A tutta B… senza serie B

Voglio dirlo forte e chiaro: benchè non nero, sono comunque orgoglioso. Orgoglioso di uno spot sul gioco del calcio durato due ore e chiamato, incidentalmente, Scozia-Italia. L’ambientazione fascinosa in una notte di pioggia, uno stadio pieno, con tante donne e tanti bambini,  che ha tifato e cantato fino alla fine, una partita bella su di un terreno difficile, il comportamento irreprensibile di chi è andato in campo (va bene, il ‘secondo assistente’ era un po’ distratto…): il football, quando torna a casa, mostra tutta la sua bellezza di sport semplice e appassionante. Una festa insomma, tutto così emozionante da aver voglia di dire ‘anch’io, anch’io’, ma con un nervoso crescente sullo sfondo. Perchè si sa cosa ci aspetta, a meno di prendere l’aereo e farsi strozzare dalla sterlina: se piove in quel modo, in molti settori ci si bagna anche le mutande; gli spalti spesso semivuoti, popolati in gran parte di maschi adulti, una parte dei quali impegnati ad insultarsi in rima e non;  giocatori isterici che si strappano le vesti in proteste teatrali o, se appena sfiorati, cadono come uomo morto cade. E in più la consapevolezza che, dopo le belle parole, da sabato si ricomincerà con i soliti orrori da stadio: manca la volontà di cambiare, a chi comanda veramente il calcio italiano certi problemi interessano fino ad un certo punto.
Altre considerazioni:
chi comanda veramente sono Sky e pochi club con tanti soldi e, perlopiù, la maglia a righe. L’ipocrita sospensione di ieri è stata per loro a costo zero, e contemporaneamente ha salvato la faccia al presidente di Lega, che altrimenti avrebbe dovuto affrontare la serrata della serie B. Lo squilibrio economico a sfavore delle piccole società rende loro particolarmente gravoso gestire in proprio la sicurezza negli impianti e sarà interessante vedere cosa accadrà da marzo, con gli steward pienamente operativi (qualsiasi cosa voglia dire). Eppure, l’unico modo per far capire la gravità della situazione sarebbe non far uscire poliziotti e carabinieri dalle caserme per qualche fine settimana…;
in un’inutile commissione della Lega sul problema violenza, il presidente della stessa ha cooptato (o ha pensato di cooptare, fa lo stesso) monsignor Bertone. In qualità di che? Tifoso della Sampdoria? Azionista di riferimento dell’ Ancona? Sì, va bene, questo è uno dei pochi argomenti su cui il Vaticano non ha ancora espresso pareri vincolanti, ma anche al ridicolo c’è un limite;
mentre si recava allo stadio sabato scorso, il vostro umile scriba è stato disturbato da una serie molesta di pubblicità, così ripetute da risultare pedanti. Si trattava di una comparsata di quelle che tronisti, isolanti ed altra feccia televisiva fanno di solito nelle discoteche. Il nome di questa poi lo raccomando, ‘New siglo discoclub’ (o qualcosa di simile), erede di ‘El siglo de la reyna’ (o qualcosa di simile) – ad un altra volta il giudizio su questi posti. A furia di veder cartelli, alla fine la faccia da pirla che vi campeggiava ha avuto un nome: Francesco Coco, pedatore di pochi talenti azzerato definitivamente dalla relazione con la Arcuri. Quello che quest’estate disse di voler tornare a giocare, e che un’offerta del Milan l’avrebbe subito accettata. Galliani, quando ci ripensa, si mette a ridere da solo anche quando il Milan perde (spesso negli ultimi tempi): a via Turati sono preoccupati…

Vita lunga e prospera

Sonic Reducer

A tutta B 14^ giornata …and more

E così ci risiamo un’altra volta. Nove mesi dopo Catania – chi ha ucciso l’agente Raciti? Boh… Mah… – c’è un altro morto di calcio da piangere. E’ assurdo venire ammazzati in autostrada per una rissa, ma il clima di guerra fra bande che si respira la domenica e la tensione che ne consegue fra le forze dell’ordine possono generare solo tragedie. C’è da stupirsi che le vittime non siano di più,  e questo grazie al lavoro mostruoso di sterilizzazione e di divisione fatto ogni fine settimana da migliaia di uomini che potrebbero essere impiegati in compiti più utili.  Oltre alla fortuna, che però, ieri, ad Arezzo, guardava dall’altra parte. Da lì è partita un serie di ritardi, bugie ed (in)decisioni che hanno generato una giornata di guerriglia urbana: il capo della polizia, quello dal nome così evocativo, ha chiesto che si giocasse anche se c’era tutto il tempo di fermare la gente normale prima che partisse per lo stadio: in fondo erano le dieci di mattina. Quello che è successo nel pomeriggio è impensabile altrove: lo stadio di Bergamo in mano a gente che ha fatto entrare un tombino in curva (e i tornelli?), interi quartieri in balia di manipoli mascherati e la polizia asserragliata nei commissariati. Lascia un retrogusto amaro notare che è  più facile far la voce grossa fra gente inerme e semiaddormentata piuttosto che contro duecento energumeni carichi di un odio ingiustificato.
A scanso di equivoci, la colpa principale ricade comunque sulle teste di cazzo che hanno avvelenato le domeniche (e anche i sabati…) calcistici. Interi settori dello stadio come zone franche, logiche da guerra tribale, il pericolo sempre in agguato: andare alla partita è diventato anche questo, e non ci si può stupire che la gente lo faccia sempre di meno. Favoriti per anni dalle società, pesantemente politicizzati a senso unico, i gruppi ultrà sono un problema incancrenito, presente in ogni serie,  che chissà quando si riuscirà a risolvere: però la giornata di ieri ci ha lasciato in eredità un mucchio di immagini che mostrano molti sedicenti guerrieri a volto scoperto. Cominciamo a spazzare via questi, a svuotare per qualche mese la curva dell’Atalanta, in attesa del giorno in cui non ci sarà da morir d’invidia a guardare le partite dei campionati esteri.
Adesso si vieteranno le trasferte. Giusto, per carità, ma di una tristezza infinita. Lo scriba è abbastanza vecchio per ricordarsi di quando i tifosi ospiti si sedevano tranquillamente fra quelli di casa, dopo aver visitato la città ed aver testato la cucina locale. Se proprio non si trattava di Cremonese o Reggiana, la partita veniva vissuta assieme, ed anche le curve incitavano più di quanto non insultassero. Ora, anche in uno stadio svuotato di delinquenti (e non solo…) come il Garilli, viene ritenuto un affronto se qualcuno con la sciarpa sbagliata si sistema in gradinata. La speranza che tutto questo cambi resta, ma per il momento rimango molto pessimista.
Altre considerazioni (in breve):
che il Brescia non fosse molto tonico lo si poteva dedurre dalle partite precedenti, ma la quarta vittoria consecutiva dell’Albinoleffe resta da incorniciare. I bergamaschi si permettono il lusso di sbagliare un rigore, ma hanno anche la forza di non accontentarsi del pari raggiunto dai padroni di casa a meno di dieci minuti dalla fine. Ennesima espulsione fra i bresciani che stanno rifiatando un po’ troppo, facendosi passar davanti e distanziare dalle concorrenti: il Pisa all’ennesima vittoria in trasferta, il Bologna che strapazza il Chievo in modo non prevedibile alla vigilia ed anche il Lecce, se vince il recupero;
il Piacenza gioca a calcio per la prima volta in questo campionato e supera il Ravenna, squadra palesemente inferiore assurta al ruolo di avversaria diretta per gli incerti di queste giornate iniziali. Con gli ospiti arroccati in difesa, i biancorossi disputano un buon primo tempo senza segnare e passano ad un quarto d’ora dalla fine quando sembrano in confusione e senza idee sul come superare la muraglia avversaria. Si chiude con due gol di vantaggio, un altro spettacolo inedito, e l’aspetto più preoccupante restano alcuni sonnellini tra centrocampo e difesa centrale. L’unico zero da cancellare è quello dei rigori a favore: d’accordo che la squadra entra poco in area, ma sarebbe il caso di assegnare quelli che ci sono. Purtroppo il sig. Tommasi si è rivelato l’ennesimo arbitro di scarsa personalità;
nessuno trasmette la serie B, ed anche per vedere le immagini dei gol bisogna fare i salti mortali: e allora, perchè si continua a giocare il sabato pomeriggio alle quattro? Al termine di una giornata di sole limpido e tiepido, il vostro cronista ha patito il freddo, fiaccato dal turbo che spirava dalla Val di Trebbia, per tutto il secondo tempo giocato alla luce dei riflettori. Ulteriore dimostrazione che il calcio italiano è in mano a degli incapaci – del resto basta vedere chi è il presidente di lega…

Vita lunga e prospera

P.S.: vi ricordate la storia del Piacenza tutto italiano? Beh, se ne avete voglia, andate a dare un’occhiata alla formazione di sabato…

Sonic Reducer

Piacenza-Ravenna 2-0

Piacenza, 10 novembre 2007 – Stadio L. Garilli.

Reduce da due trasferte a Rimini e Frosinone che sono state ricche di punti e fonte di qualche soddisfazione, il Piacenza affronta il Ravenna in uno scontro diretto che all’inizio del campionato sarebbe stato impensabile. Gli ospiti si rivelano inferiori sul piano tecnico specie in una linea difensiva lenta – e che alla fine sarà tutta ammonita – ma sono ben disposti ed hanno un unico scopo: lo 0-0. I biancorossi giocano però al calcio per la prima volta dall’inizio della stagione e nel primo tempo giungono spesso nell’area avversaria, pur senza essere pericolosissimi. Kharja riportato nel suo ruolo davanti alla difesa alterna buone cose – sia in fase propositiva, sia di interdizione – ad amnesie e rallentamenti pericolosi: in un’occasione, è bravo Cassano in uscita a salvare sulla ripartenza avversaria. Ci starebbe anche un rigore su Padalino affondato in area, ma guardialinee e arbitro negano; lo stesso guardialinee che annulla per fuorigioco un tap-in di Simon su tiro di Patrascu non trattenuto.Nel secondo tempo la faccenda si complica: il Ravenna si chiude ancor di più e il Piacenza comincia a far girare palla senza trovare il buco dove infilarsi. Aspas sostituisce un Padalino sempre più fievole, ma l’impressione è che il risultato sia incanalato: il colpo di testa di Kharja su corner di Patrascu sblocca la situazione nell’unico modo possibile, da calcio piazzato. C’è anche il tempo per il raddoppio del nuovo arrivato su splendido assist di un Bianchi cresciuto alla distanza, e così arriva la prima vittoria in stagione con due gol di scarto. Il giudizio resta complessivamente positivo, sia sulla prestazione, sia sul lavoro di Somma che sarà anche fortunato, ma per ora ha i numeri dalla sua parte: sette punti in quattro partite con il contorni di sei gol segnati, quanti quelli realizzati nelle prime dieci. La classifica si fa più tranquilla con i quattro punti di vantaggio sulla quint’ultima e comincia a diventare concreta la speranza di un futuro più tranquillo.
Formazione: Cassano 6 – Nef 6,5, Iorio 5,5, Miglionico 6, Gemiti 6 – Padalino 5,5 (Aspas 6,5), Kharja 6 (Anaclerio sv), Patrascu 6, Rantier 5 (Olivi sv), Bianchi 6 – Simon 5,5
Reti: 75’ Kharja, 86’ Aspas

Piacenza – Ravenna 2- 0

Vince il Piacenza nel derby con il Ravenna grazie a due reti realizzate di testa nell’ultimo quarto d’ora da kharja su angolo di Patrascu , e da Aspas bravo a leggere la traiettoria di una palla vagante in area e ad accompagnarla in rete sull’uscita del portiere. Somma deve fare a meno all’ultimo minuto di capitan Riccio per una botta alla coscia rimediata nella rifinitura. Giocano Bianchi e Kharja. In difesa riconferme per Iorio e Miglionico. Squadre molto raccolte. Padalino viene spinto in area, sembra rigore ma non è dello stesso avviso l’arbitro Tommasi che lascia correre. Vede bene il guardalinee quando annulla rete di Rantier per fuorigioco. Nel finale il Ravenna sfiora il vantaggio ma su Succi è bravissimo Cassano a respingere con il corpo. Nella ripresa il gioco stenta a decollare. Aspas subentra a Padalino e alla mezz’ora Kharja rompe l’equilibrio in campo con il gol del vantaggio. Non c’è più partita soprattutto quando arriva il raddoppio dello spagnolo ex Celta Vigo.

 

A tutta B

Ogni Rivoluzione porta con sé la sua Reazione. Quanto più è debole o velleitario il moto di ribellione, tanto più è violenta la risposta di chi si sente minacciato. Dopo il turno infrasettimanale in cui la parte umile della classifica aveva rialzato la testa, il sabato ha visto il ritorno delle squadre dominanti. A suon di gol le prime hanno vinto tutte e un piccolo vuoto si è aperto tra di esse e il resto del gruppo: se il Bologna e il Lecce dovessero vincere i recuperi, non impossibili, con Ascoli e Cesena – è un’ipotesi, non un pronostico – il distacco comincerebbe ad essere significativo dopo neanche un terzo del cammino. E’ vero che la storia della categoria è piena di squadre che stramazzano come Dorando Petri sotto i cieli di aprile, ma è plausibile supporre che le tre destinate a salire usciranno dal gruppetto in fuga.
Altre considerazioni:
momento di appannamento per il Brescia, che nelle ultime quattro partite ha segnato solo con la Triestina, la cui difesa ultimamente fa accomodare chiunque. Da quando è arrivato Cosmi è il primo passaggio veramente difficile e il nervosismo serpeggia tra le file: la squalifica di Possanzini peserà sull’incontro di sabato con l’Albinoleffe. Ritorna ad affacciarsi il sospetto che la rosa non sia del tutto competitiva: sulla lunga distanza potrebbe manifestarsi una carenza di sostituti all’altezza di titolari più o meno affaticati. Il pareggio di Bari è sostanzialmente corretto, ma a vincere sono andati più vicini i padroni di casa;
dato ormai per ridimensionato, l’Albinoleffe infila tre vittorie squillanti e va a verificare il suo valore in quel di Brescia nel ruolo di capolista; nella cinquina alla Triestina (vedi sopra) ancora in gol il giovane Madonna… a ricordare che il tempo passa inesorabile. Più pesanti sono stati i successi del Chievo e soprattutto del Bologna che vince il derby a Modena, su un campo certamente non facile: da sottolineare il pessimo arbitraggio dell’internazionale Rosetti che incide sull’andamento dell’incontro. Nel pieno rispetto del pronostico la vittoria del Pisa a Vicenza, visto che i veneti mai hanno vinto in casa e i toscani sono passati spesso in trasferta;
il vizio lo puoi combattere, ma è difficile estirparlo: lo Spezia ha lottato con i propri demoni per un paio di settimane, ma sabato ha di nuovo ceduto, e il Ravenna ha pareggiato nel recupero. A dispetto delle momentanee emersioni, il Mantova resta immerso nella propria inadeguatezza, perde di nuovo in casa e fa rivedere la luce ad un Rimini reduce da due sconfitte interne: strepitoso il pallonetto di Ricchiuti per il vantaggio (se nessuno l’ha toccato, vedere con calma i gol della B è diventato un problema…);
‘gol sbagliato gol subito’ è una delle tante leggi calcistiche senza fondamento, però… Però Dedic centra una traversa che ancor trema e sul rovesciamento la coppia Rantier-Simon s’inventa un pareggio da manuale quando già è passato il novantesimo. Il Frosinone poteva vincere quattro a zero già dopo il primo tempo, ma il calcio è un gioco a volte incredibilmente stravagante e il Piacenza rimonta con un capolavoro dalla distanza di Rantier – una volta al mese il francese ha voglia di giocare – e la suddetta zuccata in torsione del centravanti. Fortuna, certamente, ma bisogna anche andarsela a cercare e la squadra con la precedente gestione non lo sapeva fare: allo scriba il Remo stava anche simpatico, ma Somma ha fatto in tre partite la metà dei punti raccolti nelle precedenti dieci… In ogni caso, dopo aver ricavato dalla settimana terribile una dote insperata, il giudizio resta sospeso: i due gol subiti sono da scapoli-ammogliati e sabato lo scontro diretto con il Ravenna (che tristezza…) dovrebbe sciogliere qualche dubbio.

Vita lunga e prospera

Sonic Reducer

Frosinone – Piacenza 2-2

Quattro punti nelle due trasferte consecutive a Rimini e Frosinone. Niente male a dimostrazione che la cura Somma comincia a dare i suoi frutti. In Ciociaria fischi prevedibili per il pontino Somma. Martini realizza due reti nel primo tempo approfittando di due disattenzioni difensive. Ma il Piacenza, questo Piacenza, non si arrende facilmente. Ad inizio ripresa Rantier con un sinistro dalla lunga distanza sorprende Sicignano. I padroni di casa sfiorano in più di un occasione la terza marcatura e nel finale vengono puniti dal preciso colpo di testa di Simon che gela il “Matusa”.

A tutta B

Io Triumphe, oggi, per questa vittoria venuta nella settimana che doveva essere, se possibile, più agra delle precedenti. Tre punti utili per tenere il passo delle dirette concorrenti, ma anche un abbozzo di fiducia per come si è giocato, senza troppo concedere ad una squadra che segna con facilità e doveva rifarsi per la sconfitta casalinga del turno precedente. Forse ha ragione il preparatore, ora in coabitazione, Baggi a sussurrare agli amici che adesso c’è un allenatore vero.
Altre considerazioni:
la categoria rinverdisce le sue tradizioni e la maggior parte dei pronostici vengono sovvertiti; tra le ultime molte vincono, anche il Treviso che perdeva da mesi, e chi non fa punti perde scontri diretti (Ravenna) o è in crisi totale, almeno fino a sabato prossimo (Cesena). L’Albinoleffe infila fortunosamente il Chievo a domicilio, il Brescia lascia tre punti a La Spezia malgrado l’assedio e il Pisa va a sbattere contro la tripletta di Bruno, sprecando due punti quasi alla fine: le distanze si sono accorciate e la classifica ripropone l’effetto ammucchiata;
l’arbitro di Spezia-Brescia, il sempre imprevedibile Giannoccaro di Lecce, prende giudizi che vanno dal 3 al 6 (magari 7 sui giornali spezzini): il mondo è bello perchè è vario e, forse, la moviola in campo aumenterebbe solo la confusione.

Vita lunga e prospera

Sonic Reducer

Rimini – Piacenza 0-1

Una vittoria che ci voleva ma soprattutto meritata e frutto di una prestazione di grossa intensità di tutto il collettivo biancorosso. I biancorossi espugnano Rimini e possono guardare con maggiore serenità ai prossimi ravvicinati impegni di campionato. Somma deve rinunciare agli squalificati D’Anna e Anaclerio, e dà fiducia in difesa a Iorio, rispolverando Tommaso Bianchi, due scelte che si riveleranno di straordinaria importanza. Gara equilibrata e condizionata dal campo pesante. Primo tempo senza grossi sussulti. Nella ripresa dopo una conclusione dalla distanza del solito Ricchiuti, il Piace passa:punizione millimetrica di Patrascu per la testa di Miglionico che anticipa Consigli spedendo la sfera sotto la traversa. Gli uomini di Somma non danno mai l’impressione di soffrire la manovra del Rimini. Replicano colpo su colpo grazie ad una prova encomiabile di tutto il gruppo che fa ben sperare per la trasferta di sabato a Frosinone.

A tutta B

Un nuovo allenatore porta almeno i tre punti. Che sia leggenda metropolitana o voglia dei giocatori di mettersi in mostra con il nuovo mister, l’assunto trova spesso dimostrazione, ma non nel caso del Piacenza. Una formazione figlia degli esperimenti tattici di Mario Somma riesce per quasi un’ora a far partita pari contro una squadra di caratura superiore, sfruttando soprattutto la possibilità di infilarsi nella difesa altissima, e non proprio veloce, del Chievo. Chiudi di qui, raddoppia di là, la superiorità numerica ospite a centrocampo quasi non si avverte; purtroppo la coperta dei biancorossi è sempre corta, e questa volta il lato scoperto è la difesa sinistra, dove Anaclerio è lasciato solo da Kharja, che a rientrare non ci pensa nemmeno. Purtroppo, da quelle parti incrocia il Calciatore Precedentemente Noto come Eriberto, che con un paio di accelerazioni fulminanti consente ai suoi prima di pareggiare e poi di andare in vantaggio, complici anche i centrali difensivi che pisolano beatamente. L’espulsione di D’Anna – unica decisione ineccepibile in un arbitraggio mediocre – ha chiuso la partita: Somma ne approfitta per ruotare i giocatori in vari ruoli, ma, more solito, nessuno che arrivi a tirare in porta.
Altre considerazioni:
forse per vendicare Bazzani, gran copia di realizzazioni spettacolari su tutti i campi: si fanno ricordare specialmente i tiri di Tamburini e Dall’Acqua all’incrocio dal limite, il sinistro in diagonale di Biancolino, il pallonetto morbido di Padalino da quasi quaranta metri, la splendida azione del primo pareggio del Rimini e la bella girata di Tucci che ha dato la vittoria al Lecce. Le quotazioni della categoria ne hanno beneficiato, compensando gli scempi tecnici e gli spettacoli non eccelsi che gli spettatori sono spesso costretti a subire;
molto bella Rimini-Lecce, con i padroni di casa che, in dieci, riescono a raggiungere il pari e a mantenerlo sin quasi alla fine; con la vittoria i salentini restano aggrappati alla testa della classifica, dove, oltre al Chievo, rimangono il Brescia, che vince facile con la Triestina, il Bologna, malgrado la difficile trasferta di Frosinone e ritorna l’Albinoleffe. Il Mantova, dopo aver vinto a Brescia solo per fare sbagliare il pronostico allo scriba, si riassesta sui suoi livelli prendendo due gol da belle statuine e così gli orobici possono risalire in quarta posizione;
lì davanti c’è anche il Pisa, che a Grosseto dimentica di giocare, finisce in nove e perde meritatamente. Il perfido sgambetto del massaggiatore di casa a Raimondi, che viene pure espulso, andrebbe punito con eoni di squalifica: già che i derby – specie quelli toscani – sono partite che definire tese è un eufemismo, se ci si mettono anche gli addetti ai lavori non se ne esce più;
a proposito di squalifiche: se Dedic (vedi “A tutta B” della settimana scorsa) fosse stato punito, forse Zalayeta ci avrebbe pensato due volte prima di tuffarsi. Il pianto, in altre serie, di Milan e Juve indica che questi arbitri sbagliano per inesperienza e/o incapacità, non perchè radiocomandati; la giovane età media è sicuramente un’altra attenuante. Ma, nel complesso, la qualità appare scarsa: che il signor Valeri di Roma, neanche trent’anni, arbitri così male una partita innocua come Piacenza-Chievo – e non sto parlando del rigore almeno dubbio – dà il segno di un momento diciamo non felice per i direttori di gara. E poi i guardalinee (aka assistenti) non si capisce bene che ci stiano a fare, se non sbandierano neppure un fallo di mano a cinque metri da loro…

Vita lunga e prospera

Sonic Reducer

Piacenza-Chievo 1-3

Piacenza, 27 ottobre 2007 – Stadio L. Garilli.

Mario Somma subentra alla coppia Remondina e Secondini e in quattro giorni non può far altro che appoggiarsi al lavoro dei predecessori. Schiera così un 4231 che presenta come unica novità Padalino al centro, dietro Simon, e Kharja a sinistra: l’esperimento funziona a metà, se lo svizzero è il migliore in campo, anche perché si danna in ogni zona, il marocchino è completamente fuori ruolo. Oltre a non offrire niente in attacco, non ripiega mai lasciando Anaclerio in mezzo a due avversari. Il terzino è presto ammonito, e dalla sua parte gioca un certo Luciano che, guarda caso, mette in mezzo i cross dei primi due gol. La coperta è corta, una volta che la squadra ha un atteggiamento leggermente più offensivo la difesa mostra le magagne nascoste dall’atteggiamento prudente dell’ultimo Remondina: Bentivoglio e Pellissier possono colpire quasi indisturbati due rasoterra provenienti da destra mentre i centrali pisolano e Nef sbaglia clamorosamente la diagonale che avrebbe evitato l’ 1-2. Contro un avversario forte e ben disposto in campo, il Piacenza regge comunque il primo tempo, terminato meritatamente in parità: poi, dopo il gol, D’Anna si fa espellere in preda ad una crisi isterica, il Chievo fa un passo indietro e la porta di Squizzi diventa una chimera. All’allenatore non resta altro che ruotare gli uomini fra i ruoli per vedere l’effetto che fa: alla fine ci si mette anche il mediocre signor Valeri di Roma a regalare agli ospiti un rigore di cui non hanno bisogno. Finisce con la quarta sconfitta interna su sei incontri e un’impressione di impotenza che si fa via via più preoccupante.
Formazione: Cassano 5,5 – Nef 4,5, D’Anna 3, Miglionico 5, Anaclerio 5 – Padalino 7,5, Riccio 5 (Bianco sv), Patrascu 4, Rantier 4,5 (Gemiti sv), Kharja 4 (Olivi sv) – Simon 5,5
Reti: 10’ Padalino, 15’ Bentivoglio, 51’ Pellissier, 79’ Marcolini (rig)

Piacenza – Chievo 1-3

Il vantaggio con Padalino illude i biancorossi di Somma, esordio sulla panchina piacentina, ma l’immediato pareggio di Bentivoglio ispirato da un pimpante Luciano lanciano il Chievo dell’ex Iachini. Nella ripresa ancora Luciano dà l’avvio al raddoppio di Pellissier. Dopo pochi minuti Valeri manda sotto la doccia D’Anna per una gomitata a Gasparetto. Gara in discesa per i veneti che triplicano con un generosissimo rigore trasformato da Marcolini e concesso per un  intervento di Miglionico su Obinna. Nel finale traversa alta di Simon di testa.

I documenti di A tutta B

Per chi voleva sapere com’era andata a finire…

Gara di 3ª Cat. MORTIZZA – GERBIDO SIPA del 14/10/2007
IL GIUDICE SPORTIVO
lettI il referto di gara e il supplemento di rapporto dell’arbitro, dagli stessi si rileva che la società Mortizza non ha
adottato alcuna misura d’ordine a salvaguardia dell’incolumità dell’arbitro; che una ventina di tifosi del Mortizza,
trovando il cancello della gradinata aperto, nel tratto tra terreno di gioco e spogliatoio, hanno cercato di
aggredirlo, non riuscendovi per il pronto intervento dei dirigenti del Mortizza FRESCHI Enrico e MIRTI Mauro
che, comunque, nell’accompagnarlo di forza nel proprio spogliatoio, avrebbero insultato quest’ultimo
accusandolo tra l’altro di “aver rovinato la partita”; che, mentre la porta dello spogliatoio era ancora aperta,
l’arbitro veniva raggiunto da un tifoso che lo colpiva con due schiaffi alla testa; che al momento della notifica
dell’espulsione di un calciatore del Mortizza, FRESCHI Paolo, n. 2 del Mortizza, distante dall’arbitro una ventina
di metri, si avvicinava di corsa a quest’ultimo e, rivolgendogli frase gravemente offensiva, colpiva l’arbitro
stesso con un pugno al petto e con due schiaffi al volto. Riusciva anche a colpirlo con un calcio al polpaccio
destro, mentre il direttore di gara era ancora attorniato dai compagni di squadra.
Inoltre altro tifoso, prima che l’arbitro raggiungesse lo spogliatoio, colpiva violentemente quest’ultimo con un
calcio nella zona lombosacrale. Ritenne per questo fatto di ricorrere al pronto soccorso dell’ospedale di
Piacenza, che gli rilasciò certificato medico.
Dopo tutto quanto premesso, osserva:
la società Mortizza non è responsabile della omessa misura d’ordine né di tutela nei confronti dell’arbitro in
quanto ha comunque cercato di tutelare il medesimo, tanto che i dirigenti Freschi e Mirti, in una situazione di
carattere eccezionale e quindi non facilmente prevedibile, lo hanno letteralmente spintonato nello spogliatoio
affinché non venisse malmenato dai tifosi. I due dirigenti sono invece responsabili delle frasi irriguardose rivolte
nel frangente allo stesso, e quindi devono essere sanzionati..
Va pure sanzionata la società Mortizza responsabile di tutto quanto accaduto, per aver consentito l’accesso
dei tifosi nel tratto tra terreno di gioco e spogliatoi, attraverso un cancello tenuto aperto,
per questi motivi
visti gli artt. 16, 17, 18 e 19 del Codice di Giustizia Sportiva
DELIBERA
– alla società MORTIZZA viene applicata la punizione sportiva della perdita della gara con il punteggio
di 0 – 3;
– alla società MORTIZZA viene irrogata, per i fatti sopra addebitati, la sanzione di € 400 di ammenda;
– i dirigenti FRESCHI Enrico e MIRTI Mauro vengono sanzionati con la inibizione fino al 4 novembre
2007;
– FRESCHI Paolo, calciatore del Mortizza, per i fatti allo stesso addebitati, viene sanzionato con la
squalifica fino al 31 maggio 2010.

Sonic Reducer

Aspas: “Pronto a sfruttare l’occasione italiana”

Presentato l’ex calciatore del Celta Vigo Jonathan Aspas Juncal ingaggiato dal Piacenza dopo un breve periodo di prova. 25 anni esterno destro, Aspas ha sempre militato dalla stagione 1998-99 nel Celta Vigo.

Queste le sue prime parole “italiane”.

“Ho colto l’occasione di venire in Italia e sono molto felice della scelta, quasi in controtendenza visto che sono gli italiani ad andare a giocare in Spagna”.

“Il Piacenza ha un buon gruppo e mi sono subito trovato bene con loro. Fisicamente sto bene e spero di dare il mio contributo al più presto”.

Sono un calciatore a cui piace attaccare e prediligo giocare come laterale destro. In Spagna gli esterni spingono molto, ed io giocavo in un modulo con la difesa a tre. Quindi dovrò abituarmi al nuovo modulo”.

Mario Somma nuovo allenatore del Piacenza

Mario Somma è il nuovo allenatore del Piacenza calcio. L’allenatore in seconda sarà Felice Secondini.

Somma, presentato questa mattina alla stampa, in presenza dell’amministratore delegato Riccardi e del direttore sportivo Castagnini, si è detto entusiasta della nuova avventura. La società emiliana si è affidata au un allenatore esperto. Somma, infatti, dopo una lunga “gavetta” alla guida di squadre dilettantistiche, si è fatto conoscere alla Cavese, che ha portato in C2. A seguire, nel 2004, promozione con l’Arezzo e l’anno successivo, l’approdo in A con l’Empoli. Nel 2006 il passaggio a Brescia e l’esonero nel febbraio 2007.

Queste le prime parole del neo allenatore del Piacenza: “Con la società ho impiegato cinque minuti per trovare l’accordo. Piacenza è una realtà importante, solida dal punto di vista organizzativo, conosco bene molti giocatori. Come inizia il mio lavoro? Con l’entusiasmo della prima volta, con la mente rivolta al prossimo turno, impegnativo, contro il Chievo di Iachini, un allenatore che come me non ama le barricate, piuttosto predilige un gioco veloce, d’attacco, senza attendere l’avversario dietro per ripartire. Noi giocheremo così, non chiedetemi il modulo, quello lo adatterò a seconda delle situazioni. Prediligo il 4-2-3-1 o il 4-3-2-1, a seconda degli uomini che avrò a diusposizione”.

Piacenza vuole risalire in classifica, i tifosi chiedono la svolta. “E’ l’obiettivo per cui lavorerò, questa squadra non merita l’attuale posizione in classifica, può fare molto di più? Dove possiamo arrivare? Nei primi 7-8 posti ci possiamo stare sicuramente, il campionato è lungo ed equilibrato, tutto può accadere. La scorsa stagione ci ha insegnato a non porsi degli obiettivi: all’ultima giornata, poi, si è deciso tutto”.

Su eventuali correttivi, infine, il tecnico si è così espresso.

“Per mia scelta non chiedo giocatori alla società, lavoro con ciò che ho a disposizione. Ho piena fiducia in Castagnini, che ho avuto come direttore sportivo anche quando giocavo. Il Piacenza è una squadra di valore, se la società riterrà opportuno fare dei cambiamenti, apportare modifiche all’organico, sarà padrone di farlo. Il mio compito è allenare, fare risultati, riportare in alto questa squadra. Ci metto tutto l’impegno, i risultati sono la medicina del calcio”.

Il Piacenza calcio ringrazia Gian Marco Remondina per il lavoro di staff svolto con grande professionalità.

A tutta B

Quando ero più giovane di oggi, la fonte primaria di informazione calcistica era ’90° minuto’. Essendo anche cabaret involontario, ne uscivano spesso frasi che passavano nel parlato comune: un discreto produttore di facezie era Vujadin Boskov che, dopo avere allenato qua e là, aveva trovato la squadra della vita nella Sampdoria di Vialli e Mancini. Ora, La Spezia e Genova hanno molte caratteristiche in comune – la regione, il mare… – e, anche considerando gli inevitabili campanilismi, è impossibile che gli spezzini non abbiano mai sentito dire che ‘partita finisce quando arbitro fischia’. Eppure lo Spezia continua a prendere gol nei minuti finali, con una spiccata predilezione per il quarto minuto di recupero: finchè è Tiribocchi passi, ma farsi sorprendere da un terzino del Piacenza o far segnare di testa un argentino bravo ma piccolotto come Ricchiuti è segno di autolesionismo.
Altre considerazioni:
va bene che ‘rigore è quando arbitro dà’, ma quelli assegnati a Ravenna e Frosinone sono abbastanza fantasiosi; nel primo caso, l’attaccante tampona il difensore del Chievo e quest’ultimo, oltre al rigore contro, è pure ammonito: Iachini è stato trattenuto da una decina di persone; nel secondo, Dedic corre parallelo al difensore fino a che non è ben dentro l’area e poi sviene: sarebbe opportuna una squalifica con la prova tv. Se Collina ha detto ai suoi arbitri di fischiare senza guardare in faccia a nessuno, ambedue gli episodi hanno favorito squadre in trasferta, questo non li esime da usare il comune buon senso;
nel Pisa che arriva alla sesta vittoria consecutiva, sta forse nascendo la stella di Alessio Cerci, ragazzo uscito dalle giovanili della Roma che in questo inizio di campionato sta sciorinando un campionario di dribbling, assist e gol addirittura troppo bello per essere vero; magari calerà, come tutta la squadra che è la stessa che l’anno scorso non ha incantato in C, ma le qualità sono tante per uno che ha appena compiuto vent’anni;
il Brescia vince a Lecce confermando di essere, al momento, la più forte della compagnia; i salentini dominano fino a quando passano in vantaggio, poi puff!, spariscono dal campo lasciando almeno una decina di palle-gol agli avversari; sbaglia questa e sbaglia quella, alla fine gli ospiti riescono a centrare la porta un paio di volte, approfittando di spazi immensi. Annullato un gol maestoso a Bazzani, destro al volo dal vertice dell’area all’incrocio dei pali, per fuorigioco da un guardalinee (pardon: assistente) senza senso estetico;
se vince il recupero interno con il Mantova, il Brescia va in testa da solo; a prima vista non un’impresa impossibile contro la delusione dell’anno, soprattutto in rapporto agli investimenti estivi: il Grosseto non è avversario irresistibile, eppure i virgiliani non sono andati più in là di uno 0-0 con poco sugo, sbagliando qualche gol, ma rischiando pure in contropiede. La politica dei giocatori di nome ma oltre i trent’anni paga poco contro squadre che puntano tutta su velocità e pressing;
un accenno alle squadre più vicine a noi; l’Albinoleffe è protagonista di un pareggio pirotecnico in quel di Avellino, con tantissime occasioni da ambo le parti ma nessuno gol: che abbia fatto partita pari con una delle derelitte della classifica può essere un ulteriore segno di rientro nei ranghi; il Piacenza si fa rullare senza speranza dal Pisa, con la tragicomica chicca del primo gol preso in contropiede: campo aperto e difensori posizionati a caso. Lo scrivente non va matto per i cambi di allenatore, ma forse il tempo di Romolo&Remolo dovrebbe essersi compiuto.

Vita lunga e prospera

Sonic Reducer

Per i tifosi del Piace i tempi sono sempre duri …

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