Henry David Thoreau: “Walden – Vita nel bosco”

Guarda il libro su Goodreads Se è vero, come pare indiscutibile, che fra queste pagine siano presenti molti degli elementi costitutivi dello spirito statunitense, l’affermazione vale sia in senso positivo sia in senso negativo, quasi che Thoreau abbia riassunto in sé svariati aspetti di un Paese che ai suoi tempi, ovvero a metà del diciannovesimo secolo, era ancora abbondantemente in fieri.
Da una parte ci sono l’aspirazione a scegliersi la vita per cui si è portati, costruendo da sé il proprio futuro e la propria abitazione senza dover dipendere dagli obblighi che la società impone (e con essa lo Stato), ma immergendosi nella natura grazie a un’esistenza semplice basata sui prodotti offerti dall’ambiente circostante – nel caso le sponde del piccolo lago di cui al titolo, sito nei dintorni della natìa Concord.
Dall’altra si fanno notare un fastidioso complesso di superiorità nonché una certa tendenza a predicare bene e razzolare male. Al netto di rare eccezioni, il prossimo viene giudicato dall’alto in basso: i piccoli borghesi di paese si adagiano sulle convenzioni, i disgraziati immigrati irlandesi non sanno reagire alla miseria, l’avidità è tutta simboleggiata dal padrone di fattoria pure proveniente dall’isola verde (sia mai che si tratti di uno del posto…). Eppure, la scelta dell’autore è meno radicale di quanto voglia far pensare: il terreno su cui si stabilisce è dell’amico Emerson, il villaggio resta a poche miglia e il nostro ci torna spesso, un continuo via vai di passanti gli fa visita lasciandogli talvolta del cibo, poco distante passa addirittura la ferrovia.
L’impressione ambivalente nasce ben presto e accompagna l’intera esperienza in compagnia di un libro di non immediato fascino, lineare nell’idea di base ma multiforme nell’impalcatura che lo sostiene; in aggiunta, la prosa di Thoreau tende all’accumulo e all’intarsio, costringendo il lettore a muoversi con circospezione, sia che a scrivere sia il filosofo che illustra una filosofia di vita, sia che entri in scena il naturalista attento a ogni minimo evento che accade attorno alla sua capanna.
Nella prima circostanza, il crescendo che scaturisce dall’infervorarsi dello scrittore su di un argomento finisce per trascinare e sorprendere magari con le istanze proto-ecologiste mirate alla rinuncia degli orpelli inutili che possono paralizzare lo slancio vitale, ma anche con un incantevole capitolo dedicato al piacere e al valore della lettura. Il secondo aspetto regala invece dei documentari in miniatura sull’ecosistema lacustre, con un attenta descrizione della flora e della fauna illustrate da passaggi a volte meravigliosi, basti l’esempio quello degli scoiattoli sulla neve.
Lo scarto tra l’oservazione accurata e la pedanteria è però breve, come ben testimonia la sezione sulla misurazione della profondità del lago che pare interminabile: sono momenti che comunque servono, assieme alla ripresa di una scrupolosa contabilità – ci si riferisca alla costruzione della casa o al raccolto dei fagioli – a rafforzare quella sensazione di concretezza che controbilancia con costanza l’attitudine idealistica e sognatrice.

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