Joe R. Lansdale: “Mucho mojo”

Guarda il libro su Goodreads Se la prima puntata è centrata sul passato di Hap, avendo come motore l’affascinante ex-mogliettina del medesimo, la seconda avventura si concentra sulla famiglia di Leonard, trasferendo protagonisti, armi e bagagli nel quartiere nero della città, povero e inevitabilmente segregato tanto che Hap ha l’occasione per sperimentare una sorta di razzismo alla rovescia.
La morte dello svanito zio Chester, l’uomo che gli ha insegnato come stare al mondo, lascia all’ancora zoppicante protagonista di colore un’eredità alquanto inconsueta, fatta di buoni spesa, vecchi libri e una casa malandata. Siccome la dimora è quella in cui Leonard è in buona parte cresciuto, il duo vi si trasferisce cominciando a risistemarla: durante i lavori, una brutta sorpresa li mette sulle piste di una banda di pedofili, dimostrando che l’avo non era rimbambito come poteva apparire.
Superfluo aggiungere che il duo inizia la caccia, ricorrendo alla polizia solo proprio quando non si può evitarlo, fino a che tutto è bene quello che finisce bene: come spesso accade in Lansdale, la trama gialla non è poi così trascendentale perché si capisce ben presto l’identità del colpevole e la resa dei conti è il segmento più debole, il che conferma ancora una volta la preferenza dell’autore per il lavoro sulle situazioni e i personaggi.
La vecchia Me-Maw e la sua abitazione tappezzata di fotografie, il reverendo con la palestra per la boxe accanto alla chiesa, gli spacciatori della porta accanto, la strana coppia di poliziotti Marvin (nero) e Charlie (bianco), l’incantevole ma insidiosa avvocatesaa nera Florida: tutti sono al centro di digressioni dalle dimensioni variabili che ne disegnano con precisione le caratteristiche e solo l’ultima della lista dà l’impressione di allargarsi troppo grazie alla sua storia d’amore con Hap (a meno che la sua presenza non serva soprattutto a confermare le difficoltà dell’uomo con il sesso femminile).
Tra i ruoli di rilievo non può mancare il Texas orientale con i suoi grandi spazi strozzati dal caldo o battuti da violenti temporali che si annunciano con ore d’anticipo all’orizzonte: su tale sfondo, sovente combattendo con l’umidità, si muove un’umanità che si arrabatta per vivere fra nette distinzioni di classe e di razza che consentono uno sfogo al pessimismo di fondo dello scrittore. Si tratta comunque di una sensazione che resta in secondo piano senza inficiare la narrazione, perché Lansdale racconta con la consueta, brillante verve che costringe il lettore a voltare pagina regalandogli nel frattempo pagine di divertito umorismo che scaturiscono dai battibecchi tra i due soci e dalle mirabolanti iperboli di cui è specialista in special modo Leonard.

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