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Comincia bene l'avventura in campionato per la
squadra di Pioli. Il tecnico a fine gara dirà che non aveva
mai vinto all'esordio. Il Piacenza non vinceva in campionato dallo
scroso 29 marzo (Piacenza-Rimini 2-1). La firma del gol
vittoria è quella di un difensore, Abbate. Un film visto di
recente al "Garilli". Era successo, infatti, lo
scorso 8 marzo contro l'Avellino. Stessa porta, stessa testa,
stesso risultato. Perfetta la parabola su punizione dalla sinistra
di Guzman per la zuccata precisa di Abbate. Meglio i biancorossi
nel primo tempo vicini al gol anche con Guzman, Moscardelli e
Olivi. Nella ripresa ritmi calati con gli ospiti più brillanti e
vicini al pareggio con Oliveira, bravo Cassano a respingere
con i piedi, e con Pesoli che su punizione dal limite colpiva il
palo a portiere battuto. Piacenza che ha lottato con i denti
fino al 95 minuto, alla fine saranno sei gli ammoniti:
Abbate, Iorio, Olivi, Anaclerio, Avogadri e Nainggolan, ricevendo
il giusto tributo di applausi dai propri tifosi che hanno
incoraggiato i biancorossi per tutto l'arco della gara. Domenica
prima trasferta stagionale a Grosseto. E' già tempo di amarcord
per Pioli e il suo staff e per Graffiedi. |
Prima vola, poi soffre. Piacenza coi denti (www.liberta.it)
Buona la prima, come si dice, anche se per mettere nella tasca intrisa di sudore questi 3 punti, il Piace deve tirare fuori i denti, mettersi l’elmetto, navigare a vista in un mare passato dalla calma piatta a forza 3-4, anche 5. È bastato un modesto quarto d’ora d’intervallo, per cambiare la scenografia di una rappresentazione che sembrava destinata ad avere un solo interprete.
Ma non bisogna mica pensare di mangiare sempre caviale, ogni tanto ci si deve accontentare anche dello storione, e può essere già tanto. Vince il Piace, il Piace è grande. Partire con il piede giusto ha sempre la sua importanza, fa bene al morale, tonifica il cuore e la mente e mette nelle condizioni giuste per lavorare di lima su quello che ancora non funziona. Perché vedere una macchina perfetta alla prima di campionato sarebbe fuori luogo e per certi versi addirittura preoccupante.
Una domanda frulla nella testa: fui vera gloria quel primo tempo nel quale il Piacenza sembrava padrone della situazione, clamorosamente più concreto dell’avversario, tre passaggi e andiamo in porta? E fino a che punto ila maramaldeggiare biancorosso si è radicato invece nell’atteggiamento di una timidezza imbarazzante degli ospiti, autoannichiliti da un approccio mollissimo con la categoria? D’accordo, la B non è la C, ma suvvia…
La risposta è frutto dell’opinione personale. Eccola: Moscardelli e Graffiedi, anche se il primo ancora in bilico fra il colosso di marmo e il maglio perforante, hanno potenza che fa male, Guzman fraseggia a soggetto, Avogadri quando scioglie la briglia sa trovare il fondo e crossare con piede tutt’altro che rudimentale. E poi c’è Riccio, il capitano che scarica sul campo la gioia di essere rimasto e la liberazione della scelta ormai fatta: cuce, propone, tampona, va a cercare la fascia, fa pressing, giovandosi dello spostamento sul centro-sinistra della mediana. È lui il Vinavil biancorosso.
Il Cittadella sta a guardare, trema un paio di volte almeno, prima di lasciare Abbate a saltare alto e centrale a sovrastare Marchesan, per un’inzuccata con la palla che parte via come l’avesse colpita di piede. Vantaggio strameritato, soddisfazione sacrosanta per uno che vive un calcio di sudore e sacrificio, se capita palla o piede. La forza nelle gambe e nella testa.
Lì si potrebbe costruire l’inizio di una bella passeggiata di fine agosto, non fosse che il caldo opprime come una suocera invadente e non fosse che il Cittadella, scosso da quella pellaccia di Claudio Foscarini, decida che è ora di cominciare a giocare. Ecco allora che nel secondo tempo, emergono le qualità venete, sulle quali Pioli aveva messo in guardia (senza calcare la mano) e che avevano probabilmente indotto gli esterni della mediana biancorossa a stare molto, forse troppo sulle loro (soprattutto Anaclerio). Per inciso, è evidente che il Piace ha sempre fatto la fase difensiva a cinque e che comincia a commettere due errori: attaccare con troppi pochi uomini, pur avendo a disposizione buone opportunità di ripartenza, e allungarsi sul campo, smettere di cercare la manovra. Palloni sparacchiati via. E poi Moscardelli non ce la fa più ed esce e Pioli si dirotta sul 3-5-2. Effetti modesti, perché Rossi ha acceso il turbo e quando entra Oliveira, le tre punte (anziché le due più il trequartista De Gasperi, peraltro ampiamente deludente) fanno penare. Cassano deve fare parate non clamorose ma nemmeno facili e poi c’è quel palo interno colpito da Pesoli su punizione.
La gente biancorossa capisce il momento e sostiene la squadra. E questa è una bella chiosa di una giornata che, alla fine, va considerata ampiamente positiva.
Paolo Gentilotti
paolo.gentilotti@liberta.i
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