Jean-Yves Ferri e Conrad Didier. “Asterix e il papiro di Cesare”

Asterix e il papiro di Cesare Se Asterix è nato anche dai ricordi (incubi?) liceali di Goscinny e Uderzo legati alle versioni tratte dai commentarii cesariani, era inevitabile che qualcuno cercasse di chiudere il cerchio: a farlo è la nuova coppia di autori delle avventure del piccolo Gallo e relativa compagnia di giro in questo secondo volume che, dopo il più che discreto esordio di ‘Asterix e i Pitti’, raggiunge un livello qualitativo davvero notevole.
Lo spunto è il libro del ‘De bello gallico’ riguardante i problemi con il ben noto villaggio scritto da Cesare per completezza storica, ma espunto per questioni di marketing: in seguito a una fuga di notizie, il testo carambola fino in Armorica, inseguito dall’editor del condottiero e dagli immancabili legionari più o meno imbranati. Visto che la tradizione gallica è orale, un druido si incarica di memorizzarlo e, di bocca in orecchio, esso giunge nella Parigi degli anni Cinquanta…
Quello della trasmissione non scritta, con inevitabili corruzioni, è solo uno dei tanti tormentoni riusciti che percorrono la vicenda e che si integrano ai passaggi più prettamente comici per mantenere alto il tasso di divertimento in un serrato episodio che non presenta momenti di stanca. Alla prima categoria si possono ascrivere ancora la messaggistica affidata ai piccioni viaggiatori con relative interferenze piratesche, i Galli condizionati dagli oroscopi con conseguenze spiacevoli sia per la dieta di Obelix sia per il menage familiare di Abraracourcix e Matusalemix, le peripezie del giornalista d’assalto Vispolemix ispirato vagamente ad Assange, i militi che cercano di mimetizzarsi tubando; della seconda vanno almeno ricordati la figura dell’arcidruido Archeopterix (con qualche reminiscenza de ‘Asterix e il duello dei capi’) e della Foresta dei Carnuti tutta, i ghostwriter nella Roma classica, l’immaginosa raccolta di strumenti di Assurancetourix nonché molti dei nomi, con una certa preferenza per quelli dei Numidi.
Come già nella puntata precedente, il disegno di Didier si mantiene, e non poteva essere altrimenti, legato al segno originale ma risulta comunque vivace e dinamico grazie ad alcune belle trovate oltre che alle personalizzazioni da ricercare soprattutto nei piccoli particolari che, perciò, è bene osservare con attenzione.

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