Piacenza-Treviso 0-0

Piacenza, 16 febbraio 2008 – Stadio L. Garilli.

Un Piacenza quasi inguardabile in una partita orribile dà concretezza per la prima volta allo spettro della serie C. Contrapposto ad una squadra mediocre, che non a caso ha cinque punti di meno ed occupa il quart’ultimo gradino, compie l’impresa di non fare nemmeno un tiro in porta: tutto quello che riesce a produrre sono una bella girata di Dedic, un colpo di testa alto di Zammuto ed un paio di mischie sotto porta. Calderoni se ne va a casa senza voto, così come Paurantonio (il portire più piccolo del mondo) dall’altra parte, e questo basta a descrivere il penoso spettacolo offerto. L’albero di Natale non funziona, anche perché Serafini è impresentabile tanto è fermo, e i servizi per le punte arrivano, come al solito, col contagocce. Ci si mette pure Somma, che toglie due dei meno peggio: se il cambio Patrascu/Wolf non sposta le cose più di tanto, l’inserimento di Rantier vivacizza non di poco l’attacco, portando ad un paio di crosso pericolosi, ma non era Dedic l’uomo da togliere. La difesa se la cava, contro nessuno però, e Anaclerio offre una buona prova in fase di spinta. Si finisce con i fischi dei pochi presenti, che innervosiscono oltre misura il mister: può essere vero che un punticino serve sempre, però, visto il ciclo terribile che attende la squadra e l’involuzione accusata nel 2008 dopo che i primi mesi di Somma avevano acceso qualche speranza, il timore di un pericoloso avvitamento è reale.
Formazione: Maurantonio sv – Nef 6, Zammuto 6,5, Iorio 6, Anaclerio 6,5 – Patrascu 6,5 (Wolf 6), Riccio 5,5, Bianchi 5 – Serafini 4, Dedic 6 (Rantier 6,5) – Tulli 5,5

«A me la squadra è piaciuta» !!! (Solo a lui)

Ai cori piuttosto espliciti («andate a lavorare») di fine gara coi quali i (pochi) fedelissimi presenti al “Garilli” hanno manifestato tutto il loro disappunto in rapporto a una prestazione che certo non può essere archiviata nell’album dei ricordi più belli (eufemismo), il tecnico biancorosso Mario Somma replica con fare a dir poco seccato: «Io faccio l’allenatore e devo rendere conto soltanto alla mia società, dall’amministratore delegato al direttore sportivo, non certo ai tifosi. Chi vuol fischiarci, faccia pure. Per quanto mi riguarda, c’è e ci sarà solo indifferenza nei confronti di chi si rapporta con me con fare irrispettoso e maleducato».
Esternazioni, queste ultime, che hanno messo il pepe sulla coda a una conferenza stampa tutt’altro che animata e che trovano la loro origine non tanto sui fischi piovuti dagli spalti al termine della gara, quanto su quelli che hanno accompagnato le scelte dell’allenatore in merito ai cambi in corso d’opera approntati.
Comunque sia, puntualizzato che chi paga il biglietto merita a sua volta rispetto e tanta considerazione, l’epilogo del consueto scambio di battute tra cronisti e allenatore al termine della gara ha rivelato non poco nervosismo da parte di Somma, il tutto in netto contrasto col fare compiaciuto e soddisfatto che ne aveva caratterizzato l’analisi della prestazione dei suoi. In questo senso Somma ha colto tutti in contropiede:
«Mi chiedete perché non ci si deve preoccupare dopo questo pareggio. Semplice. La squadra ha giocato una partita di grande equilibrio, confortando appieno le mie aspettative. I ragazzi sono stati tutti molto bravi, bravi e poi bravi a non cadere nella trappola architettata dal Treviso, tesa a farci uscire allo scoperto per poi castigarci in contropiede. Siamo stati assolutamente perfetti a non concedere alcuno spiraglio a un’avversaria forte e che sa essere pericolosa giocando di rimessa, pur mantenendo sempre in mano il pallino del gioco e creando diverse situazioni per andare a rete».
«Abbiamo avuto una palla gol clamorosissima – ha aggiunto il tecnico riferendosi al colpo di testa, alto, di Zammuto originato da un’azione d’angolo – mentre in un’altra, nel primo tempo, era stato bravo Dedic a inventarla. Ci è mancato il gol, vero, così come non si può negare che il loro portiere non è mai stato impegnato severamente, ma sotto questo aspetto non posso rimproverarmi nulla. La gara l’abbiamo preparata e interpretata al meglio».
Possibile che lei riesca anche in questa occasione a vedere il bicchiere mezzo pieno?
«Certo che sì, specie in rapporto a quanto ci è successo nella precedente partita di Bari, dove siamo stati beffati, dopo aver fallito tante palle gol, proprio per mancanza di quegli equilibri che abbiamo ritrovato al meglio contro il Treviso. Non dimentichiamo, poi, che eravamo al terzo impegno ravvicinato al termine di una lunga ed estenuante settimana di ritiro. Mica si può pretendere la luna in circostanze come queste. Inoltre la pressione era molto forte: perdere oggi (ieri per chi legge, ndc.) poteva portare effetti devastanti».
Soddisfatto, insomma, su tutta la linea?
«Assolutamente sì. Sono molto contento del lavoro svolto dalla squadra. Di chi ha giocato dall’inizio e di chi è subentrato nel corso della gara».
Possibili variazioni di modulo?
«Il modulo non si tocca. E’ questo, fatto su misura per i giocatori che ho a disposizione, e si va avanti così».
L’utilizzo di Bianchi, in contrapposizione a quanto esternato alla vigilia, dal fischio d’avvio?
«Nelle ultime ore prima della gara le sue condizioni fisiche sono migliorate e scongiurato il rischio di un ulteriore infortunio gli ho riconcesso, giustamente, fiducia». Marco Villaggi

Piacenza – Treviso 0-0

Finisce senza reti la sfida con i veneti di Pillon. Poche emozioni, ma tanta intensità tra i biancorossi che hanno comunque cercato i tre punti a dispetto degli avversari che hanno badato esclusivamente a difendersi. Le occasioni più nitide portano la firma di Dedic nel primo tempo con un tiro dal limite a lato di poco, e nella ripresa con il colpo di testa di Zammuto alto sopra la traversa. Trattenuta su Dedic in area non rilevata dall’arbitro. Somma dà fiducia dall’inizio al tridente arrivato in gennaio, Dedic, Serafini e Tulli. In difesa Maurantonio e Zammuto.

Tabellino 

Piacenza – Treviso 0-0 (Tuttosport)

PIACENZA (4-3-2-1): Maurantonio 6; Nef 6, Iorio 6, Zammuto 6, Anaclerio 6.5; Bianchi 5.5, Riccio 6.5, Patrascu 5.5 (25’ st Wolf ng); Serafini 5.5, Dedic 6 (32’ st Rantier ng); Tulli 6. A disp.: Cassano, Olivi, Bianco, Cuciula, Simon. All.: Somma 6.
TREVISO (4-4-2): Calderoni 6; Baccin 5, Scurto 5, D’Anna 6, Smit 6; Quadrini 5 (39’ st Russotto ng), Gissi 6, Giunti 5 (25’ st Mingozzi ng), Venitucci 5.5; Barreto 4.5, Lupoli 5 (16’ st Beghetto ng). A disp.: Cordaz, Merli, Scaglia, Piovaccari. All.: Pillon 6.
ARBITRO: Marelli di Como 5.5.
NOTE: 2.592 spettatori per un incasso di 14.936 euro. Ammoniti: Bianchi, Serafini, Giunti, Quadrini, Nef, Tulli, Iorio, Beghetto per gioco scorretto. Angoli 11-2 per il Piacenza. Recupero tempo: pt 0’, st 4’.

GIANLUCA PERDONI

PIACENZA. Il Treviso si è accontentato, il Piacenza non poteva permetterselo ma incassa il punticino che, dopo tre sconfitte consecutive, è un utile placebo per il morale. La partita è lo specchio della situazione: tanto fumo e niente arrosto. Barreto e Lupoli, schierati all’inizio, non hanno mai creato problemi. L’ex viola si è visto con un diagonale fiacco deviato in angolo al 6’ da Maurantonio ed è stato anche l’unico “pericolo” creato dal Treviso. Il Piacenza, con Dedic e Serafini, a sostegno di Tulli ha mandato in scena un monologo che ha prodotto una mischia furibonda senza esito davanti a Calderoni (9’), un gran destro dalla distanza di Dedic (19’) che dava l’illusione del gol e un sinistro di Patrascu fuori di poco. Nella ripresa Zammuto al 37’ su angolo di Wolf mandava appena alto il colpo di testa e sempre di testa ci provava al 40’ Tulli senza esito.

A tutta B – 25^ giornata

Piacenza calcio – Stagione 2007-2008 

Complessive:
Giocate: 25
Vinte: 8
Pareggiate: 2
Perse: 15 (60%)
Gol fatti: 21 (0,84 a partita)
Gol subiti: 34

In casa:
Giocate: 12
Vinte: 5
Pareggiate: 1
Perse: 6 (50%)
Gol fatti: 12 (1 a partita, wow!)
Gol subiti: 13

Anno 2008:
Giocate: 6
Vinte: 1
Pareggiate: 1
Perse: 4 (66,7%)
Gol fatti: 5 (0,83 a partita)
Gol subiti: 10

Come dicono i perfidi albionici, enough is enough.
Una pausa di riflessione. E poi il vostro umilissimo odia i turni infrasettimanali.

Per il resto provate qui.

Vita lunga e prospera

Bari – Piacenza 2-1 (Tuttosport)

BARI ( 4- 4- 2): Gillet 5; Galasso 6.5, Esposito 6, Ma­siello 6.5, Marchese 6; Lanzafame 6 ( 21’ st Cavalli 6.5), Donda 5, Rajcic 6, Bonanni 6.5 ( 15’ st Gazzi 6); Santoruvo 6, Ganci 5 ( 23’ st Kamata 8). A disp. Spa­davecchia, Di Dio, Carozza, Desideri. All.: Conte 6.5. PIACENZA ( 4- 3- 2- 1): Maurantonio 6.5; Nef 6, Iorio 6, Olivi 6, Anaclerio 6; Bianchi 5.5 ( 1’ st Dedic 6), Ric­cio 6.5, Patrascu 6; Aspas 6 ( 1’ st Padalino 5), Sera­fini 5.5; Tulli 6. A disp. Cassano, Cuciula, Zammuto, Bianco, Simon. All. Somma 6.
Arbitro: Ciampi di Roma 5.5.
Marcatori: pt 29’ Bonanni; st 14’ Tulli, 46’ Santoruvo. Note: Spettatori: 3.000 circa. Ammoniti: Marchese, Ganci, Padalino per gioco falloso, Anaclerio, Nef, Maurantonio, per gioco non regolamentare. Angoli: 8­4 per il Bari. Recupero tempo: pt 1’; st 3’.

LEONARDO GAUDIO

BARI. Il tecnico del Bari Conte dopo aver con­quistato a Vicenza la prima vittoria sulla pan­china biancorossa, ieri ha sfatato anche il tabùn del San Nicola. I galletti non vincevano in casa dal 25 settembre scorso. A farne le spese è stato
un Piacenza, che non ha affatto demeritato. An­zi, per lunghi tratti gli emiliani hanno avuto in mano il pallino del gioco. La svolta della partita è arrivata al 23’ del st, quando Conte ha inseri­to Kamata il quale ha cambiato totalmente la partita del Bari, mandando in tilt la difesa av­versaria. Ora i pugliesi hanno scavalcato il Pia­cenza risucchiandolo nella zona a rischio della classifica.
Tre partite in otto giorni, così il tecnico barese Antonio Conte concede un turnover a Gazzi e Ca­valli, sostituendoli con Rajcic e Ganci; mentre conferma Lanzafame e Bonanni esterni con Ga­lasso in difesa. Più significativi i cambiamenti apportati da Somma, dopo la pesante sconfitta ( 2- 4) subita in casa ad opera del Brescia. In por­ta Maurantonio è preferito a Cassano, apparso un po’ fuoriforma negli ultimi tempi. In attacco propone la coppia Serafini- Tulli, con l’ex leccese voglioso di bissare la rete inflitta al Bari nel
derby il 22 dicembre scorso.
I calciatori fanno fatica a rimanere in piedi per un acquazzone nel prepartita e molte azioni so­no spezzettate proprio a causa dell’erba bagna­ta. Le prime due timide azioni sono del Piacen­za, ma quella più pericolosa la costruisce il Bari al 10’ con Bonanni, sventato da un provviden­ziale intervento di Maurantonio. Al 18’ è il Pia­cenza a rendersi pericoloso con un colpo di testa ravvicinato di Serafini, terminato di poco alto sulla traversa. Al 29’ è il Bari a passare per pri­mo in vantaggio con Bonanni direttamente su calcio di punizione. Il tiro dell’esterno barese è stato deviato da un difensore piacentino che ha spiazzato il proprio portiere. La reazione degli emiliani non si fa attendere e al 39’ sfiorano il pareggio con Serafini, il quale di testa impegna Gillet in una difficile parata a terra a fil di palo. Nella ripresa Somma prova a ridisegnare la propria squadra inserendo Dedic e Padalino al
posto di Bianchi e di un buon Aspas. E al 14’ ot­tiene il pareggio proprio con l’ex leccese Tulli, il quale ha preso l’abitudine a segnare al San Ni­cola. Anche Conte si gioca le sue carte con Cavalli e Kamata al posto di uno stanco Bonanni e di un deludente Ganci. L’ingresso del franco- angolano è salutato dagli olè del pubblico. Quest’ultimo, si rivelerà l’uomo partita. La sua arma micidiale è la velocità. Sulla fascia è imprendibile, gli av­versari sono costretti a fermarlo solo con le ma­nieri forti e a farne le spese è proprio Padalino, rimediando una ammonizione. Ma al 27’ è Dedic, con un rasoterra a fil di palo, a far venire i bri­vidi alla schiena di Gillet. Minuti finali convul­si. Immediato capovolgimento di fronte ed è Ca­valli a tirare a colpo sicuro con la palla deviata sulla linea da un difensore. Quando la partita sembrava incanalarsi sull’ 1- 1 ecco che Kamata serve su un piatto d’argento a Santoruvo l’assi­st del 2.1, mandando in delirio i propri tifosi.

   

Bari – Piacenza 2-1

A Bari arriva l’ennesima sconfitta esterna nel finale, dopo aver sprecato tante occasioni da rete nel primo tempo.La beffa arriva ancora nei minuti di recupero. La zampata vincente di Santoruvo permette ai pugliesi di scavalcare i biancorossi in classifica. Somma dà fiducia a Maurantonio tra i pali e schiera Tulli unica punta supportata da Serafini e Aspas. L’avvio è tutto di marca emiliana: Tulli di testa, Serafini su perfetto cross di Nef, Aspas solo al limite, mancano in maniera davvero grossolana il bersaglio del meritato vantaggio. Capita cosi che al primo vero affondo il Bari passa in vantaggio. Punizione dai 25 metri di Bonanni, rasoterra che tocca in barriera Bianchi e s’infila spiazzando Maurantonio. Nella ripresa Somma inserisce Padalino e Dedic per Aspas e Bianchi. Lo stesso Padalino manca una favorevole possibilità di calciare in porta. Il pareggio arriva su perfetta pennellata di Patrascu per la testa, questa volta vincente, di Tulli. Il Piace anzichè affondare il colpo decisivo si smarrisce e nonostante i rapidi capovolgimenti di fronte, Dedic calcia a lato dopo una bella azione personale, Marchese è contrato da Olivi sulla conclusione dai sedici metri, sono i pugliesi nei minuti finali a creare lo scompiglio nell’area biancorossa. All’ ultimo assalto Santoruvo insacca sotto misura il preciso traversone dalla sinistra di uno scatenato Kamata che fa impazzire i pochissimi frequentatori del “San Nicola”.

Tabellino 

A tutta B – 24^ giornata

Benchè fiaccato dal morbo, l’umile scriba ha sperato fino all’ultimo di potersi recare allo stadio, malgrado avesse un’idea, neppure tanto vaga, di come sarebbe andata a finire. Così sabato mattina ha deciso di sottoporsi a regolare provino. Per evidenti motivi di sanità mentale, è stata scartata l’idea di andare a sedersi per qualche minuto sull’oscena tribunetta del Campo Sportivo – zimbello dei campionati dilettanti di Parma e Piacenza per la difficoltà con cui si vede il campo: un breve giro per alcune commissioni ha comunque dato subito esito negativo. Niente di tragico: la prospettiva del ‘6 nazioni’ di rugby era abbastanza consolante – l’Italia ha giocato domenica, ma appassionante è stata la prova di carattere dell’Irlanda che ha sfiorato la rimonta a Parigi – e poi queste righe non ne avrebbero troppo risentito, in fondo una partita commentata ‘de relato’ in più o in meno non fa gran differenza.

Altre considerazioni:

– in una giornata da 31 segnature (molte delle quali pregevoli assai), le prime della classe hanno fatto fatica a trovare la porta. Al Chievo basta un gol per battere il Treviso e raggiungere in testa il Bologna, che a Ravenna spreca non poco. In superiorità numerica per tutta la partita, va a sbattere contro il giovane Rossi che para un po’ di tutto: non il rigore, non solare, che a dieci minuti dal termine pare chiudere la partita, ma i romagnoli trovano l’insperato pari in pieno recupero con un altro gol di Succi. Contestato l’arbitraggio dal pubblico di casa come pure, ma dagli ospiti in questo caso, quello di Lecce-Triestina. I salentini giocano male e vanno in vantaggio a tempo scaduto con un gol irregolare che permette loro di restare al fianco del Pisa, che dilaga con il Cesena solo nel finale grazie ad un imprendibile Cerci;

– l’Albinoleffe va due volte in vantaggio a Grosseto, ma non riesce a conservarlo anche perchè gioca quasi un’ora con l’uomo in meno: anzi gli va bene che Gervasoni faccia ribattere un secondo rigore a Graffiedi e sulla nuova esecuzione Coser riesca a parare. Così gli orobici vengono avvicinati dal Brescia, che deve recuperare ancora la partita di Ascoli: la squadra di Cosmi vince la partita a ciapanò con il Piacenza in virtù della qualità dei singoli e dei rischi che l’allenatore si prende mettendo nella ripresa una squadra ancor più offensiva. Gli unici dubbi, per le rondinelle, riguardano la difesa, indebolita nel mercato di gennaio e messa in crisi a più riprese dal peggior attacco della categoria;

– il derby delle deluse va al Messina, con il Mantova incapace di tirare in porta lungo tutto la ripresa giocata in superiorità numerica. Oltre ai siciliani, fra coloro che stan sospesi ritorna a vincere dopo moltissimo tempo il Frosinone, che espugna Avellino con una splendida punizione di Lodi a tempo scaduto dopo che gli irpini avevano sprecato le molte occasioni capitategli. Altrettanto può rammaricarsi lo Spezia che, passato in vantaggio in modo casuale a due dal termine, si fa raggiungere al 94′ – tanto per cambiare – da un violentissimo tiro da fermo di Pinardi da circa trenta metri. In coda vince solo il Bari, che supera in trasferta il Vicenza nell’unico scontro diretto: i lanieri recuperano due gol, ma si fanno tradire dall’entusiasmo e prendono in contropiede il secondo gol di Lanzafame che, in occasione di entrambe le reti, si rende protagonista di esultanze da ossesso;

– tutto questo tirare il freno a mano mantiene il Piacenza sette punti sopra la quart’ultima, e chi si accontenta gode… così così. L’impressione è che con un pizzico di prudenza e qualche cambio i regali bresciani del primo tempo potessero venire capitalizzati meglio. Purtoppo la difesa, dopo la dissennata cessione di Miglionico senza contropartita, è tornata a far venire i brividi come ad inizio torneo e agli ospiti è bastato accelerare per presentarsi in solitudine di fronte al tremebondo Cassano. Anche Somma pare un po’ in confusione ed allora sarebbe il caso di stringere le fila e tenersi stretti anche i punticini, che in ottica salvezza si rivelano spesso fondamentali.

Vita lunga e prospera

Piacenza – Brescia 2-4

Il Brescia si impone al “Garilli” ribaltando il 2 a 1 con cui i biancorossi avevano chiuso il primo tempo. Martedi prossimo trasferta a Bari.

Somma e Serafini contro il loro passato. Gara vibrante e ricca di gol e occasioni. Brescia autoritario che trova il vantaggio con De Zerbi lesto a concludere in rete un suggerimento di Stankevicius. Piacenza mai domo che raggiungeva il pareggio con Anaclerio bravo a ribattere in rete la respinta di Viviano sul rigore calciato da Serafini e concesso per fallo di mano di De Zerbi. Trascorrevano solo pochi minuti e Mareco tratteneva Dedic in area. Dal dischetto lo stesso Dedic trasformava per il 2a1 parziale.Nella ripresa le rondinelle raggiungevano il pari con una conclusione dal limite di Possanzini. Il Piacenza sfiorava nuovamente il vantaggio con una lunga azione che vedeva prima Viviano alzare sulla traversa un colpo di testa di Nef. Sul conseguente angolo Bianchi falliva da pochi passi alzando sopra la traversa. Non sbagliava invece Caracciolo che insaccava su cross di De Zerbi dalla sinistra. La quarta rete arrivava su rigore trasformato da Tacchinardi e assegnato per fallo di mano di Iorio.

Tabellino 

A tutta B Speciale – La Wikipedia di Demis Tosatti

Venerdì sera, appena rincasato, ho ricevuto una tanto inaspettata quanto poco gradita chiamata dal lavoro. Mi è stato chiesto se avessi potuto recarmi in questo buio ufficio anche sabato. Seppur a malincuore, ho accettato.
Sabato sera, verso le 18, ero perciò assai provato dalla levataccia mattutina, sforzo a cui, di sabato, non sono abituato. Mi sono addormentato sul divano all’inizio di un programma R.A.I. con la sintesi delle avvincenti sfide si serie B.
Il fatto, che ha dell’incredibile, accade al mio risveglio, che avviene proprio al termine della sintesi della sfida persa dal Piacenza in quei di Modena. Il cronista loda la squadra di casa e parla in toni quasi catastrofici della compagine ospite. Quando dal cielo sembra poter piovere solo tempesta, ecco un raggio di sole: il viso del giornalista si illumina; effettivamente qualcuno da salvare, nella squadra ospite c’è, ed è… forse a causa di qualche strano superpotere, da me acquisito quando fui morso a Creta da una murena, sicuramente risultato di esperimenti al limite del legale, indovinai chi fosse quel qualcuno prima che il suo nome fosse pronunciato.Mi sembra rigoroso perciò che io mi prenda la libertà di abbandonare il classico schema del Punto, il da voi tanto amato e brillante commento, per donare, sempre a voi caproni, un poco di cultura.

Patrascu

Biografia

Le origini
Bogdan Aurelian Do Santos Leite Nazario Da Lima Araujio Junior Asuncao nacque a Fortaleza, Brasile, nell’anno del Signore 1007. La sua infanzia fu felice, vista l’agiatezza economica della sua famiglia, che disponeva persino di una baracca in triplo strato di cartone, con un enorme portone in legno ma, ahinoi! senza campanello. Per innumerevoli notti Bogdan ed il fratellino rimasero chiusi fuori dopo aver fatto bisboccia. In una di queste notti trascorse all’aperto, i due, annoiati, inventarono il gioco del Subbuteo. Come un demone, questa passione assorbì tutte le restanti cose: i due fratelli altro non vivevano che per dedicarsi al quel nuovo passatempo. Ma una notte, dopo esser rimasti chiusi fuori di casa per l’ennesima volta, si accorsero di aver dimenticato in casa il Subbuteo. Entrambi si scagliarono con inumana rabbia contro il portone per abbatterlo, senza risultati apprezzabili. Il giovane Bogdan sapeva che gli unici punti deboli dello stesso erano i cardini. Provò a colpirli con calci e pugni, rimediando solo brutte ferite. Quindi provò a sfondarli a colpi di pietra, ma la sua mira faceva difetto. Posseduto da rabbia e disperazione, scalciò di sinistro un pietrozzo colpendo il cardine più alto e mandandolo in pezzi. Bogdan, visto il buon esito, ripetè la cosa per i cardini restanti. Non un solo colpo andò a vuoto, la mira che il buon Dio aveva profuso nel suo piede sinistro era qualcosa di inaudito. I due fratelli entrarono in casa e, trovando l’intera famiglia dedita a giocare con il Subbuteo, si scagliarono sulla stessa e, dopo una dura lotta, si impadronirono del gioco e scapparono. Avendo deciso di non far più ritorno a casa, rubarono una barca disastrata e si lasciarono condurre alla deriva del grande fiume Rio delle Amacazzi, per poter giocare indisturbati. Durante un’interminabile partita il fratellino, con una mossa avventata, fece cadere nelle acque del fiume il pipottino adibito a calciare gli angoli dalla sinistra. Subito urlò disperato: << Patrascu!>>, che in portoghese significa: “Dio mi perdoni, che ho fatto! il pipottino che batte gli angoli da sinistra è perso per sempre!”. Bogdan, senza nemmeno pensarci, si tuffò in acqua alla ricerca del gioppino.

L’anello del potere
Quello che il giovane Bogdan trovò sul fondo del fiume fu, però, solo un anello d’oro. Risalito in superficie e montato a bordo della barchetta, non fece altro che pensare al suo anello, rimirandolo di continuo. Il fratello, disperato, continuava a ripetere: <<Patrascu! Patrascu!>>, ma per Bogdan, come spesso succede anche a noi, il vecchio vizio era sparito solo per far posto ad uno ben peggiore. L’anello era suo, e guai a chi lo avrebbe toccato. Se ne scappò nelle miniere di Moria, cercando invano di seminare quel rompiballe del fratello che continuava a frignare e urlare. Durante una pennica, il giovane Bogdan fu svegliato dal sopraggiungere di uno strano individuo dai piedi pelosi e dalla testa calva, un hobbit di nome Silvio, il quale gli sottrasse di soppiatto l’anello sparendo nel nulla. Il disperato Bogdan, seguito da quel rompiballe del fratello frignante, percorse per decenni le interminabili miniere alla ricerca di Silvio.


Quando, molti anni dopo, emerse in superficie, vide una persona che gli si fece incontro chiedendogli chi fosse. Bogdan rispose con l’unica parola che si ricordasse: <<Patrascu>>. La persona si prese cura dei due fratelli. Negli anni Patrascu apprese di essere finito in Romania e che quell’uomo di nome Gheorghe, con la famiglia, stava tentando di emigrare in Italia senza successo. Gheorghe aveva infatti costruito una barchetta ma il problema rimaneva raggiungere le coste italiane. Come avrebbe potuto farlo con due soli e striminziti remi? Mentre su ciò rifletteva, seduto sul cesso, Gheorghe assistè ammirato alla scena di Patrascu che, esasperato, diede un calcione al deretano del fratello frignante, spedendolo ben al di là dell’orizzonte. Un’idea balenò nel cervello di Gheorghe e ben presto fu realizzata: lui e la famiglia montarono a bordo della barca. Patrascu l’avrebbe calciata spedendoli in Puglia. Prima del commiato, Gheorghe donò a Patrascu un documento d’identità falso, dicendogli che un giorno gli sarebbe potuto tornare utile.

Dopo aver spedito in Italia Gheorghe e famiglia, Patrascu iniziò la redditizia attività di pedatore di barche, inviando nel Bel Paese migliaia di immigrati. Lo scaltro esercito italiano, dopo decenni di ricerche, lo scovò intento nella sua attività e lo catturò.

Nel Bel Paese
L’arresto di Patrascu non interruppe il flusso di immigrazione clandestina in Italia. Le barche a motore erano ormai sempre più diffuse. La contromossa dell’esercito italiano fu geniale: avrebbero piazzato Patrascu sul litorale, con lo scopo di respingere indietro, a pedate, i barconi stranieri. La genialata non diede i suoi frutti: Patrascu non riusciva infatti a colpire le barche in movimento. Doveva aspettare che queste si fermassero, per poi sistemarle ben bene e colpirle. Ma a quel punto, i clandestini erano ormai tutti sbarcati e pure accasati grazie a Tecno Casa. Patrascu era dunque inutile e poteva esser lasciato libero. I militari gli chiesero se avesse un documento. Lui, sul punto di dire di no, si ricordò del regalo del suo amico Gheoghe e porse la carta d’identità ai soldati.
Il colonello Galileo Galilei, leggendo i dati anagrafici, Gheorghe Hagi, professione: il migliore calciatore rumeno della storia, disse a Patrascu: <<Tu devi venire con me!>>. Il militare era infatti a capo della tifoseria “Quattro gatti spelacchiati” di Piacenza e vide nell’uomo di fronte a lui, il giocatore che avrebbe condotto ai vertici del calcio mondiale il suo Piacenza. Al campo di allenamento, Patrascu sostenne il disastroso provino. Non centrava nulla con il calcio ma, visto il livello medio della squadra bianco rossa, fu inserito in rosa e promosso a titolare.
Patrascu si tolse numerose soddisfazioni in quella gloriosa squadra: totalmente avulso da qualsivoglia manovra, si rivelò letale in tutte le situazioni di calcio da fermo.Marcello Lippi, il commissario tecnico della nazionale italiana attento a tutti i talenti in circolazione di dubbia provenienza, propose a Patrascu di inventarsi una nonna sarda e di prender parte, con la maglia azzurra, ai mondiali di Germania 2006. Durante una partitella dall’allenemento, la palla finì in corner. Mauro German Camoranesi, che ardeva di invidia verso Patrascu poiché voleva essere l’unico oriundo azzurro, sostituì la sfera con una palla medica da cinquanta chili, posizionandola all’altezza della bandierina. Patrascu non potè resistere alla tentazione di battere l’angolo e nel farlo e si fratturò il piede sinistro. Abbandonò quindi Coverciano: al suo posto Lippi convocò Fabio Grosso e grazie a lui l’Italia vinse i Mondiali.La stampa italiana mise in rilievo questo scherzo del destino, osannando Grosso e infamando il nome di Patrascu.

Gli ultimi anni
Patrascu accusò il colpo e cadde in depressione. Dopo una serata di gozzoviglianti bevute, si svegliò in un fosso con due belle tettone, spuntate da chissà dove, e la testa rasata. A causa dell’alcol ingerito negli anni, la sua voce era divenuta rauca ed inascoltabile. Fu quindi scambiato per Britney Spears, arrestato dai RIS di Parma e incriminato come responsabile unico dell’omicidio di Garlasco.Chiuso in una cella, pare che le sue ultime sue parole siano state: <<O se ne va questa tapezzeria, o me ne vado io>>. Purtroppo per lui, quella tapezzeria non fu mai tolta.

Cenni storici
Galileo Galilei, durante un’accesa Piacenza – Avellino, vedendo Patrascu raggiungere gli spogliatoi dopo l’ennesima sostituzione, esclamò: <<Eppur si muove>>. Il suo compagno di sbronze, Karl SonicReducer, toccategli tutto ma non il suo Piace! si offese mortalmente decidendo di destituire il capo ultrà.
Il modo di giocare di Patrascu rivoluzionò l’idea di intendere il calcio. Dopo aver assististo estasiati ad AlbinoLeffe – Piacenza, Ronaldo e Adriano decisero di modificare il loro stile, imponendosi di appesantirsi per meglio giocare da fermi.
Patrascu scrisse un trattato sulle punizioni: “Il pozzo e il pendolo”. Questo fu pubblicato sotto lo pseudonimo di Edgar Allan Poe che, in inglese, significa: “Dio mi perdoni, che ho fatto! il pipottino che batte gli angoli da sinistra è perso per sempre”.
L’allenatore del Piacenza Mario Somma, parlando di Patrascu, ha affermato che nel calcio servirebbero i cambi liberi come nella pallacanestro.
Il fratello di Patrascu non è mai stato più ritrovato.

Credo possa bastare. Ve saludi.

Demis Tosatti

A tutta B – 23^ giornata

Come gli antichi aruspici, che divinavano studiando il volo degli uccelli o, in modo meno poetico, analizzando le interiora di pollo. Peggio, come i moderni ciarlatani, che danno i numeri del lotto riciclando vecchie tabelle attuariali o predicono il futuro ragionando sulla posizione delle stelle di tremila anni fa. Così è ridotto il povero scriba che si ostina ad occuparsi di Serie B, il calcio invisibile, dimenticato da (quasi) tutti. L’unico appuntamento sicuro sarebbe ’90° minuto’, anche se è tormentato da opinionisti improponibili e cronisti tifosi, anche se pare (è) sempre fatto in fretta e furia. Difficile però esserci: di ritorno dallo stadio è impossibile – la birra post-partita è come il vecchio Stock 84, e funziona anche in caso di pareggio – e altrimenti c’è sempre qualcosa da fare, in quella mezz’ora. Nelle prime giornate, i servizi venivano messi on-line, ma era troppo bello per essere vero, e difatti hanno smesso subito. Per fortuna che esistono Youtube e quei tizi che non hanno nulla di mezzo da fare che caricare i filmati delle proprie squadre o, nelle giornate fortunate, le panoramiche su tutte le partite.

Altre considerazioni:

– Bologna di nuovo da solo in testa: prima sbatacchia lo Spezia segnando tre gol in dieci minuti a metà primo tempo, poi prende a rimirarsi e gli avversari trovano la via della porta, ma la rimonta rimane incompiuta. Tanto basta però per seminare il Chievo che, in vantaggio un po’ casualmente per una deviazione su calcio da fermo del giocatore precedentemente noto come Eriberto, viene ripreso all’ultimo minuto da un tocco in mischia del tutto evitabile. Al terzo posto arriva anche il Pisa, che fa quel che vuole a Frosinone segnando cinque reti, di cui quattro nella prima mezz’ora, e sbagliandone altrettante: per i padroni di casa, solo una bella punizione di Lodi e la contestazione del pubblico;

– rallentano il Lecce – il pari a Treviso ci può stare – e l’Albinoleffe, che non riesce a superare il Vicenza completamente rinnovato. Si avvicinano così, seppur di poco, le lombarde all’inseguimento: il Brescia ribalta il risultato e travolge il Grosseto, ultimamente abbonato ai passivi rotondi, mentre il Mantova fatica a battere l’Avellino in una partita brutta e nervosa;

– in coda vince solo il Cesena, che difende l’immediato vantaggio conto l’ondivago Messina e restituisce l’ultimo posto al Ravenna dopo solo una settimana. I giallorossi romagnoli ne beccano cinque ad Ascoli, grazie anche al loro portiere Marruocco che vince il premio ‘pirla del giorno’ sbagliando l’uscita del secondo gol e poi facendosi prendere da un raptus omicida. Male anche il Bari sconfitto in casa dal Rimini in un match segnato dall’arbitraggio confusionario di Trefoloni: in ogni caso, grave l’errore di Donda dal dischetto in pieno recupero;

– quando si dice che la sfiga ci vede benissimo. Il vostro cronista, in uno spossato post-compleanno ricco di bimbi vocianti, riesce ad intercettare un solo servizio di ’90° minuto’ e, vedi la coincidenza, è proprio quello di Modena-Piacenza. I biancorossi regalano due gol da polli – disposizione pessima su un calcio di punizione dalla trequarti, della difesa ‘banda bassotti’ parliamo un’altra volta, e cappella di Cassano in uscita – e poi non succede più niente. Il cronista tifoso parla di partita a senso unico e di Patrascu unico decente fra gli ospiti. Un’affermazione forte, quest’ultima, che ha spinto alla ricerca di una controprova, compulsando gazzette locali e forum vari. Risultato: un’altra partita. Anche più logica, a ben vedere: i biancorossi tengono sempre il pallino, ma non sono mai pericolosi – questa squadra sta dando nuovi significati all’abusato ‘sterile possesso di palla’ – e Modena ben chiuso dietro, specialità di casa Mutti. E Patrascu? Due calci di punizione pericolosi, uno respinto con un braccio per un rigore abbastanza evidente, e basta.

Vita lunga e prospera

Modena – Piacenza 2-0

Il Piacenza esce sconfitto dal “Braglia”punito da due reti nella primissima parte della gara. A segno Antonazzo e Okaka.

Somma fa subito esordire in maglia biancorossa il neo acquisto Serafini. In attacco fiducia a Dedic. L’avvio è in salita perchè su una punizione dal limite Antonazzo tutto solo di testa in area batte Cassano.Nonostante il lungo fraseggio a centrocampo i biancorossi non riescono mai ad impensierire la retroguardia dei canarini. Ci prova Patrascu in un paio di occasioni ma Narciso fa buona guardia. Al 25 l’episodio che quasi chiude la gara. Su un innocuo cross dalla destra Iorio e Cassano in uscita vanno sulla palla, il portiere perde la sfera e Okaka da due passi insacca a porta sguarnita. Sterile per tutto il primo tempo il predominio territoriale del Piacenza che in apertura di ripresa confeziona la più ghiotta palla gol con Nef di testa ma Narciso si supera. Gli ultimi tentativi con conclusioni dal limite portano la firma di Rantier e di capitan Riccio .Entrati nella ripresa Tulli, Bianchi e Bianco. L’altro neo acquisto dal Lecce, ammonito, salterà la prossima gara con il Brescia al “Garilli”.

Tabellino 

A tutta B – 22^ giornata

Con colpevole ritardo, sabato pomeriggio la cadetteria ha omaggiato Nils Liedholm ed anche questa rubrica coglie l’occasione per rimediare all’imperdonabile mancanza. Le cronache raccontano il Barone come un grande giocatore, la memoria ricorda l’allenatore capace di riportare lo scudetto in piazze in decennale astinenza, come Milano rossonera e Roma giallorossa. Uomo di grandi qualità, lo Svedese era un battutista pungente e un creatore di aforismi rimasti nella memoria. L’idea che se il pallone ce l’ha la tua squadra non ce l’hanno gli avversari, ha generato un numero incalcolabile di passaggi in orizzontale, mentre ogni volta che viene sventolato un cartellino rosso qualcuno ricorda che con l’uomo in meno si ‘ioca’ meglio perchè c’è più spazio. E’ stato quest’ultimo l’assioma scelto per la celebrazione: in inferiorità numerica, l’Ascoli riesce a riacchiappare il Piacenza (poi perde, ma in nove contro dieci forse c’è troppo spazio), il Treviso pareggia ad Avellino, il Vicenza resiste al Brescia per quasi tutta la ripresa e la Triestina vince a Messina ribaltando il risultato malgrado – o grazie – all’espulsione di Lima dopo cinque minuti.

Altre considerazioni:

– fragoroso cascatone del Mantova, sconfitto 5-2 in quel di Ravenna dopo il vantaggio iniziale. Era ipotizzabile che la lunga sosta natalizia appesantisse i virgiliani, ma non a questi livelli. Tre gol a Bologna, un po’ fortunati ed un po’ protetti nella casuale vittoria con il Piacenza, Caridi e compagni vengono umiliati dall’ (ex) ultima in classifica, riuscendo anche nell’impresa di far segnare tre gol a Succi e due a Sforzini. Il risultato di simili incertezze è il progressivo scollamento dal gruppetto delle cinque di testa, destino condiviso anche dal Brescia, che a Vicenza butta via vantaggio e superiorità numerica contro un’altra squadra in estrema difficoltà;

– marcia spedito il drappello in fuga, con il solo Pisa ad aver problemi a mantenere il contatto. I toscani fanno molta fatica fra le mura amiche e, dopo aver sconfitto con difficoltà l’Avellino, sono costretti a rimontare il Bari e ad accontentarsi del pareggio. Tre gol senza troppe complicazioni per Chievo e Lecce con Cesena, di nuovo ultimo, e Frosinone in caduta libera, mentre l’Albinoleffe espugna La Spezia contro una squadra ormai ai minimi termini. Per finire, il Bologna ha il compito più insidioso, ma vince in rimonta a Rimini grazie al nuovo arrivato Bucchi;

– per un’ora, Piacenza-Ascoli è una brutta partita, giocata sotto ritmo e con alcuni strafalcioni da brivido, come la successione di sei-sette campanili che, verso la fine del primo tempo, hanno disgustato anche gli spettatori meno esteti. Poi, la sosituzione contestuale – sulla carta… – fra Simon e Dedic e cambia tutto. Lo sloveno si procura e segna un rigore e da lì parte una serie di emozioni: tra gol sbagliati e fischi, sbandierate, cartellini a capocchia si arriva al pari di Sommese con un destro da applausi e si finisce con la scivolata di Bianchi sulla quale l’ex Taibi non è molto reattivo. Ancora una volta lo spartito appare valido, ma gli interpreti lasciano a desiderare: considerando però che molti sono panchinari e il risultato è positivo, saggezza vuole che i tre punti siano da impacchettare con cura e da portare a casa. Il vantaggio dei biancorossi sulla quart’ultima risale a otto punti;

– anche perchè in coda tutti vanno piano, Ravenna a parte. Oltre alle squadre già citate qua e là, il Grosseto si fa sorprendere in casa dal Modena, che contende all’Ascoli il titolo di squadra più discontinua del torneo, mentre il punto a testa fra Avellino e Treviso serve poco a entrambe, ma sono gli irpini che possono recriminare per l’occasione sciupata.

Vita lunga e prospera

Piacenza – Ascoli 2-1

Il Piacenza torna alla vittoria regolando al “Garilli” l’Ascoli. Le reti tutte nella ripresa, portano la firma di Dedic su rigore, dell’ex Sommese, e di Bianchi nei minuti di recupero. Espulsi Wolf, Pesce e Cioffi.     

Somma deve rinunciare a ben 8 elementi. Linea difensiva tutta nuova formata da Abbate, Iorio, Olivi e Gemiti. Piacenza determinato, attento  e ordinato per lunghi tratti del primo tempo. Ispiratissimo Rantier che va vicino al gol colpendo prima il palo esterno a Taibi battuto e sfiorando la traversa con una spettacolare mezza rovesciata acrobatica. Buon volume di gioco dei biancorossi ma poca finalizzazione. Taibi blocca in tuffo una conclusione di Riccio dal limite, mentre Simon  non arriva in spaccata su cross di Aspas, e due minuti più tardi calcia debolmente su assist di Bianchi. Ascoli pericoloso con le iniziative di Luci ben controllate dall’attenta difesa piacentina. Ripresa più equilibrata con i marchigiani più intraprendenti con l’ingresso di Sommese. Appena entrato Dedic si procura il rigore che trasforma spiazzando Taibi. Pesce e Wolf vengono espulsi da Squillace per reciproche scorrettezze.Anaclerio subentra a Rantier. L’Ascoli resta addirittura in 9 per l’espulsione di Cioffi. Il Piacenza sfiora in almeno due occasioni il raddoppio con Dedic e Olivi. Pareggiano invece, a sorpresa,  i marchigiani con un gran tiro di Sommese dal limite. Entra Ciarrocchi per Gemiti. Nei minuti di recupero Piacenza all’assalto e rete decisiva di Tommaso Bianchi su cross dalla destra di Aspas, con un tiro angolato che sorprende Taibi vanamente proteso sulla sua destra. Ammoniti Riccio e Gemiti.

Tabellino

Piacenza-Ascoli 2-1

Piacenza, 26 gennaio 2008 – Stadio L. Garilli.

Per un’ora è stata una pena. Si vede che lo spartito è buono, sono gli interpreti a far desiderare. La squadra ormai ha assimilato le idee di Somma, ma, anche per le tante assenze che costringono a schierare un bel numero di panchinari, è difficile metterle in pratica. La difesa ripropone tutti assieme Abbate, Iorio e Olivi e, specialmente i primi due badano soprattutto a non far danni. Il centrocampo è confusionario, specie in Wolf che sbaglia mille appoggi, anche i più semplici. Simon si annulla da solo, fino alla comica di un tentativo di girata al volo che si trasforma in una traballante piroetta. Poi entra Dedic, seconda punta riciclata al centro dell’attacco come l’argentino, ma si vede subito che è tutta un’altra storia: inizia a puntare la difesa ascolana, lenta soprattutto in Ciuffi, si procura e segna il rigore – non limpidissimo – del vantaggio. Mentre piovono le espulsioni – affrettata quella di Wolf e Pesce, giusta la doppia ammonizione di Ciuffi – il Piacenza si mangia un po’ di gol in contropiede e in un altro paio di occasioni viene fermato per fuorigioco inesistenti.
Spreca e rispreca, a quattro dal termine, Sommese trova lo spiraglio per il sontuoso destro del pari: per fortuna che Bianchi riesce a mettere la scivolata, con Taibi non prontissimo, quando il tempo è ormai scaduto. Il distacco sulla quart’ultima sale a 8 punti.
Formazione: Cassano 6 – Abbate 6, Olivi 6,5, Iorio 6, Gemiti 6,5 (Ciarrocchi sv) – Wolf 5,5, Riccio 6, Bianchi 6,5 – Aspas 6,5, Rantier 6,5 (Anaclerio sv) – Simon 5 (Dedic 7)
Reti: 66’ Dedic (rig), 87’ Sommese, 92’ Bianchi

Per i tifosi del Piace i tempi sono sempre duri …

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