Gangster squad

(Gangster squad, USA 2013)

Tanto per dirne una: il vero Mickey Cohen verrà arrestato per evasione fiscale dodici anni dopo il 1949 qui raccontato. Una (non tanto) piccola considerazione che illustra bene come questa versione de ‘Gli intoccabili’ un quarto di secolo dopo l’originale finisca per suonare falsa e vuota. Per carità, la confezione è elegante assai: I costumi di Mary Zophres e le ambientazioni di Gene Serdena ricostruiscono la Los Angeles del secondo dopoguerra in maniera quasi iperrealistica, immersa com’è nei colori saturi e squillanti della fotografia di Dion Beebe, mentre la sceneggiatura di Will Beall (tratta dal libro di Paul Lieberman) viaggia abbastanza spedita, almeno fino a quando il livello di sospensione dell’incredulità rimane entro limiti ragionevoli.
Il sergente O’Mara (Josh Brolin) viene incaricato dal capo della polizia Parker (Nick Nolte, trent’anni di più del personaggio reale) di costruire una piccola squadra sotto copertura per contrastare l’affermazione dell’astuto e spietato ex-pugile Cohen (Sean Penn), intento a farsi largo negli ambienti del crimine organizzato a colpi di morti ammazzati. Malgrado le preghiere della moglie incinta (Mireiile Enos), O’Mara recluta il disincantato Wooters (Ryan Gosling) e poi pare scegliersi i suoi in modo da non scontentare le minoranze razziali, imbarcando l’agente nero Keeler (Anthony Mackie) e quello ispanico Ramirez (Michael Peňa) assieme al ‘Cowboy’ Kennard (Robert Patrick).
Il vero colpo di fortuna gli arriva però dalla tecnologia grazie alle cimici piazzate dall’agente Harris (Giovanni Ribisi) e, in particolar modo dal fascino di Wooters, che riesce a far innamorare di sé la pupa del gangster (Emma Stone): che il loro rapporto vada avanti per mesi senza che nessuno tra i moltissimi tirapiedi di Cohen se ne accorga è abbastanza inverosimile, ma in linea con la seconda parte del film in cui il gruppetto va a testa bassa contro il nemico uscendone vincitore dopo uno scontro finale a fucili mitragliatori spianati.
Viste le numerose forzature, il racconto si fa più faticoso e, malgrado l’azione si dovrebbe fare in teoria più stringente, il ritmo finisce per risentirne: molto meglio, sotto questo aspetto, la prima metà della pellicola, in cui la presentazione dei personaggi avviene con ben altra efficacia. Se da una parte non si può dire che ci si annoi, dall’altra sembra a volte di vedere messo per immagini il manuale del classico film di guardie e ladri statunitense – ben presto si intuisce con certezza chi fra i buoni non sopravvverà – incluse le scene madri tra le quali spicca per incongruità la nascita del figlio del protagonista.
La regia di Fleischer non manca di adattarsi alle esigenze del genere, con l’inevitabile uso del rallentatore, mentre il non banale cast dà l’impressione di divertirsi assai a interpretare un film in costume, ma senza peraltro darvi peso più di tanto. Se l’idea alla base di ‘Gangster squad’ era l’intrattenimento di genere, la missione si può dire compiuta anche se sarebbe stato meglio evitare di strizzare l’occhiolino coinvolgendo le figure reali; se invece l’aspirazione era a qualcosa di più, magari nella scia del film di De Palma, il bersaglio è stato mancato e non di poco.
Regia: Ruben Fleischer
Con: Josh Brolin, Ryan Gosling, Sean Penn, Emma Stone, Mireiile Enos, Nick Nolte

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