed, dove racconta del loro ultimo incontro a Parigi sulle note di un’oscura versione di Walk On The Wild Side. Forse nei piani si dovrebbe finire qui, ma è difficile resistere alle insistenze dei più affezionati tra i presenti: malgrado i più giovani della truppa lascino intendere di non conoscerle alla perfezione, c’è tempo ancora per Anastasia, On Elvis Presley’s Birthday, Sicily con le parole cambiate in simpatico duetto assieme a chi l’ha richiesta e Just A Story From America. Murphy tende ad andare un po’ da solo e la qualità intrinseca finisce per risentirne, ma l’affiatamento fra Elliott e chi gli sta davanti raggiunge livelli mirabili, cosicchè, quando i saluti sono davvero i saluti, i sorrisi si sprecano da ambo le parti.

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