Norman Spinrad. “La civiltà dei solari”

La civiltà dei solari Il romanzo d’esordio di un venticinquenne a metà degli anni Sessanta: si spiegano in questa maniera con facilità le ingenuità nella costruzione della storia e gli sbandamenti idealistici che caratterizzano un libro che offre comunque un discreto intrattenimento contraddistinto da alcuni spunti brillanti.
La Confederazione dei mondi abitati dagli umani sta combattendo un conflitto secolare e perdente contro i feroci Duglaari riponendo l’unica speranza nel sistema solare originario (cioè il nostro) che si è da un paio di secoli come estraniato dall’alleanza (nonché dalla lotta). Quando una piccola nave terrestre compare sostenendo di avere la chiave per la vittoria, sorgono spontanei i sospetti, ma allo striminzito equipaggio di sei persone viene concesso di provare un abboccamento col nemico.
Li accompagna Palmer, comandante di flotta all’inizio dubbioso e poi sempre più affascinato dai compagni di viaggio e dal loro modo di vivere: il gruppetto giunge infine a sfidare i Dug a casa loro per trascinarseli quindi dietro fino al Sole in una conclusione che si intuisce già parecchi capitoli prima.
Il finale un po’ telefonato appartiene al numero delle ingenuità sopra accennate assieme ai peana invero esagerati alla razza umana e a qualche eccesso nell’uso dei punti esclamativi (il che fa pensare che, almeno nelle intenzioni, l’opera fosse rivolta a un pubblico giovanile): sull’altro piatto della bilancia c’è però una visione molto ‘umanista’ del futuro, con il suggerimento che l’uomo deve fare più affidamento sulle proprie risorse nascoste che sulle macchine.
Così le ostilità contro i Duglaari (che si rivelano essere una sorta di Vulcaniani che hanno volto la razionalità in ferocia) sono in pratica una guerra di posizione dominata dai computers e la soluzione proposta dai Solari è invece del tutto psicologica: d’altra parte, la loro nave è del tutto priva di cervelli elettronici, il che consente al libro di affrontare con meno difficoltà il gap tecnologico del mezzo secolo trascorso dalla prima pubblicazione.
Interessante è anche il tipo di civiltà che Spinrad immagina per la Terra e per i pianeti a essa vicini, in cui l’empatia e le affinità elettive hanno rimpiazzato le strutture sociali imposte dall’esterno; è però inquietante il processo attraverso il quale si è approdati a una simile conquista.

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