“Mindo”, bicchiere mezzo pieno (www.liberta.it)

15 agosto 2010 di admin Nessun commento »

Alla fine hanno avuto ragione i circa 600 temerari che hanno scelto di sfidare le bizze del Ferragosto più pazzo degli ultimi anni; pazzo come il Piace prima versione ufficiale, che infila sì cinque pappine alle spalle di Chiodini, ma che per tre volte si inchina al cospetto di una formazione di categoria inferiore. Una gara che conferma le impressioni maturate nel corso del ritiro: reparto arretrato che necessita di una aggiustatina (magari due…) che può provenire solo e soltanto dal mercato, nessun problema dalla cintola in su, dove il fìgliol prodigo Cacia sembra aver già beneficiato del ritorno a “casa”. Non solo: la qualità di Tremolada, il ritrovato Graffiedi, Tommaso Bianchi in versione padrone del centrocampo, sono tutti fattori che fanno ben sperare e che consentono a mister Madonna di poter lavorare alla ricerca di una quadratura difensiva più che mai necessaria. E il volto dì Mindo in sala stampa lascia ovviamente trasparire un pizzico di ottimismo per una creatura che inizia ad avere sembianze ben precise. Continua a leggere: “Mindo”, bicchiere mezzo pieno (www.liberta.it)

Le pagelle: Gran sostanza con Volpi e Bianchi – Tremolada, tante giocate di fino (www.liberta.it)

15 agosto 2010 di admin Nessun commento »

di MARCO VILLAGGI
DONNARUMMA 6 Incolpevole sui tre gol incassati, sfodera una gran parata su un pallonetto a giro da fuori di Zeytulaev e si rivela attento e tempestivo nelle uscite. II giovanotto scuola Milan è in crescita.

AVOGADRI 6.5 Ha macinato una quantità industriale di chilometri sulla fascia destra, conferendo un buon contributo alla fase offensiva e senza mai andare in affanno quando si è trattato dì difendere. Continua a leggere: Le pagelle: Gran sostanza con Volpi e Bianchi – Tremolada, tante giocate di fino (www.liberta.it)

Piacenza, grande rimonta: con 5 gol elimina il Lanciano (www.liberta.it)

15 agosto 2010 di admin 2 commenti »

Il Piace brinda in coppa grazie a una rimonta entusiasmante, rimediando alle consuete amnesie difensive con due gol d’autore di capitan Volpi e Toni Bianchi e, soprattutto, con una tripletta di Daniele Cacia, bomber ritrovato alla prima ufficiale, ovvero al momento giusto.
Pazienza se ci sono voluti i tempi supplementari per piegare la tenace opposizione della Vìrtus Lanciano, abile ad approfittare dei momenti di sbandamento della retroguardia locale. La partita, nell’auspicio che gli acciacchi lamentati nel finale di gara da Volpi e poi da Tulli e Bini si rivelino di lieve entità, ha detto che questo Piace ha grinta, mordente e carattere da vendere. Continua a leggere: Piacenza, grande rimonta: con 5 gol elimina il Lanciano (www.liberta.it)

Tim Cup: Piacenza-Virtus Lanciano 5-3 (dts)

14 agosto 2010 di admin Nessun commento »

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Una tripletta di Cacia spiana la strada alla rimonta biancorossa. Dopo lo 0a0 della prima frazione accade tutto nella ripresa. A Colombaretti risponde Volpi. Poi, Sacilotto e Turchi sembrano premiare i marchigiani ma Cacia nel finale con una doppietta riagguanta i supplementari. Bianchi e ancora Cacia chiudono il discorso qualificazione. Ottima prova di Tremolada autore di un palo.

Pioggia incessante sul “Garilli” ma divertimento assicurato con gol ed emozioni per tutti i 120 minuti di gioco. Guzman, Marchi e Tulli sono subentrati a Sbaffo, Tremolada e Volpi. Il meritato passaggio del turno consentirà ai biancorossi di Madonna di affrontare il Cagliari il prossimo 27 ottobre.

Francesco Guccini: “Guccini”

11 agosto 2010 di sonicreducer Nessun commento »

(EMI 1983)


Quando un autore, a un certo punto della sua carriera, se ne esce con un disco omonimo – o quasi, come in questo a caso – è sovente perché è alla ricerca di nuovi stimoli o, forse, di un nuovo inizio. Anche per Guccini la regola è confermata: al cambio in cabina di regia, Fantini definitivamente al posto di Farri, si aggiunge il formarsi band stabile e dall’impronta ben precisa, che poi diventerà inseparabile accompagnamento in studio e dal vivo.
Così, in questo disco le musiche sono altrettanto importanti rispetto alle parole, dando alle canzoni un equilibrio che ne esalta i momenti migliori e riesce a far passare in secondo piano le rare cadute di tono. Ad esempio, il brano che convince meno, ‘Gulliver’, è però sostenuto da un lavoro di chitarra che si spinge fino all’assolo: del resto, ogni pezzo è caratterizzato da uno o più strumenti – ‘Autogrill’ dal sassofono, ‘Argentina’ dal piano via via fino ai fiati della conclusiva ‘Gli amici’.
Di suo, il Maestrone ci mette, proprio in apertura, ‘Autogrill’ e potrebbe anche bastare, con quella sua atmosfera sognante e irreale così anomala rispetto al resto della sua produzione; è curioso poi che anche l’altro vertice del disco sia un brano fuori dal normale canone gucciniano, quella ‘Shomèr ma mi-llailah?’ ispirata ad Isaia e con qualche eco di De Andrè.
Al termine de ‘Gli Amici’, divertita e divertente anche grazie a un accompagamento un po’ dixie e un po’ (tanto) orchestra di liscio, ci si accorge che queste sei canzoni sono durate solo trenta minuti: per intensità e capacità di coinvolgere, non certo per noia, paiono molti di più.

Eppur si muove 10 – Prima serata

7 agosto 2010 di sonicreducer Nessun commento »

San Nazzaro d’Ongina, 30 luglio 2010 – Festa dello Sport

Serata anomala, quella che inaugura la quarta edizione di ‘Eppur si muove’ contest della Bassa Piacentina per band emergenti. Anomala prima di tutto perché si svolge quattro settimane prima delle altre due, programmate per il fine settimana del 28 e 29 agosto. Poi per il luogo in cui ha luogo, per la prima volta alla ‘Festa dello Sport’ di San Nazzaro mentre il resto della manifestazione va in scena alle paratoie di Isola Serafini. Infine per il clima, che, a dispetto del calendario, dispensa umidità pungente senza dimenticarsi un paio di spruzzate di pioggia.
Neppure la struttura della serata è perfettamente in linea, con un antefatto e una coda praticamente imposti dal padrone di casa, il patròn dell’ U.S. Sannazzarese Massimo Berni, mentre lo spazio lasciato ai musicisti locali (o del circondario) va un po’ a scapito della qualità complessiva. Continua a leggere: Eppur si muove 10 – Prima serata

Ecco il calendario 2010/2011 del Piacenza Calcio

6 agosto 2010 di admin Nessun commento »

Subito il derby di Modena (domenica 22 agosto) degli ex Cani e Luisi, poi il Frosinone dell’ex Bocchetti in casa. Un inizio di campionato tutto sommato positivo per il Piacenza. Seguiranno le trasferte a Reggio Calabria e Grosseto, intervallate dall’Ascoli in casa. Tutte al Garilli nel girone di andata le grandi favorite del campionato: il Siena alla sesta (25 settembre), l’Atalanta all’undicesima (23 ottobre), il Torino alla diciassettesima (27 novembre), il Livorno alla diciannovesima (11 dicembre).

Girone di ritorno: nella fase calda del campionato, dalla 12a alla 16a giornata il Piace affronterà le gare con Portogruaro, Vicenza, Pescara, Novara e Cittadella.

Finale di campionato: Piacenza-Albinoleffe alla penultima, Varese-Piacenza all’ultima giornata.

Armando Madonna, neo tecnico biancorosso, si dichiara soddisfatto per l’avvio stagionale: “Anche due anni fa all’Albinoleffe esordii a Modena e fu una vittoria. Speriamo di fare lo stesso col Piacenza”. Ma il tecnico orobico resta con i piedi per terra: “Il campionato sarà lungo e difficile, e la parte finale sarà molto delicata visti gli avversari-concorrenti che andremo ad affrontare in serie”.

Il programma delle gare dei biancorossi:
Modena-Piacenza
Piacenza-Frosinone
Reggina-Piacenza
Piacenza-Ascoli
Grosseto-Piacenza
Piacenza-Siena
Piacenza-Padova
Empoli-Piacenza
Piacenza-Triestina
Crotone-Piacenza
Piacenza-Atalanta
Portogruaro-Piacenza
Piacenza-Vicenza
Pescara-Piacenza
Piacenza-Novara
Cittadella-Piacenza
Piacenza-Torino
Sassuolo-Piacenza
Piacenza-Livorno
Albinoleffe-Piacenza
Piacenza-Varese

Vai al calendario completo della Serie BWin

Bettye LaVette: “Interpretations: The british rock songbook”

5 agosto 2010 di sonicreducer Nessun commento »

(Anti/Epitaph 2010)


Come ben descritto nel libretto, il rock britannico non fa parte dell’educazione sentimentale di Bettye LaVette. Così la cantante – giunta a una meritata fama dopo una lunga ma assai oscura carriera – ha potuto avvicinarsi a questa musica di bianchi per i bianchi con orecchie vergini e scegliere i brani che sentiva più vicini, senza badare alla più o meno meritata fama. Brani che poi sono stati personalizzati nella struttura, nelle liriche e, ovvio, negli arrangiamenti così da dar vita ad un disco coeso, intriso di soul e rhythm’n’blues tanto da far dimenticare le firme sotto le canzoni.
Si parte subito con ‘The word’ dei Beatles riletta con aggressività funk, unico brano con la claptoniana ‘Why does love got to be so sad’ a tenere alto il ritmo. Se si eccettua anche ‘It don’t come easy’ più r&b dell’originale, Bettye pare prediligere le ballate, più o meno rallentate, in cui esalta un’interpretazione che sa essere aspra ma capace di grande emozione. Il tutto asciugando qualsiasi orpello ai pezzi più enfatici, vedi ‘Don’t le me be misunderstood’ o ‘Wish you were here’: solo con ‘Nights in white satin’ l’operazione risulta impossibile e così ci viene regalata una grande versione accompagnata da archi incalzanti.
I violini e anche i fiati – che aiutano a trasfigurare ‘Salt of the earth’ dagli Stones a Otis Redding – sono nel complesso in minoranza: nel resto del programma spicca l’ottima band che accompagna Bettye, con menzione speciale per la chitarra di Shane Fontane che ruberebbe spesso la scena, non fosse questa occupata da una voce difficile da dimenticare.

Marcello Fois: “Stirpe”

2 agosto 2010 di sonicreducer Nessun commento »

Guarda 'Stirpe' su aNobii Quando Michele Angelo Chironi perde finalmente la pazienza siamo ormai giunti a quattro quinti del romanzo. Novello Vanni Fucci, mostra le ficche al cielo e ne ha ben donde: sulla sua neonata stirpe si sono abbattute tante disgrazie da far sembrare la vicenda dei Malavoglia al più segnata da qualche contrattempo.
La nascita e le tribolazioni della famiglia Chironi occupano uno spazio di quasi sessant’anni, tra la fine dell’ottocento e la seconda guerra mondiale: l’amore nato improvviso fra due trovatelli, la forza di costruire un nuovo nucleo e quella di resistere a (quasi) tutte le disgrazie. Attorno a loro il mondo cambia, con il progresso che si insinua anche nella Barbagia selvaggia, mischiandosi – o, forse, solo sovrapponendosi – all’arcaica società contadina aiutato anche dall’irrompere di eventi lontani e incomprensibili.
Che tutto questo stia in un romanzo di neppure duecentocinquanta pagine che si fanno sfogliare voracemente potrebbe sorprendere, ma l’autore riesce nell’impresa prendendo spesso per mano il lettore e facendolo entrare nei più intimi segreti dei suoi sfortunati personaggi. Il tono colloquiale è spezzato di tanto in tanto da alcune pagine più complesse, che richiedono a chi sta leggendo una maggiore attenzione: accade quando l’elemento magico fa capolino nella storia, trasformando la Sardegna ventosa e ricca di umori – i profumi e gli odori caratterizzano molti luoghi della narrazione – in una terra incantata dove i legami, famigliari e non, diventano empatia e risonanza.

Eli ‘Paperboy’ Reed & The True Loves: “Roll with you”

25 luglio 2010 di sonicreducer Nessun commento »

(Q Division 2008)


Va bende, diciamo che Eli Husock è un fan di, facendo un nome fra i tanti, James Brown – in ‘The satisfier’ manca solo che si metta a strillare ‘ghiròppa’. Che significa? Anche a me piace Il Padrino del Soul, ma mica sono capace di scrivere ed interpretare un disco come questo, che sarà derivativo fin che vi pare, ma che trascina e appassiona dall’inizio alla fine.
Con l’aiuto di una band giovane di età ma di grande impatto e su cui brillano fiati a volte irresistibili, Eli ci accompagna in un intrigante giro di giostra fra rhythm’n.blues e soul: non è un disco perduto alla Stax nel ’67 – come da sorridente campagna di lancio – ma al confronto non sfigura di certo. Benché nativo del Massachussetts, il nostro insinua un tono sudista nel suo cantato (se no, che disco Stax sarebbe?) interrotto da improvvise grida e un accenno di falsetto alla Little Richard.
Sin dall’iniziale ‘Stake your claim’ ci si lascia volentieri coinvolgere da questi brani, ad esempio, e solo per citarne una, da una ‘Take my love with you’ di irresistibile appeal; di livello solo leggermente inferiore, forse a causa di una voce non adattissima, le ballate strappacuore (o altro?) disseminate qua e là,anche se fa piacere lasciarsi cullare dall’intensa atmosfera di una ‘(And I Just) Fooling myself’. Appena svanite le note dell’ossessiva ‘(Doin’ the) Boom boom’ viene voglia di rimettere dall’inizio questi trentacinque minuti di puro divertimento, e penso non ci sia merito migliore per un lavoro del genere.
Ah, già: Eli è bianco.

Arthur C. Clarke: “La sentinella”

24 luglio 2010 di sonicreducer Nessun commento »

Guarda 'La sentinella' su aNobii Fantascienza, non fantasy: il racconto del possibile su basi scientifiche, non le forzature alle leggi della fisica (vedi ‘Star trek’).
Clarke si premura di sottolineare il concetto in una delle prime fra le gustose presentazioni che introducono i racconti qui raccolti, testimonianza di oltre trent’anni di carriera (il libro risale alla prima metà degli anni ottanta) sempre ad altro livello. Tutte le storie riguardano l’esplorazione – o, quantomeno, l’avventura – spaziale e sono caratterizzati dall’attenzione per i dettagli e la descrizione dei fenomeni rappresentati.
Questo non significa che ci troviamo di fronte a pagine noiose, perché l’autore scrive con un tono tutto britannico vivacizzato spesso e volentieri da sorridenti schegge di humour. Clarke ha il gusto per il finale a effetto e lo dimostra subito nell’iniziale ‘Spedizione di soccorso’, idea giovanile che vede la stampa appena dopo la fine della seconda guerra mondiale: la raccolta si mantiene poi sullo stesso ottimo livello, con punte alte e qualche calo d’ispirazione.
Fra le prime, possiamo annoverare le strane scoperte di ‘Giove quinto’ e ‘Incontro con Medusa’ nonché la spaziopolitica de ‘L’angelo custode’ (che diverrà ‘Le guide del tramonto); i secondi si possono ravvisare invece nella leggerezza quasi inconsistente de ‘Il principe’ o in ‘Vento solare’ che patisce uno spunto iniziale non interessantissimo e trascinato in maniera eccessiva. Il vertice viene raggiunto con il racconto che intitola il libro e narra di una misteriosa scoperta lunare che sarà la base di un altro capolavoro: ‘2001: Odissea nello spazio’ di Stanley Kubrick.

Monticelli Jazz 2010

11 luglio 2010 di sonicreducer Nessun commento »

Cortile della Rocca di Monticelli d’Ongina, 15-21-25 giugno 2010.

‘I’m so lonesome I could cry’. Hank Williams non c’entra nulla e non sono neppure solo – ma il numero degli spettatori della seconda e della terza serata è nettamente inferiore a quello dei lettori cui si rivolge Manzoni – però un po’ il magone viene lo stesso. Strozzata da problemi di budget, la ventunesima (ripeto: ventunesima) edizione di Monticelli Jazz va in scena in modo dimesso, quasi senza disturbare. Assistiamo così al lento spegnersi di una manifestazione longeva e dal passato significativo, che andrebbe rilanciata magari con l’avvento di qualche mecenate (beh, sperare non costa nulla…): certo è che il supremo disinteresse della cittadinanza tutta non aiuta a immaginare un futuro roseo.
Per non farsi mancar nulla, la seconda serata dà dimostrazione di masochismo organizzativo: evitata questa volta la concomitanza con l’Italia ai Mondiali – forse perché quest’ultima gioca quasi sempre alle quattro del pomeriggio – spunta quella con una ‘serata creativa’ del Grest parrocchiale, rallegrata da canti di gruppo. Alla fine, l’organizzazione oratoriana accetta di farsi da parte, rinchiudendosi nel teatro della Rocca: sarebbe stato curioso vedere cosa sarebbe accaduto in caso di maltempo, con il concerto da trasferirsi nella stessa sala. ‘So what’? – potrebbe essere a questo punto il commento dello spazientito lettore e perciò passiamo alla musica. Continua a leggere: Monticelli Jazz 2010

Francesco Guccini: “Stanze di vita quotidiana”

1 luglio 2010 di sonicreducer Nessun commento »

(EMI 1974)


Se ogni artista ha un lavoro che considera un po’ la sua pecora nera, questo è quello di Guccini, che ne visse la faticosa lavorazione come un contrasto infinito con il produttore Pier Farri.
Compagno di viaggio fino a quel momento, Farri infila nel disco ogni sorta di strumento – oltre a quelli tradizionali, si possono sentire clavicembalo e marimba, xilofono e tablas, percussioni assortite e di certo altro che mi sono perso – esagerando il lodevole proposito di dare una veste sonora dinamica ai lunghissimi testi gucciniani.
I sei brani superano tutti i sei minuti eccetto uno, mentre la conclusiva ‘Canzone delle situazioni differenti’ trascina il suo dolente ‘diario di viaggio’ per oltre nove minuti: l’autore modenese è qui più cantastorie che cantautore, impegnato a raccontare un momento di passaggio tra due stagioni della sua esistenza. Il rimpianto per ciò che è stato e non sarà più è forte nella celeberrima ‘Canzone delle osterie di fuori porta’ e nel folk-rock della successiva ‘Canzone della triste rinuncia’, mentre ovunque si diffonde uno sguardo amaro sulla dura realtà della vita senza più le illusioni della giovinezza. Solo qualche sprazzo d’ironia – come nella ‘Canzone delle ragazze che se ne vanno’, accompagnata tra l’altro da una bella linea di chitarra – rischiara talvolta l’atmosfera in canzoni che non trasmettono certo allegria.
Che sia un disco difficile è testimoniato anche da alcune scelte musicali: l’alternanza di archi e momenti ritmici in ‘Canzone della vita quotidiana’ non cela le somiglianze con ‘Asia’ mentre la ‘Canzone per Piero’ sembra anticipare soluzioni che troveranno piena forma in ‘Eskimo’.

Adam Green: “Minor love”

27 giugno 2010 di sonicreducer Nessun commento »

(Rough trade 2010)


Visto da lontano, Adam Green potrebbe destare sospetti, con quella sua iperprolificità che lo ha portato a sfornare sei album prima dei trent’anni – senza stare a contare i lavori con i Moldy Peaches. L’ascolto di questo disco però fa immediatamente cambiare idea: quattordici canzoni in poco più di mezzora che paiono riassumere una bella fetta di storia del cantautorato (più o meno rock) a stelle e strisce.
Il primo nome a venire in mente, per atmosfera generale e anche per l’immagine di copertina, è Lou Reed, ma le ispirazioni sono millanta e comunque trattate con buona personalità. Oltre a suonare tutti gli strumenti, Green canta con bella voce da crooner alternando le atmosfere più intimiste o magari oscure a momenti più spensierati o grintosi.
E’ veramente difficile citare un brano piuttosto che un altro. Da una parte ci sono le ballate, come quelle che aprono – ‘Breaking locks’ – e chiudono il lavoro – ‘You blacken my stay’ – ma anche il tocco noir di ‘Boss inside’, che qualche debito con Leonard Cohen ce l’ha; dall’altra, l’accattivante incedere pop di ‘Give them a token’ e ‘What makes him act so bad’, più le improvvise deviazioni come le chitarre fuzz di ‘Oh shucks’ e il Beck sotto mentite spoglie di ‘Lockout’.
Come appare chiaro, la varietà non manca mentre il livello qualitativo rimane sempre alto a testimonianza di un momento creativo felice: si tratterà anche del disco della maturità, ma a patto che non si intenda il termine come sinonimo di pensosità o – peggio – immobilità.

Peter Eisner e Knut Royce: “The Italian letter”

24 giugno 2010 di sonicreducer Nessun commento »

Guarda 'The Italian Letter' su aNobii L’amministrazione Bush voleva ad ogni costo far la guerra all’Iraq. Nella disperata ricerca di pezze d’appoggio, gli statunitensi trovano una documentazione taroccata approntata da qualcuno al SISMI (definito più volte, e senza mezzi termini, la peggiore agenzia spionistica dell’Europa occidentale) in cui si parla di una vendita di uranio dal Niger al governo di Saddam e la sfruttano a dispetto della sua implausibilità e degli errori evidenti che contiene.
Con grande facilità, i servizi segreti degli Stati Uniti (un intrico stordente di uffici e sigle che uno non immaginerebbe mai) si piegano al volere dei referenti politici, fornendo solo le notizie che i guerrafondai vogliono sentirsi dire, e in questo sono spalleggiati dal governo britannico e dalla sua intelligence. Tutto sommato, una storia per sommi capi già conosciuta, ma fa impressione leggere come la volontà del potente di turno prevalga sul buonsenso di molti a dispetto anche del ridicolo o del discredito: la vera figura del cattivo qui la fanno il vicepresidente Cheney e il suo circolo di neo-conservatori.
Se il contenuto di questo libro è fondamentale per capire – o ricordare – come funzionano certi perversi meccanismi di potere, la forma non aiuta però il lettore. A parte la marea di sigle e di nomi che si ripetono con frequenza, anche la narrazione segue un percorso tortuoso, tornando più volte sugli stessi concetti o sugli stessi fatti fino a ripresentarli magari modificando pochi dettagli. A questo si aggiunge una lingua che risulta assai poco brillante, complice anche una traduzione che lascia molto a desiderare e infila alcuni svarioni madornali (impagabile ‘separare il grano dall’oglio’).
Infine, restano inevasi due interrogativi: perché una guerra all’Iraq (risposta facile: il petrolio) e perché e su input di chi il SISMI fabbrichi una tale patacca.